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La guerra Salvini-Conte

25 Luglio 2019 | Autore:
La guerra Salvini-Conte

Il premier è in difficoltà nel suo ruolo di guida del governo: Salvini lo attacca apertamente e i 5 Stelle non lo difendono. Crisi ed elezioni sempre più vicine? 

Cresce lo scontro tra il premier Conte ed il suo ministro Salvini: il distacco tra i due è sempre più evidente e proprio stamattina Salvini ha detto che «le parole di Conte mi interessano meno di zero». Al di là della guerra a distanza tra i due, già in atto da qualche mese, ci sono ora i preoccupanti segnali di una spaccatura vera,  che potrebbe portare presto ad una caduta del Governo e ad elezioni anticipate.

Le dichiarazioni di Conte ieri nell’aula del Senato anticipano proprio questa possibilità «nel caso maturino le condizioni per una cessazione anticipata del mio incarico»: è lo stesso premier a mettere le mani avanti dicendo che potrebbe dimettersi. Ma Salvini ha subito replicato: «se Conte vuol fare davvero questo vuol dire che si propone per creare una maggioranza alternativa, vuol dire che sta lavorando a una sua partita personale» (avevamo già parlato un mese fa del nuovo partito di Conte) ed aggiunge, in una diretta Facebook, ai «giochetti di palazzo» ironizzando sulle ipotetiche nuove maggioranze raccolte «come i funghi in Trentino».

In tutto questo, i 5 Stelle stanno a guardare, anzi addirittura abbandonano Conte lasciando vuota l’aula parlamentare proprio durante la lettura del suo impegnativo discorso in cui relazionava sul caso Russia. Un chiaro segno di protesta, confermato dal Movimento stesso in una nota ufficiale: «non doveva essere Conte a rispondere» bensì proprio Salvini. È lui infatti il bersaglio del M5S negli ultimi tempi, chiamato in causa per la questione dei finanziamenti dalla Russia, che Salvini minimizza definendolo «un caso morto e sepolto» ma su cui il Movimento continua con insistenza a chiedere spiegazioni. Rimane aperta anche la questione Tav su cui è intervenuto il vicepremier Luigi Di Maio ieri sera su Facebook affermando che «il M5S resterà sempre no Tav, fermare la Tav è possibile, basta votare in Parlamento».

Così la sfida attraverso il voto di fiducia all’attuale governo è lanciata: tra un Conte isolato, un Salvini agguerrito ed un Movimento attendista, il nodo passerà attraverso la conta dei voti (il Pd ha subito approfittato annunciando una mozione di sfiducia individuale al ministro Salvini) e a questo punto emergerà se davvero Conte è rimasto isolato dalla maggioranza che dovrebbe sostenerlo e verrà fuori chi gli toglierà davvero il suo appoggio e se dunque è finito il governo. Il punto è che Salvini si sente forte dei consensi, che stando agli ultimi sondaggi sarebbero aumentati in suo favore portando la Lega a sfiorare il 40% delle preferenze degli italiani mentre i 5 Stelle uscirebbero dimezzati e le opposizioni non crescono in maniera significativa e dunque non preoccupano.

Il rafforzamento della Lega indebolisce ancora di più Conte, che proprio recentemente aveva puntato su un dialogo proficuo con l’Europa, invece sempre rifiutato da Salvini che si è posto in termini di opposizione drastica contro le attuali regole. Ora Conte potrebbe appellarsi allo scoglio del Presidente della Repubblica Mattarella per richiamare la necessità di una politica filoeuropea ed all’interno delle attuali istituzioni, senza cercare scontri: ma sarebbe solo una boccata di fiato per la tenuta del governo attuale, se permarranno le attuali opposizioni ed i nodi di fondo tra i due partiti di maggioranza non verranno risolti.

Per questo Conte sembra «destinato a galleggiare», come ha scritto il Corriere della Sera, subendo le onde contrapposte della Lega e del Movimento 5 Stelle e cercando di navigare a vista in attesa di settembre; d’altronde gli italiani non sembrano gradire un voto anticipato e un ritorno alle urne nel prossimo autunno e alla fine, al di là delle intenzioni dei leader dei partiti, è la loro volontà quella che conta davvero.



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