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Chi sono i contribuenti a rischio

24 Luglio 2019
Chi sono i contribuenti a rischio

Accertamenti fiscali: chi rischia di più in caso di controllo? Tutti gli strumenti usati dall’Agenzia delle Entrate per stanare le evasioni.

Chi rischia di più un accertamento fiscale: un pensionato o un imprenditore? Un lavoratore con un regolare contratto di dipendente o un libero professionista? In termini generali, tutti i contribuenti sono passibili di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Controlli che ora sono resi più agevoli e immediati grazie ai software e alle banche dati telematiche, in grado di rivelare subito le anomalie. Così, anche un disoccupato che risulti intestatario di una casa apparirà al fisco come un soggetto da accertare.

Se volessimo quindi rispondere, in modo secco, alla domanda «chi sono i contribuenti a rischio?» dovremmo dire «tutti». Nella prassi però ci sono soggetti che rischiano di più e altri che rischiano di meno. Difatti l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, con cadenza annuale, individuano le linee guida per la scelta delle categorie di contribuenti da sottoporre a controllo e stilano apposite «liste selettive». Le liste selettive non sono altro che categorie generali di soggetti che presentano un rischio maggiore di evasione. Il controllo si focalizza in modo differente sulle diverse macro tipologie di contribuenti (grandi contribuenti, medie imprese, imprese minori e lavoratori autonomi, enti non commerciali e persone fisiche) e utilizza metodologie di intervento differenziate.

Prima, però, di entrare nel vivo del discorso e spiegare chi sono i contribuenti a rischio dobbiamo illustrare quali sono gli strumenti con cui il fisco verifica l’affidabilità e le anomalie delle dichiarazioni dei redditi, in che modo effettua i controlli e quali sistemi di raffronto possiede. Ma procediamo con ordine.

Gli strumenti di controllo dell’Agenzia delle Entrate

Abbiamo esordito dicendo che tutti i contribuenti sono a rischio di accertamenti e controlli. Questo perché l’Agenzia delle Entrate dispone di alcuni strumenti informatici di verifica che vengono applicati alla generalità dei cittadini.

Il primo di questi è sicuramente il Redditometro. Si tratta di un software in grado di calcolare le spese sostenute dal contribuente in un anno, mettendole a raffronto con il reddito dichiarato. Se le prime superano di oltre il 20% il reddito, scatta la procedura di controllo: il contribuente viene chiamato presso l’ufficio a spiegare come si è procurato la disponibilità del denaro che gli ha consentito un tenore di vita più elevato delle sue possibilità. Le giustificazioni devono essere fondate su prova scritta con data certa (ad esempio un bonifico ricevuto dal padre o una serie di assegni a titolo di donazione, per vincite al gioco o risarcimento del danno). Leggi sul punto: Come difendersi dal redditometro. Se la risposta del contribuente non risulta soddisfacente o questi non si presenta al confronto viene notificato l’accertamento vero e proprio e il recupero a tassazione delle imposte evase.

Il secondo strumento del fisco in grado di rivelare l’evasione è il Risparmiometro, un sofisticato software, varato proprio di recente, in grado a individuare la misura dei risparmi detenuta in banca. Se dal conto corrente non è mai uscito denaro e non si registrano prelievi è verosimile che il contribuente abbia vissuto con altri redditi percepiti da canali “non ufficiali”. In questo modo, il Risparmiometro è in grado di verificare la presenza di nero.

Il terzo strumento usato dall’Agenzia delle Entrate sono le banche dati provenienti da amministrazioni e banche. Grazie all’Anagrafe tributaria l’ufficio delle imposte è in grado di sapere tutti i redditi, i benefici e le pensioni ricevute dal contribuente. Invece con l’Archivio dei rapporti finanziari (anche detto Anagrafe dei conti correnti), il fisco può conoscere tutti i conti correnti intestati a un soggetto, il deposito presente a fine anno, la lista dei movimenti in entrata (bonifici, versamenti) e in uscita (prelievi). Qui soccorre la cosiddetta «presunzione di reddito» sancita dal Testo Unico imposte sui redditi: tutti gli accrediti risultanti sul conto che non hanno una corrispondente voce in dichiarazione dei redditi (ossia che non sono stati dichiarati) si considerano frutto di compensi. Il che significa che vanno tassati, a meno che il correntista dimostri che provengono da fonti esenti (donazioni, risarcimenti) o già tassate (vincite). Così, se sul conto corrente appare un bonifico che non è stato indicato in dichiarazione, questo si presume automaticamente frutto di un reddito tassabile.

Ci sono poi i più recenti Isa, le cosiddette «pagelle fiscali» per professionisti e imprese che valutano l’affidabilità del contribuente e che riescono così a selezionare i soggetti a maggior rischio evasione. Gli Isa hanno sostituito i vecchi studi di settore.

Ci sono poi i controlli automatizzati che sono quelli rivolti direttamente alle dichiarazioni dei redditi, in grado di rilevare errori sostanziali o formali.

Infine, ci sono i controlli incrociati e le eventuali segnalazioni non anonime, da chiunque effettuate e incluse quelle relative all’obbligo di emissione della ricevuta o dello scontrino fiscale o del documento certificativo dei corrispettivi.

