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Vicino pericoloso: che fare?

23 Luglio 2019
Vicino pericoloso: che fare?

Stalking condominiale: come difendersi dagli abusi del vicino di casa.

Se il tuo ex ti pedina, ti spaventa e ti costringe addirittura a cambiare strada pur di non incontrarlo puoi denunciarlo per stalking. Se si tratta, invece, di un vicino pericoloso, cosa fare? Si parla ugualmente di stalking, per la precisione di «stalking condominiale» e, nei casi più gravi, si va in carcere. Con una recente sentenza la Cassazione [1] ha, infatti, detto che, quando le condotte si sostanziano in minacce e tentativi di aggressione, tali da mettere a repentaglio la sicurezza della vittima, il giudice penale può disporre, prima ancora di emettere la sentenza, la custodia cautelare.

Ma quando si può parlare di un vicino pericoloso e quali sono le condizioni per procedere a una denuncia per stalking? Ecco tutto ciò che devi sapere sul punto.

Stalking condominiale: quando scatta?

Lo stalking è un reato particolare: consiste nella reiterazione di condotte di per sé illecite che, già da sole, potrebbero giustificare una condanna penale ma che, proprio perché ripetute, implicano una punizione più grave del singolo episodio. È proprio, infatti, l’elemento della ripetizione che costituisce quel disvalore in più: l’ossessività del colpevole implica un’ulteriore intimidazione della vittima che, in ragione di ciò, potrebbe essere costretta a cambiare le abitudini di vita o a temere per la propria incolumità.

Proprio per questo il Codice penale non descrive i comportamenti che fanno scattare lo stalking come normalmente avviene per qualsiasi altro reato. Ad esempio, il furto viene individuato come la condotta di chi sottrae un bene al legittimo proprietario; l’omicidio è il comportamento di chi toglie la vita a un’altra persona. Invece, lo stalking non viene definito come una specifica azione; può essere di qualsiasi natura e forma: l’importante è che essa procuri determinati effetti intidimidatori nella vittima.

In base all’articolo 612bis del Codice penale, lo stalking è compiuto da chi, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da:

  • cagionare un perdurante e grave stato di ansia e di paura;
  • oppure da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;
  • oppure da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Lo stalking viene, quindi, definito non sulla base della condotta, ma degli effetti che tale condotta ha sul soggetto passivo.

Secondo la Cassazione, per lo stalking bastano anche due sole condotte di minacce, molestie o lesioni, pur se commesse in un breve arco di tempo, purché procurino nella vittima una delle ripercussioni descritte sopra. Quindi, non è necessario che gli atti persecutori si manifestino in una prolungata serie temporale.

Inoltre, lo stalking può essere realizzato anche in modo graduale; non è quindi necessario che il colpevole abbia intenzione, sin dall’inizio, di realizzare la serie degli episodi criminosi che danno origine al reato di atti persecutori.

La norma tutela la piena libertà della vita dei cittadini nei confronti delle illecite pressioni e degli illeciti condizionamenti di terzi e sono previsti aumenti di pena se i fatti sono commessi: dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, nei confronti di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità, con l’uso di armi o da persona travisata.

Cosa fare contro il vicino pericoloso?

Se la condotta del vicino si sostanzia in un solo episodio non è pertanto possibile sporgere una denuncia per stalking. Si potrà procedere però per il reato integrato nel caso specifico: ad esempio la minaccia, la violenza privata, la diffamazione, la violazione del domicilio, il danneggiamento, ecc.

Se le condotte sono più di una – tanto da spaventare la vittima, portarla a temere per la propria incolumità o per quella dei propri cari, costringerla a modificare le proprie abitudini pur di evitare contatti con il responsabile – allora si può procedere a una denuncia per stalking condominiale. Devi recarti alla polizia, ai carabinieri oppure rivolgerti a un avvocato che depositi un atto di querela presso la Procura della Repubblica.

A questo punto, però, partono le indagini che possono durare dai sei mesi sino a un anno. E, in caso di avvio del procedimento, c’è tutta la causa. Durante tutto questo tempo, chi ti tutela? Secondo la Cassazione, il tribunale può emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Tale provvedimento, però, può essere giustificato solo nei casi di maggiore gravità.

In alternativa alla denuncia penale, puoi procedere con una segnalazione al questore che provvederà, previa una breve e informale istruttoria, ad ammonire il colpevole avvertendolo delle conseguenze cui va incontro se non cessa le condotte moleste.

Le conseguenze dell’ammonimento del questore, oltre a generare nel reo un effetto deterrente, sono:

  • possibile sospensione dell’autorizzazione per la detenzione di armi e munizioni o maggiore attenzione nel concedere tale licenza;
  • aumento della pena in caso di condanna per il reato di stalking;
  • procedibilità del reato d’ufficio: ciò vuol dire che, nel caso in cui il reo venga sorpreso a perseverare nell’illecito, non ci sarà più bisogno della querela della parte danneggiata, ma la pubblica autorità potrà procedere autonomamente alla denuncia presso la Procura della Repubblica.

In un’ottica ancora più blanda di reazione, la vittima può ancor prima procedere con una diffida scritta a firma del proprio avvocato.

Lo stalker condominiale va in carcere

L’importanza della sentenza della Cassazione appena richiamata sta nel riconoscimento della custodia cautelare in carcere come misura nei confronti degli imputati molestatori. La stessa va giustificata da una situazione di serio rischio (nel caso di specie l’imputato aveva compiuto anche atti incendiari e di danneggiamento degli immobili dei vicini, tali da determinare nel condominio un grave clima di intimidazione).


note

[1] Cass. sent. n. 28340/2019


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