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Limite contanti: vale per gli stranieri?

24 Luglio 2019 | Autore:
Limite contanti: vale per gli stranieri?

Pagamento in contanti di pacchetti turistici da parte di cittadini stranieri: la soglia da rispettare. Il limite massimo previsto per gli altri tipi di acquisti e le eventuali sanzioni.

Sei il titolare di un’agenzia di viaggi. Puoi farti pagare in contanti da un turista, un pacchetto comprensivo di alberghi e tour? Qual è la soglia entro la quale può avvenire il pagamento con denaro liquido? Ci sono delle modalità da rispettare?

Uno degli strumenti previsti dal legislatore italiano al fine di contrastare l’evasione fiscale ed il riciclaggio di denaro “sporco” proveniente da attività illecite, è rappresentato dal limite all’uso del contante. Più semplicemente si possono effettuare acquisti di beni e servizi spendendo denaro liquido entro la soglia massima di 3.000 euro. Superata detta soglia sono consentite solo operazioni tracciabili, cioè i pagamenti devono avvenire mediante strumenti dei quali rimane traccia come ad esempio gli assegni o i bonifici bancari o postali.

Considerato che tale previsione legislativa si applica a tutte le compravendite di prodotti e forniture effettuate nel nostro Paese da cittadini italiani, il limite dei contanti vale per gli stranieri? La risposta è affermativa in quanto la normativa che lo prevede è valida per tutti i pagamenti sia di beni sia di servizi, effettuati nel territorio della Repubblica anche da cittadini comunitari ed extra UE.

Tuttavia, per gli stranieri non residenti in Italia si applica una deroga al limite dell’uso del contante disposto per i nostri connazionali ma solo con riferimento agli acquisti effettuati per beni e servizi legati al turismo. In merito peraltro, la legge di bilancio 2019 [1] ha introdotto delle novità di rilievo. Infatti, pur non modificando la soglia di 3.000 euro prevista per la generalità dei casi, ha esteso la deroga già disposta per gli stranieri nel caso di operazioni con commercianti e con agenzie di viaggio. Inoltre, ha mutato i soggetti ai quali si applica la deroga stessa per cui oltre ai cittadini extracomunitari, potranno ora pagare con denaro contante fino a 15.000 euro anche i cittadini dei Paesi membri dell’Unione Europea.

Com’è cambiato il limite dell’uso del contante per gli stranieri

Il limite all’uso del denaro contante per gli stranieri è, quindi, diventato ancora più flessibile per effetto di uno degli emendamenti alla legge di bilancio 2019. Tuttavia, se si esamina la disciplina normativa della materia, si fa presto ad accorgersi come questo limite sia stato altalenante nel corso del tempo. Ha, infatti, subìto più di una oscillazione sia in aumento sia in diminuzione.

Nel 2012, il legislatore italiano con il così detto decreto “Semplificazioni”, aveva introdotto una deroga alle norme sulla limitazione di contante – che al tempo era di 1.000 euro -, per gli acquisti effettuati da cittadini extra UE presso commercianti al minuto ed agenzie di viaggio. La soglia massima per i pagamenti effettuati in Italia dagli stranieri non comunitari per acquisti legati al settore del turismo, era stata portata a 15.000 euro.

Successivamente, detto limite era sceso a 10.000 euro con la direttiva europea contro il riciclaggio [2].

La Legge di bilancio 2019 ha innalzato il limite dell’uso dei contanti per gli stranieri, portandolo nuovamente a 15.000 euro mentre ha lasciato invariato quello di 3.000 euro per tutti gli altri casi, così come stabilito nel 2016 [3].

A chi si applica la deroga al limite dei 3.000 euro

Le specifiche categorie di esercizi commerciali e prestazioni ai quali si applica il limite dei 15.000 euro per l’utilizzo del contante, sono identificate da un D. P. R. del 1972 [4].

