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La messa alla prova per minorenni

20 Agosto 2019 | Autore:
La messa alla prova per minorenni

Sospensione del processo con messa alla prova: cos’è e come funziona? Cosa fanno i servizi minorili? Quando la messa alla prova può essere revocata?

Anche i minorenni possono commettere reati e, per la loro condotta, possono essere processati. Il codice penale fissa un limite di età (individuato in quattordici anni) raggiunto il quale il minore si ritiene normalmente imputabile, salvo prova contraria. Insomma: chi ha compiuto i quattordici anni è penalmente perseguibile. Quando un reato è commesso da un minore, però, il tribunale competente non è quello solito, bensì uno specifico, denominato tribunale per i minorenni. Il procedimento penale per i minorenni non è caratterizzato solo da un giudice speciale, ma anche da una procedura speciale, nella quale spicca l’istituto della messa alla prova per i minorenni.

Di cosa si tratta? Chi può beneficiare della messa alla prova e a quali condizioni? Come ti spiegherò nel corso di questo articolo, la messa alla prova consente la definizione anticipata del procedimento: il minore viene affidato ai servizi sociali affinché svolga attività di utilità sociale che gli consentano di “redimersi” da quanto fatto. Al termine, se la prova ha dato esito positivo, il giudice dichiara estinto il reato. Sono stato poco chiaro? Probabilmente sì. Prosegui nella lettura se vuoi comprendere, in modo semplice e chiaro, cos’è e come funziona la messa alla prova per i minorenni.

Processo penale minorile: cos’è?

Per comprendere la messa alla prova per i minorenni devo obbligatoriamente parlarti del processo penale minorile. Come ti ho anticipato nell’introduzione, anche i minorenni, cioè le persone di età inferiore ai diciotto anni, sono imputabili penalmente: se un quindicenne commette un furto, ne risponderà davanti alla giustizia.

Il processo penale minorile, però, si differenzia da quello ordinario destinato ai maggiorenni per il minor grado di severità: la legge, infatti, mostra nei riguardi dei minori una maggiore tolleranza ed è disposta ad offrire un trattamento molto meno rigido a coloro che infrangono la legge più per immaturità che per un vero istinto delinquenziale.

In pratica, il processo penale minorile è un procedimento che rispetta solo in parte le comuni regole del processo penale ordinario: basti pensare al fatto che, nel processo minorile, non è ammessa la costituzione civile della persona offesa, non è possibile ricorrere al patteggiamento o al decreto penale di condanna, in udienza devono sempre essere presenti i servizi minorili e almeno uno dei genitori, è possibile sin dalle indagini preliminari archiviare il caso per irrilevanza del fatto, ecc.

La sospensione del processo con messa alla prova: cos’è?

Uno dei vantaggi di cui gode l’imputato minorenne è quello di poter ottenere anticipatamente la definizione del procedimento mediante richiesta di messa alla prova. Di cosa si tratta?

La messa alla prova è una procedura speciale che causa l’estinzione del reato qualora l’imputato dia prova di buona condotta [1]. In pratica, la persona minorenne imputata di un reato può chiedere, all’udienza preliminare o in dibattimento, di essere affidato ai servizi sociali del tribunale affinché preparino per lui un percorso di riabilitazione.

Con la messa alla prova, il minore sceglie volontariamente di sottoporsi ad un periodo durante il quale svolgerà attività pubblica utilità (ad esempio, volontariato presso qualche associazione, servizio civile, ecc.), oltre che attività che, secondo il giudice e i servizi minorili, possano essergli d’aiuto per il suo corretto sviluppo psicologico: si pensi ad un’attività sportiva o lavorativa, o anche alla semplice prosecuzione degli studi.

Tizietto, di anni diciassette, è stato trovato dai Carabinieri in possesso di un quantitativo di droga e di alcuni strumenti tipici dello spaccio. Tratto in giudizio, durante l’udienza preliminare chiede al giudice la sospensione del processo con messa alla prova. Il giudice accetta e incarica i servizi minorili di concordare con l’imputato un adeguato piano, tenuto conto anche dell’attività scolastica del minore e del fatto che a breve si iscriverà alla scuola guida per il conseguimento della patente. Dopo l’incontro con il minore, i servizi sociali approntano un piano che prevede la prosecuzione degli studi, il conseguimento della patente di guida e lo svolgimento di un’attività di volontariato per tre ore alla settimana presso la protezione civile del luogo ove risiede. Il giudice approva il progetto e sospende il procedimento per nove mesi, rinviando a nuova udienza.

L’esempio appena fatto è utile non solo per comprendere cosa sia la messa alla prova ma anche perché il nome completo di tale procedura sia sospensione del processo con messa alla prova. Quando il giudice accetta la richiesta dell’imputato, sospende il procedimento penale per tutta la durata della messa alla prova.

In buona sostanza, se il giudice dispone che il minore debba essere messo alla prova per nove mesi, durante questo periodo di tempo il procedimento resterà sospeso (unitamente al termine di prescrizione) e verrà aggiornato a un’udienza successiva, ove si stabilirà se il minore ha eseguito correttamente i compiti assegnatigli.

