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Rinuncia all’eredità per debiti dell’erede

24 Luglio 2019
Rinuncia all’eredità per debiti dell’erede

La tutela dei creditori dell’erede in caso di rinuncia all’eredità determinata dalla necessità di non far pignorare i beni del defunto. 

Spesso, si ritiene che dietro una rinuncia all’eredità vi sia il timore di dover rispondere dei numerosi debiti lasciati dal defunto. Non si pensa però che, a volte, si può verificare anche una rinuncia all’eredità per debiti dell’erede. Di cosa si tratta? Perché mai i debiti dell’erede dovrebbero spingere quest’ultimo a rinunciare alla propria quota sui beni di proprietà dei genitori a cui è particolarmente legato? Cosa rischia chi, allo scopo di raggirare i propri creditori ed evitare un pignoramento, si accorda con gli altri eredi? Di tanto parleremo qui di seguito.

Partendo da un esempio pratico, ti spiegheremo qual è la tutela dei creditori che il nostro Codice civile predispone in caso di rinuncia all’eredità per debiti dell’erede e quando quest’ultimo può dirsi definitivamente al sicuro da eventuali azioni esecutive.

Cos’è la rinuncia all’eredità?

Non è con la morte di un parente che si diventa suoi eredi, ma solo con l’accettazione dell’eredità, accettazione che può essere sia in forma espressa (con dichiarazione dinanzi a un pubblico ufficiale come il notaio) che tacita, ossia tramite un comportamento che denota la volontà di accettare (si pensi a chi preleva i soldi dal conto corrente del defunto per impossessarsene o ne vende l’auto a terzi).

Con la rinuncia all’eredità, che può essere fatta entro 10 anni dall’apertura della successione, non si è eredi. Quindi, da un lato non si ottiene alcun bene della successione (salvo eventualmente la pensione di reversibilità) e, dall’altro lato, non si è tenuti a pagare alcun debito eventualmente lasciato dal defunto.

Chi è nel possesso dei beni del defunto (si pensi al figlio convivente) è tenuto a fare la rinuncia molto prima di 10 anni: in particolare, entro 4 mesi dalla morte deve fare l’inventario dei beni in suo possesso e, nei successivi 30 giorni, deve dichiarare se intende accettare o rinunciare all’eredità. Se non compie uno di tali atti, diventa erede puro e semplice.

La rinuncia all’eredità è un atto facoltativo che può essere revocato entro lo stesso termine di accettazione dell’eredità (ossia 10 anni) e sempre che non sia già intervenuta la divisione della successione.

Perché la rinuncia all’eredità?

Quando si ha il timore che i debiti lasciati dal defunto siano troppo elevati e sproporzionati rispetto ai beni del suo patrimonio, con la rinuncia all’eredità gli eredi evitano di risponderne. Non rischiano, cioè, alcun pignoramento. I creditori infatti possono aggredire unicamente coloro che hanno accettato l’eredità (e comunque solo dopo tale atto di accettazione).

Tuttavia è possibile anche la rinuncia all’eredità per debiti dell’erede. Per comprendere meglio questa situazione facciamo un esempio.

Mario lascia due figli, Antonio e Giovanni. Giovanni è pieno di debiti fino al collo ma siccome non ha nulla intestato non teme alcuna conseguenza. Quando però si apre la successione del padre, Giovanni potrebbe diventare erede di una casa. Casa che certamente i suoi creditori non faticheranno a pignorargli, così appropriandosi di un bene di famiglia che Mario aveva amorevolmente custodito per riservare ai propri figli. Così Giovanni, per frodare i suoi creditori, si accorda con il fratello Antonio: egli rinuncerà all’eredità, evitando così che i suoi creditori potranno ipotecare e mettere all’asta la casa paterna ma, nello stesso tempo, Antonio – che formalmente diverrà erede unico – accorda a Giovanni la possibilità di utilizzare l’immobile che altrimenti sarebbe stato suo. Così i due firmano un contratto di comodato gratuito. I creditori di Giovanni, non trovando ancora beni di sua proprietà, resteranno un’altra volta con le tasche vuote.

La rinuncia da parte del chiamato all’eredità può, quindi, danneggiare i suoi creditori (visto che questi ultimi potrebbero soddisfarsi proprio sull’eredità quando questa presenti un attivo).

Rinuncia all’eredità per debiti dell’erede: quali conseguenze

Chiaramente, la legge non poteva lasciare le cose così e consentire agli eredi di accordarsi per fregare i creditori, seppur per un nobile intento, quello cioè di preservare il patrimonio dei propri cari. Così il Codice civile prevede la possibilità di impugnazione della rinuncia all’eredità da parte dei creditori dell’erede rinunciatario e debitore. In pratica i creditori possono rivolgersi al tribunale e chiedere al giudice che disponga la revoca della rinuncia all’eredità. Lo possono comunque fare entro massimo cinque anni dalla rinuncia stessa.

Vediamo meglio, nel successivo paragrafo, come funziona questo meccanismo.

La revocatoria sulla rinuncia all’eredità: la tutela dei creditori

I creditori del rinunciante possono farsi dal tribunale autorizzare ad accettare l’eredità al posto del rinunziante onde pignorare i beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti (proprio come se la rinuncia non fosse stata fatta).

I creditori tuttavia non diventano eredi; erede sarà il chiamato in subordine che ha accettato in luogo del rinunciante o in cui favore s’è verificato l’accrescimento. Questi acquista così dei beni vincolati a garanzia di un debito altrui.

La revocatoria della rinuncia all’eredità presuppone un danno ai creditori: questi cioè devono dimostrare che il rinunciante non ha altri beni da loro facilmente aggredibili al posto dell’eredità stessa. In pratica, il patrimonio del rinunciante non deve essere sufficiente per il soddisfacimento dei crediti.

Nell’esempio di poc’anzi, la revoca di Giovanni non può essere impugnata se questi ha un casolare in campagna che può essere ugualmente pignorato e venduto all’asta per soddisfare i creditori.

Il credito per il quale viene esperita la revoca della rinuncia all’eredità deve essere sorto prima della rinuncia del chiamato all’eredità.

In caso di accoglimento della domanda, i creditori aggrediscono i beni ereditari per soddisfarsi, fino a concorrenza con i crediti vantati.

Gli eventuali eredi che abbiano accettato in luogo del rinunziante possono sottrarsi all’azione esecutiva con il rilascio dei beni ereditari oppure offrendo ai creditori l’equivalente di quanto si sarebbe potuto ricavare dalla vendita dei beni stessi, senza poter chiedere un risarcimento al rinunciante.


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