Alla luce di questo elenco, è facile comprendere come i controlli fiscali siano rivolti, in linea generale, sia ai grandi che ai piccoli contribuenti. Di solito, i controlli eseguiti nei confronti dei grandi contribuenti hanno l’obiettivo di contrastare l’evasione e vengono eseguiti tramite riscontro diretto dei dati dichiarati, specialmente attraverso verifiche presso il contribuente o accertamenti bancari. I controlli eseguiti nei confronti degli altri contribuenti, invece, si sviluppano attraverso metodologie di carattere matematico-statistico (es. indici sintetici di affidabilità fiscale).

Contribuenti con priorità 

I grandi contribuenti sono sicuramente quelli che vengono maggiormente attenzionati. Sono imprese con volume d’affari o ricavi non inferiori a € 150 milioni. Per esse viene previsto il tutoraggio. Si tratta di un’attività di monitoraggio dei comportamenti adottati. Il risultato dell’attività di monitoraggio costituisce la scheda di analisi del rischio.

L’Agenzia Entrate dà, comunque, priorità agli accertamenti nei confronti di quei contribuenti per i quali:

  • è richiesto un supplemento di attività istruttoria (es. per la presenza di segnalazioni di operazioni potenzialmente elusive, di costi per operazioni con Paradisi fiscali);
  • si ipotizzano imponibili non dichiarati di importo superiore a € 50 milioni;
  • si evidenziano situazioni di rischio in relazione alla tutela del credito erariale (es. per erogazione di rimborsi, decadenza di polizze fideiussorie, situazioni debitorie di particolare entità).

Imprese minori e lavoratori autonomi

Per le piccole e medie imprese è prevista un’analisi del rischio effettuata sulla base di alcuni elementi indice come:

  • presenza di crediti Iva costanti nel tempo o crescita anomala di crediti utilizzati in compensazione o chiesti a rimborso;
  • livello dei redditi dichiarati negli anni costantemente bassi a fronte di ricavi in crescita;
  • presenza di perdite fiscali per più annualità dell’eventuale esistenza di situazioni apparentemente antieconomiche;
  • presenza di indicatori gestionali incoerenti relativi al lavoro (produttività per addetto, resa oraria, ecc.) o al magazzino (rotazione);
  • effettuazione di operazioni Iva non dichiarate.

Per le piccole imprese, artisti e professionisti ci sono i già citati Isa, ossia gli Indici sintetici di affidabilità fiscale. Si tratta di una sorta di pagelle che costituiscono anche un mezzo diretto di accertamento; servono ad esprimere, su una scala da 1 a 10, il grado di affidabilità fiscale riconosciuto a ciascun contribuente, cui conseguono determinati benefici.

Ai lavoratori autonomi si applicano le regole valide per le imprese minori. Nei loro confronti la tecnica privilegiata di accertamento è costituita dalle indagini finanziarie per la ricostruzione presuntiva dell’effettiva misura dei compensi percepiti ossia i controlli sui conti correnti bancari.

Persone fisiche

Come detto, nessuno si salva dai controlli fiscali. Nei confronti delle persone fisiche le verifiche avvengono sulla base di particolari strumenti quali:

  • controlli automatizzati e formali delle dichiarazioni;
  • accertamenti parziali automatizzati (soprattutto in relazione a redditi di lavoro dipendente, di fabbricati e di capitale);
  • accertamenti sintetici (attraverso l’analisi degli elenchi dei possessori di beni di lusso in leasing, delle auto di lusso, di particolari incrementi patrimoniali);
  • verifica degli eventuali trasferimenti fittizi della residenza fiscale in Paradisi fiscali.

Le liste selettive dei contribuenti a rischio

Nelle liste selettive – ossia gli elenchi dei contribuenti più a rischio evasione – vi può finire chiunque: dal pensionato all’imprenditore, dal lavoratore dipendente al professionista. Le liste selettive infatti vengono stilate dividendo le varie categorie di contribuenti e, per ognuna di essa, individuando criteri differenti di selezione.

L’Agenzia delle Entrate, di solito, crea liste selettive fra i contribuenti che risultano non in linea con i risultati di tutti gli strumenti di controllo che abbiamo appena elencato. D’altra parte, è previsto un trattamento di favore nei confronti dei soggetti in linea con i risultati degli studi di settore e dei parametri.

Lo strumento più utile in tal senso è l’Anagrafe dei conti correnti: grazie ad esso l’ufficio delle imposte è in grado di sapere il flusso monetario che entra ed esce dal portafoglio di un contribuente. In questo modo è molto più semplice selezionare i soggetti con anomalie finanziarie.

Infatti, le banche sono obbligate a comunicare periodicamente all’anagrafe tributaria (di cui l’archivio dei rapporti finanziari costituisce una sezione): i saldi e le movimentazioni sui conti correnti, cassette di sicurezza, titoli e ogni altro contratto bancario. Ogni informazione relativa ai predetti rapporti necessaria ai fini dei controlli fiscali.

Tramite l’elaborazione dei dati ricevuti, l’Agenzia delle Entrate individua eventuali anomalie finanziarie come, ad esempio, operazioni non coerenti rispetto al profilo economico-finanziario dell’intestatario, l’utilizzo di particolari mezzi o modalità di pagamento o, ancora, il frequente utilizzo di operazioni fuori conto.

note

Autore immagine: 123rf com


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