Messa alla prova minorenni: come funziona?

Da quanto sinora detto ti sarai già fatto un’idea di come funziona la messa alla prova. Di seguito ti elenco i passaggi fondamentali:

  • rinviato a giudizio innanzi al tribunale per i minorenni, l’imputato può chiedere al giudice di essere messo alla prova; a tal fine, può anche conferire procura speciale al proprio avvocato affinché avanzi la richiesta;
  • il giudice, sentite le parti (cioè il pubblico ministero e i difensori), può accettare la richiesta e disporre con ordinanza la sospensione del processo quando ritiene di dover valutare la personalità del minorenne all’esito della messa alla prova;
  • il processo resta sospeso per tutto il periodo della messa alla prova, e comunque per un periodo non superiore a tre anni quando si procede per reati per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a dodici anni; negli altri casi, per un periodo non superiore a un anno. Durante tale arco di tempo è sospeso il corso della prescrizione;
  • con l’ordinanza di sospensione il giudice affida il minorenne ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia per lo svolgimento, anche in collaborazione con i servizi locali, delle opportune attività di osservazione, trattamento e sostegno. Con il medesimo provvedimento il giudice può impartire prescrizioni dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa dal reato;
  • la sospensione è revocata in caso di ripetute e gravi trasgressioni alle prescrizioni imposte.

In buona sostanza, dunque, la messa alla prova per i minorenni può essere sempre richiesta dall’imputato, qualsiasi sia il reato commesso, anche se particolarmente grave. Il giudice, se ritiene opportuna concederla, sentito il pubblico ministero, dispone con ordinanza la sospensione del procedimento durante tutto il periodo di messa alla prova.

Durante questo lasso di tempo, il minore deve rispettare il progetto che gli è stato affidato dai servizi minorili, i quali provvederanno anche a monitorarne l’andamento. La messa alla prova (e la relativa sospensione del procedimento) potrebbero anche essere revocate dal giudice qualora il minore mostri di non ottemperarvi. In questa ipotesi, il giudizio prosegue normalmente.

Messa alla prova: estinzione del reato per esito positivo

La legge dice che, decorso il periodo di sospensione, il giudice fissa una nuova udienza nella quale dichiara con sentenza estinto il reato se, tenuto conto del comportamento del minorenne e della evoluzione della sua personalità, ritiene che la prova abbia dato esito positivo [2].

In pratica, all’udienza successiva al periodo di messa alla prova il giudice, se ritiene che l’imputato si sia comportato bene e abbia rispettato il progetto predisposto dai servizi minorili, dichiara estinto il reato. Il procedimento, dunque, si conclude così.

In caso contrario, cioè se il giudice dovesse ritenere che la messa alla prova non ha dato esito positivo, ad esempio perché l’imputato ha trasgredito più volte agli impegni presi, oppure perché ha addirittura commesso un nuovo reato, dispone che il procedimento prosegua normalmente.

Revoca della messa alla prova: quando?

Come abbiamo appena detto, è il giudice a disporre la revoca della messa alla prova qualora, durante il suo svolgimento, vi siano gravi e ripetute trasgressioni del minore. In realtà, sebbene formalmente il potere di revoca spetti al giudice, sono i servizi minorili che seguono e monitorano l’imputato a giocare un ruolo determinante.

Spetta infatti ai servizi minorili il compito di elaborare la proposta di revoca della misura, da presentare, dietro apposita relazione sul comportamento del minorenne e sull’evoluzione della sua personalità, direttamente al presidente del collegio che ha disposto la sospensione del processo nonché al pubblico ministero, il quale però può chiedere la fissazione di apposita udienza al fine di valutare se proseguire o meno con la messa alla prova.

La sospensione è revocata in caso di trasgressioni ripetute (cioè, non sporadiche od occasionali) e gravi; sono necessarie entrambe le condizioni per dar luogo alla revoca: in altre parole, le trasgressioni al progetto di messa alla prova devono essere sia reiterate che gravi. Non è sufficiente, dunque, un’unica violazione, seppure rilevante, né lo sono più violazioni, se lievi.

Ordinanza di messa alla prova: si può impugnare?

La legge dice esplicitamente che contro l’ordinanza possono ricorrere per Cassazione il pubblico ministero, l’imputato e il suo difensore. Letta in questa maniera, la norma sembrerebbe voler intendere che è ricorribile per Cassazione sia l’ordinanza positiva di ammissione del minore alla messa alla prova, che l’ordinanza negativa di rigetto.

In realtà, nonostante qualche pronuncia contraria [3], la giurisprudenza prevalente [4] ritiene che solamente l’ordinanza di accoglimento della richiesta di messa alla prova sarebbe autonomamente impugnabile in Cassazione; l’ordinanza di diniego, al contrario, potrebbe essere impugnata solo unitamente alla sentenza di condanna finale.

note

[1] Art. 28, D.P.R. n. 448/1988 (codice del processo penale minorile).

[2] Art. 29, D.P.R. n. 448/1988.

[3] Cass., sent. del 9 novembre 1992.

[4] Cass., sent. n. 34169 del 18 giugno 2002.

Autore immagine: Pixabay.com


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