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Lavorare e guadagnare durante e dopo il fallimento della ditta

10 Dicembre 2013 | Autore:
Lavorare e guadagnare durante e dopo il fallimento della ditta

Avevo una ditta individuale e sono fallito; la procedura è ancora in corso e volevo chiedervi se posso comunque aprire una nuova azienda per poter lavorare e vivere di qualche guadagno.

 

La legge consente all’imprenditore fallito di svolgere un’attività lavorativa già durante il fallimento, sia in forma subordinata (quindi come lavoratore dipendente) sia in forma autonoma. Ciò in accordo con la Costituzione italiana, che annovera il lavoro tra i diritti inviolabili [1].

La Corte di Cassazione [2] ha precisato che il fallito può persino avviare una nuova impresa commerciale (anche in forma societaria), autonoma e distinta da quella fallita, e compiere gli atti necessari alla sua gestione e amministrazione (come aprire conti correnti e stipulare contratti), purché, per far ciò, non sottragga beni o liquidità alla procedura fallimentare.

Il fallito, tuttavia, pur potendo esercitare un’impresa commerciale durante il fallimento, non può mai formarsi un proprio patrimonio ed è condannato ad essere nullatenente fino alla chiusura della procedura fallimentare: egli non può disporre degli incassi, che vengono automaticamente acquisiti dal fallimento. Ciò significa che il fallito può trattenere solo i proventi necessari al mantenimento proprio e della propria famiglia, mentre tutti i ricavi che eccedono tale limite sono acquisiti dal Curatore e destinati a soddisfare i creditori del fallimento.

Per via di tali limitazioni, avviare una nuova attività imprenditoriale sarà molto più difficile e, non potendo disporre del proprio patrimonio, bisognerà utilizzare forme alternative di finanziamento: più in particolare, si dovrà ricorrere al capitale di terze persone o a forme come il leasing e il credito commerciale per l’acquisto dei beni necessari.

L’imprenditore che utilizzi beni di cui non può disporre, danneggiando in tal modo i creditori, commette il reato di bancarotta fraudolenta [3], punito con la reclusione e con il divieto di esercitare attività commerciale per i dieci anni successivi.

Le restrizioni patrimoniali e personali a carico del fallito cessano automaticamente al termine della procedura fallimentare, con la pronuncia del decreto di chiusura del fallimento.


note

[1] Art. 4 Cost., co. 1: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

[2] Cass., sent. n. 9812 del 1.03.2006.

[3] Art. 216 l. f.

Autore foto: 123rf.com


2 Commenti

  1. Gentilissimi ,
    vorrei sapere se è possibile dare in affitto un ramo di azienda con un istanza di fallimento in atto ?

    Ringraziandovi
    Cordiali Saluti

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