Più precisamente, si tratta di:

  • commercianti al minuto autorizzati in locali aperti al pubblico, in spacci interni, mediante apparecchi di distribuzione automatica, per corrispondenza, a domicilio o in forma ambulante;
  • prestazioni alberghiere e somministrazioni di alimenti e bevande effettuate dai pubblici esercizi, nelle mense aziendali o mediante apparecchi di distribuzione automatica;
  • prestazioni di trasporto di persone nonché di veicoli e bagagli al seguito;
  • prestazioni di servizi rese nell’esercizio di imprese in locali aperti al pubblico, in forma ambulante o nell’abitazione dei clienti;
  • prestazioni di custodia e amministrazione di titoli e per gli altri servizi resi da aziende o istituti di credito e da società finanziarie o fiduciarie;
  • determinate operazioni esentate dall’Iva [5],  tra cui la prestazione di servizi connessi alla concessione, gestione e negoziazione di crediti, operazioni di assicurazione, relative a valute e a strumenti finanziari;
  • attività di organizzazione di escursioni, visite della città, giri turistici ed eventi similari, effettuata dalle agenzie di viaggi e turismo;
  • prestazioni di servizi di telecomunicazione, di servizi di teleradiodiffusione e di servizi elettronici resi a committenti che agiscono al di fuori dell’esercizio d’impresa, arte o professione.

Quali le modalità per derogare al limite ordinario dell’uso del contante

Per potere derogare al limite ordinario dell’uso del contante è necessario compiere degli adempimenti specifici.

Innanzitutto, coloro che intendono aderire alla disciplina, devono inviare telematicamente, un’apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate. A tal fine, va adoperato l’apposito modello i cui termini e modalità sono stati stabiliti con provvedimento direttoriale del 23.03.2012 [6].  Nella comunicazione, occorre indicare il conto che il cedente il bene o il prestatore del servizio, nella specie il commerciante o l’agenzia di viaggi e turismo, intende utilizzare.

Inoltre, tali soggetti:

  • al momento dell’effettuazione dell’operazione, devono acquisire la fotocopia del passaporto del cessionario o del committente, ovvero dello straniero che effettua l’acquisto, oltre ad un’autocertificazione di quest’ultimo che attesta che non è cittadino italiano e che risiede fuori dal nostro Paese;
  • nel primo giorno feriale successivo a quello dell’operazione devono versare il denaro contante incassato in un proprio conto corrente intestato presso un operatore finanziario, consegnando a quest’ultimo copia della ricevuta inviata all’Agenzia delle Entrate.

Sarà lo stesso istituto di credito al momento dell’incasso, a richiedere la provenienza del denaro facendo firmare a sua volta un apposito modulo sull’antiriciclaggio.

In cosa consiste il limite ordinario all’uso del contante

Fatti salvi gli acquisti di beni e servizi legati al turismo effettuati in Italia da stranieri, in tutti gli altri casi di pagamenti di prodotti e forniture, si applica il limite ordinario all’uso del contante, stabilito in 3.000 euro. Detto limite è valido sia per i cittadini italiani sia per quelli comunitari ed extracomunitari.

L’obiettivo perseguito dal legislatore italiano è quello di favorire la tracciabilità dei pagamenti perciò ha introdotto il divieto di trasferimenti anche frazionati di contante, di libretti di deposito bancario/postali al portatore o di titoli in euro o in valuta straniera.

Il divieto non si applica nel caso in cui i trasferimenti avvengono tramite banche, istituti di moneta elettronica e Poste italiane spa.

Inoltre, sono stati previsti requisiti specifici per gli assegni sia bancari sia postali, per quelli circolari e per i vaglia postali, cambiari e della Banca d’Italia, di importo pari o superiore a 1.000 euro.

Più precisamente detti titoli devono riportare l’indicazione del beneficiario e la clausola “non trasferibile” oltre a data e luogo di emissione, importo e firma. I libretti di deposito al portatore devono essere estinti oppure il loro saldo deve essere ridotto al di sotto della soglia consentita.

