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Invalidità per troppo lavoro

24 Luglio 2019 | Autore:
Invalidità per troppo lavoro

Stress ed esaurimento danno diritto all’invalidità? Ci sono delle percentuali Inps per danni da eccessiva attività? E si può stare a casa in malattia?

Quante volte hai sentito la frase: «Non bisogna farci del lavoro una malattia»? Eppure, c’è chi, da stakanovista nato, non vede l’ora di cominciare la mattina la propria attività ma non vede nemmeno quella a cui finirà la sera. Un po’ perché oberato di compiti da svolgere, un po’ perché non è capace di dire di no e si trova a dover portare avanti un carico eccessivo. Finisce che, davvero, ci fa una malattia. Prima o poi, il suo corpo dirà «basta» e lo costringerà a fermarsi, perché la salute lo sta abbandonando. Ma si può avere l’invalidità per troppo lavoro?

In realtà, il troppo lavoro, così come lo stress da lavoro correlato, non è in sé una patologia che possa dare diritto ad un’invalidità. Lo possono essere, però, le malattie che si presentano come conseguenza dell’eccessiva pressione che si vive a causa del lavoro, questo sì. Soprattutto se si oltrepassa il limite e si sconfina nella sindrome da burnout, cioè nell’esaurimento nervoso che provoca attacchi di panico, disturbi psicosomatici e tanti altri problemi.

Come al solito, però, ad ogni patologia viene attribuita una percentuale di riduzione della capacità lavorativa. Significa che, in base alla malattia, l’invalidità per troppo lavoro può essere o non essere riconosciuta. Bisogna vedere (ed è quello che faremo tra poco) che cosa dicono le tabelle ministeriali che contengono patologie e percentuali.

Molto dipende anche dal criterio del medico curante. Nel senso che può ravvisare delle condizioni tali per cui il lavoratore può avere diritto ad assentarsi per malattia. Ovviamente sarà necessario un certificato, mentre il dipendente potrebbe non essere tenuto a rispettare le fasce orarie in cui sono previste le visite fiscali.

Ma partiamo dall’inizio e vediamo quando si può avere l’invalidità per troppo lavoro e quali agevolazioni si possono ottenere quando la dedizione alla propria attività si trasforma in malattia.

Il troppo lavoro dà diritto all’invalidità?

Come abbiamo avuto modo di accennare, di per sé lo stress da troppo lavoro non è una patologia e, pertanto, non è prevista una percentuale di riduzione della capacità lavorativa (o di invalidità che dir si voglia) alla voce «stress». Quello che, purtroppo, può succedere è che l’eccesso di un carico lavorativo diventi una vera e propria malattia con tanto di danni fisici o psicologici. È qui che entra in gioco l’Inail per riconoscere tali patologie come malattie professionali.

Raramente, ma succede anche questo, il lavoratore stressato ha ottenuto una percentuale di inabilità, quando è stato in grado di dimostrare il rapporto causa-effetto tra il troppo lavoro e la malattia sopraggiunta.

La depressione per troppo lavoro dà diritto all’invalidità?

Passare una vita vedendo davanti agli occhi la tastiera e lo schermo di un computer e poco più, cioè il troppo lavoro, può sfociare facilmente nella depressione. Più ore si dedicano all’attività lavorativa e meno tempo si passa con famiglia e amici. Si tende all’isolamento, la vita sociale scompare e, prima o poi, tutto questo passa un conto salato a livello fisico e psicologico.

Se, come detto, lo stress da troppo lavoro non dà diritto di per sé all’invalidità, ci sono delle percentuali previste in caso di depressione. Il che (attenzione) non vuol dire avere automaticamente diritto a qualche agevolazione. Ci sono, infatti, degli scaglioni sotto i quali non si viene nemmeno considerati invalidi (precisamente sotto il 33%) oppure si ha diritto solo al collocamento mirato o ad aiuti e protesi.

