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Non idoneo al lavoro: spetta la disoccupazione?

25 Luglio 2019
Non idoneo al lavoro: spetta la disoccupazione?

Sopravvenuta incapacità a svolgere le mansioni per problemi fisici: è possibile ottenere la Naspi dall’Inps?

Non c’è consolazione per chi è costretto a lasciare il lavoro per problemi fisici: non c’è consolazione perché la ragione della risoluzione del rapporto non dipende né da propria colpa, né da una crisi del mercato. A volte si diventa inidonei per una sopravvenuta invalidità o per l’aggravamento di una precedente malattia che porta a non poter più svolgere le precedenti mansioni. È vero: la Cassazione ha più volte detto che, prima di licenziare il dipendente non idoneo, bisogna verificare se c’è un posto libero in azienda a cui adibirlo (cosiddetto repechage); ma poiché tale onere non può ripercuotersi né in un aggravio di costi per l’azienda, né nello spostamento di reparto di altri dipendenti, non tutti sono così fortunati da riuscire a reimpiegarsi. Leggi sul punto il nostro approfondimento Dipendente non più idoneo: licenziamento o nuove mansioni?

Quando il licenziamento è dunque scontato, viene almeno di chiedersi se, a fronte di ciò, si ha quantomeno la possibilità di godere degli ammortizzatori sociali. In altre parole, al dipendente non più idoneo al lavoro spetta la disoccupazione?

La risposta a questo interrogativo piuttosto comune risiede nella natura stessa dell’assegno di disoccupazione erogato dall’Inps, attualmente chiamato Naspi. È meglio fare una ricognizione di ciò che prevede la legge in materia per comprendere quali sono i diritti del lavoratore non più abile alle mansioni.

Licenziamento del lavoratore non idoneo

Quando il dipendente non è più idoneo alle mansioni, il datore di lavoro deve tentare di adibirlo a mansioni compatibili con le sue ridotte capacità, con l’esperienza da questi acquisita e con l’organizzazione dell’azienda. La verifica sulla possibile ricollocazione a mansioni alternative, compatibili con l’inidoneità fisica, non deve incidere negativamente né sull’azienda (comportando spese eccessive), né sulla posizione di lavoro occupata dagli altri dipendenti (comportando a carico di questi un aggravamento delle condizioni di lavoro o un mutamento del precedente ruolo). Insomma, il datore di lavoro non deve stravolgere l’organigramma aziendale pur di reimpiegare il disabile.

Fatta questa verifica e risultato negativo il tentativo di adibire l’interessato a mansioni differenti, il datore può precedere al licenziamento. In questo caso si parla di licenziamento per giustificato motivo oggettivo: esso avviene cioè non per ragioni collegate a una colpa del lavoratore (nel qual caso si sarebbe parlato di licenziamento «per giusta causa» per le colpe più gravi e «per giustificato motivo soggettivo» per quelle meno gravi), ma per motivi oggettivi, indipendenti dalle parti. È l’organizzazione dell’azienda, cioè, che lo richiede, posta l’incompatibilità sopravvenuta tra dipendente e mansioni.

La legge stabilisce che, in tali ipotesi, il licenziamento – che richiede sempre il necessario preavviso (o, in caso contrario, il versamento della cosiddetta indennità sostitutiva del preavviso) – non richiede l’avvio di un procedimento preventivo di contestazione dell’addebito, proprio perché non c’è alcun addebito da sollevare.

In ogni caso il dipendente può contestare il licenziamento sostenendo ad esempio eventuali vizi di procedura (assenza di comunicazione scritta) o di sostanza (ritenendo che esistono mansioni alternative in azienda). A quest’ultimo riguardo spetta al datore di lavoro la prova contraria ossia dimostrare l’assenza di posizioni “libere”.

La contestazione del licenziamento deve passare attraverso due adempimenti: la lettera di impugnazione stragiudiziale (da inviare entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento) e il successivo deposito in tribunale dell’atto di ricorso (da eseguire entro i 180 giorni successivi all’invio della lettera di impugnazione del licenziamento).

Quando l’assegno di disoccupazione?

L’assegno di disoccupazione scatta tutte le volte in cui il dipendente perde il posto di lavoro per ragioni non dipendenti dalla sua volontà. Il che richiama innanzitutto tutte le forme di licenziamento, finanche quelle avvenute per giusta causa (ossia per una condotta dolosa del dipendente stesso; leggi sul punto Lo Stato tutela i fannulloni). In più sono ricomprese anche le dimissioni per giusta causa ossia determinate da violazioni del contratto di lavoro da parte del datore di lavoro (si pensi al dipendente che si dimette perché non viene più pagato o perché viene mobbizzato).

Restano quindi escluse dal campo dell’applicazione dell’assegno di disoccupazione le dimissioni volontarie determinate da motivi personali e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, scaturita cioè da un accordo di entrambe le parti.

Licenziamento lavoratore non idoneo: spetta la disoccupazione? 

Dopo aver chiarito la natura del licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica e della Naspi, vale a dire l’assegno di disoccupazione, possiamo tirare le fila del nostro ragionamento e spiegare se al lavoratore non idoneo spetta la disoccupazione. La risposta non può che essere affermativa in quanto il licenziamento non avviene per causa della volontà del dipendente stesso. Questi è, per così dire, “vittima” di una situazione a lui non imputabile. Chiaramente, sarà bene però attendere il formale licenziamento del datore di lavoro e non anticiparne la scelta dando le proprie dimissioni. Se anche è possibile qualificare tali dimissioni come dettate da «giusta causa», mancando però l’attribuzione al datore di lavoro di una colpa l’Inps potrebbe fare ostacoli.

Pertanto, al fine di ottenere l’assegno di disoccupazione sarà più prudente eseguire questa procedura:

  • richiesta formale scritta al datore di lavoro di assegnazione di mansioni alternative in quanto non più idoneo a quelle precedenti;
  • il datore di lavoro, valutata l’impossibilità di un ripescaggio in altri ruoli, procederà a comunicare il licenziamento;
  • con la lettera di licenziamento il dipendente potrà chiedere all’Inps l’assegno di disoccupazione.

note

Autore immagine: 123rf com


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