Dall’introduzione del limite dei 3.000 euro consegue che:

  • fino a 2.999,99 euro è possibile pagare in contanti;
  • da 3.000 euro in su i pagamenti devono avvenire mediante strumenti tracciabili come ad esempio carta di credito o bonifico.

Come comportarsi nel caso di pagamenti rateali

La normativa prevede regole ben precise in merito alle c.d. “operazioni frazionate”, ovvero a quei versamenti singoli inferiori ai 3.000 euro, ma di entità maggiore se si sommano i diversi pagamenti effettati in un arco di tempo dilazionato.

Nello specifico, se la somma complessiva da versare è uguale o superiore ai 3 mila euro, si può frazionare il totale e pagare in contanti solo se:

  • l’importo di ciascuna rata è inferiore a 3 mila euro;
  • il piano di rateizzazione è specificatamente descritto nel contratto con l’indicazione dell’importo delle singole rate da pagare e dell’ammontare totale.

Non è possibile effettuare pagamenti in contanti ad uno stesso soggetto e nella stessa giornata, di importo pari o superiore a 3.000 euro tranne che si tratti di operazioni economiche che si prestano – fisiologicamente – a tale tipo di pagamento come ad esempio le spese per cure odontoiatriche.

Qual è il regime sanzionatorio previsto per la violazione del divieto

La violazione del divieto all’uso del denaro contante è punita con l’applicazione di sanzioni assai salate. Dette sanzioni vengono comminate sia ai soggetti coinvolti direttamente nello scambio di denaro, sia ai professionisti che, resisi conto dell’infrazione, non la segnalino (si pensi ad esempio a un dottore commercialista il quale è obbligato a segnalare eventuali operazioni sospette effettuate da un proprio cliente).

La legge prevede che in caso di pagamenti in contanti [7]:

  • compresi tra i 3.000 e i 250.000 euro, la sanzione va dai 3.000 ai 50.000 euro (in base alla gravità dell’infrazione commessa) e per i professionisti che non segnalano va dai 3.000 euro ai 15.000 euro;
  • superiori ai 250.000 euro, la sanzione va dai 15.000 euro ai 250.000 euro (in base alla gravità dell’infrazione commessa) e per i professionisti che non segnalano va dai 3.000 euro ai 15.000 euro.

Le sanzioni sono commisurate all’effettivo importo della violazione commessa.

Quali le nuove regole sulla gestione dei contanti

La Banca di Italia con un provvedimento del 5 giugno 2019 ha dettato nuove disposizioni per le attività di gestione del contante da parte degli istituti di credito e degli altri operatori professionali. Tali attività, si stabilisce nel provvedimento, sono dirette a preservare l’integrità e lo stato di conservazione delle banconote mediante controlli di autenticità e di idoneità. Vengono definite anche le procedure che i gestori (ad esempio le banche e gli intermediari finanziari) devono adottare nelle differenti fasi del processo di trattamento del contante nonché le sanzioni applicabili nei casi di violazione. In parole più semplici sono state introdotte nuove segnalazioni per le operazioni sospette al fine di aumentare il controllo e il monitoraggio della circolazione del contante e delle diverse attività.

La nuova disciplina si applica anche ai commercianti e alle case da gioco laddove operino tramite distributori automatici di contante. Vi rientrano ad esempio le Poste, gli istituti di moneta elettronica o quelli di pagamento che gestiscono contante e non solo istituti finanziari. Anche i cambi valute dovranno segnalare eventuali banconote false.

In caso di inosservanza delle norme, la Banca d’Italia applica una sanzione amministrativa da 5.000 a 50.000 euro.


note

[1] L. n. 145/2018.

[2] Art 3 co. 1 D.L. n. 90 del 25.05.2017.

[3] L. n. 208/2015.

[4] Artt. 22 e 74 – ter del D.P.R. n. 633 del 1972.

[5] Art. 10 del Dpr n. 633/1972.

[6] Direttiva Agenzia delle Entrare del 23.03.2012.

[7] D. Lgs.  n. 90/2017.


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