Poiché la depressione (anche quella derivata dal troppo lavoro) è considerata una malattia invalidante, in base alla gravità della patologia vengono riconosciute le seguenti percentuali:

  • sindrome depressiva endoreattiva lieve: 10%;
  • sindrome depressiva endoreattiva media: 25%;
  • sindrome depressiva endoreattiva grave: dal 31% al 40%;
  • sindrome depressiva endogena lieve: 30%;
  • sindrome depressiva endogena media: dal 41% al 50%;
  • sindrome depressiva endogena grave: dal 71% all’80%;
  • nevrosi fobico ossessiva e/o ipocondriaca di media entità: dal 21% al 30%;
  • nevrosi fobico ossessiva lieve: 15%;
  • nevrosi fobico ossessiva grave: dal 41% al 50%;
  • nevrosi ansiosa: 15%;
  • psicosi ossessiva: dal 71% all’80%.

Quali altre malattie per troppo lavoro danno diritto all’invalidità?

In generale, quando si chiede l’invalidità lo si fa perché si ha una riduzione della capacità lavorativa provocata da una malattia, indipendentemente dalle cause che l’hanno provocata. Quindi, che si tratti di troppo lavoro o di un fattore genetico o acquisito nel tempo per altri motivi, si può chiedere l’invalidità, ad esempio, per una colite nervosa, per un problema cardiaco o per un’ulcera intestinale derivati anche dallo stress da lavoro.

Come detto in precedenza, in base allo stadio o alla gravità della malattia è possibile ottenere una percentuale piuttosto che un’altra.

Troppo lavoro: a che cosa dà diritto l’invalidità?

Se il troppo lavoro ha causato una malattia che rientra nelle tabelle Inps delle patologie invalidanti, occorrerà vedere la percentuale di riduzione della capacità lavorativa. In base a queste percentuali, si avrà diritto a determinate prestazioni. In particolare:

  • l’invalidità viene riconosciuta solo a partire dal 33% di riduzione della capacità lavorativa. Da quella soglia e fino al 44% si ha diritto ad avere gratuitamente protesi ed ausili;
  • dal 45% è possibile essere inseriti nelle liste delle categorie protette presso i Centri per l’impiego in modo tale da accedere ad un lavoro consono con le proprie capacità;
  • dal 50% in poi si possono ottenere dei congedi per cure mediche, sempre che tale diritto sia contenuto nel contratto nazionale di categoria;
  • dal 66% di invalidità si beneficia dell’esenzione dal pagamento del ticket sanitario per visite mediche ed esami;
  • il 74% dà diritto all’assegno mensile di invalidità, il cui importo varia a seconda del proprio reddito personale;
  • con il 100% è possibile ottenere due prestazioni: la pensione di inabilità, il cui importo varia a seconda di eventuali rendite o se il soggetto è ricoverato in una struttura sanitaria pubblica (in questo caso, l’assegno si dimezza). La seconda prestazione è l’indennità di accompagnamento, nel caso in cui ci sia l’impossibilità di deambulazione e di compiere gli atti quotidiani della vita.

Per quanto riguarda l’assegno di invalidità (quello riconosciuto con almeno il 74% di riduzione dell’attività lavorativa) viene erogato solo se ci sono cinque anni di contribuzione di cui almeno tre anni nell’ultimo quinquennio.

Troppo lavoro: quando c’è diritto ad assenze per malattia?

Nel momento in cui il troppo lavoro causa una patologia fisica o psichica e se il medico curante lo ritiene opportuno, il lavoratore ha diritto ad effettuare delle assenze per malattia. Dovrà, però, munirsi di certificato da inviare telematicamente all’Inps entro il giorno successivo dal verificarsi della patologia. Inoltre, deve preavvertire il datore di lavoro, il quale deve ricevere il numero di protocollo telematico del certificato.

Troppo lavoro: è prevista la visita fiscale durante la malattia?

Il fatto di essere in malattia per esaurimento da troppo lavoro non vuol dire che non sia prevista la visita fiscale. Il lavoratore, pertanto, deve essere reperibile a casa:

  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 se è un dipendente privato;
  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 se è un dipendente pubblico.

Tali orari vanno rispettati anche sabato, domenica e festivi.

Tuttavia, depressione ed esaurimento da troppo lavoro, a differenza di altre patologie, possono consigliare di passare più ore all’aperto che non chiusi in casa. Come stabilito dalla Cassazione [1], andare a farsi un giro al parco o sul lungolago non è sanzionabile quando il lavoratore dimostra, con documentazione sanitaria in mano, che l’attività all’aperto giova alla sua salute e può, addirittura, accelerare la guarigione.

note

[1] Cass. sent. n. 21621/2010 del 21.10.2010.

Autore immagine: Pixabay.com


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