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Mentire sulle esperienze lavorative

25 Luglio 2019
Mentire sulle esperienze lavorative

Rischi civili e penali per chi dice bugie sul curriculum e attesta precedenti lavori mai espletati. 

Forse ti sarà capitato di dire una bugia ad una ragazza per fare colpo e portarla a cena; o di esagerare i tuoi successi dinanzi a un amico per non risultare inferiore a lui. Ma se hai avuto l’abilità di mentire sulle esperienze lavorative ad un colloquio di lavoro devi sapere a quali conseguenze vai incontro. Falsificare un curriculum è infatti un comportamento che, a detta dei giudici, è da considerare grave, tanto grave da consentire, in alcuni casi, il licenziamento e, in altri, un procedimento penale.

Per convincerti di quanto ti sto dicendo devo spiegarti alcuni concetti legali che, se anche ti appariranno noiosi e poco convincenti dinanzi all’esigenza di trovare lavoro, è bene tu conosca. Prima quindi di mentire sulle esperienze lavorative è bene che tu legga quanto qui di seguito ti indicherò.

Mentire a un colloquio di lavoro: si può essere licenziati?

Il rapporto di lavoro non è nient’altro che un banalissimo contratto di natura civilistica. Segue quindi le regole del Codice civile sui contratti a cui si aggiungono disposizioni speciali per via del particolare settore in cui si inserisce, caratterizzato da una maggiore tutela nei confronti della parte più debole (il lavoratore).

Come avviene in tutti i rapporti commerciali, anche al rapporto di lavoro si giunge alla firma dopo una previa fase di trattative in cui le parti concordano le condizioni dell’attività futura.

A riguardo il Codice civile stabilisce che, anche durante il negoziato preliminare alla conclusione del contratto, le parti devono comportarsi secondo buona fede e correttezza. Ciascuna delle due non deve tenere nascoste all’altra fatti e circostanze che potrebbero alterare l’altrui consenso alla conclusione del contratto. In caso contrario, la parte “truffata” può “sciogliersi” dall’accordo (chiedere cioè la risoluzione contrattuale) e chiedere il risarcimento del danno.

Mario sta vendendo una casa a Luca sapendo che questi ha intenzione di realizzare un piccolo orto nel giardino antistante l’abitazione per poter vivere dei frutti della terra. Mario però nasconde a Luca che la terra non può essere sottoposta a coltivazioni in quanto spesso inquinata dagli scarichi di una vicina fabbrica. Luca può quindi chiedere la risoluzione del contratto e il rimborso di tutti i costi sostenuti a causa dell’atto di vendita e dell’affare non andato a buon fine. 

Il colloquio di lavoro può essere visto quindi come una fase di trattativa negoziale in cui le parti si studiano a vicenda al fine di valutare la reciproca convenienza del contratto. Se il lavoratore dovesse mentire sulle proprie esperienze lavorative compirebbe un illecito nelle trattative dando luogo a quella che la giurisprudenza chiama responsabilità precontrattuale. Il risultato è il diritto per l’azienda di licenziare il dipendente mistificatore ed, eventualmente, chiedergli il risarcimento per i danni subiti (ad esempio l’aver rinunciato a un altro lavoratore che avrebbe potuto ben svolgere tali mansioni).

Attenzione però: una recente sentenza della Cassazione [1] si è mostrata più indulgente dinanzi al candidato bugiardo. Secondo i giudici si può licenziare chi mente nel proprio curriculum solo quando, in assenza di tale falsità, il datore di lavoro non avrebbe proceduto all’assunzione. In pratica la bugia deve essere determinante nella scelta del lavoratore di concludere il contratto. Se, invece, anche senza la falsità sul curriculum il candidato sarebbe stato ugualmente assunto, allora il licenziamento è vietato. Leggi sul punto Mentire a un colloquio di lavoro: rischi legali.

Bisogna, quindi, verificare l’incidenza che ha avuto la bugia nella valutazione del datore di lavoro. Se questa è stata determinante è possibile richiamare la violazione del dovere di buona fede nella conclusione delle trattative e quindi la risoluzione del rapporto contrattuale. Se, al contrario, la bugia non ha cambiato l’esito del colloquio di lavoro, che comunque si sarebbe risolto nell’assunzione, allora il neo-lavoratore conserva il posto.

Mentire sulle esperienze lavorative: è reato?

Chi dice bugie in un curriculum può essere denunciato penalmente? Esiste un reato per chi mente sulle proprie esperienze lavorative? Tutto dipende da chi è il potenziale datore di lavoro.

Lavoro presso azienda privata

Nel caso in cui si tratti di un’azienda privata non esistono ipotesi delittuose previste dalla legge. Quindi l’unica conseguenza a cui si va incontro è il licenziamento (e, come detto, solo nel caso in cui la bugia sia stata determinante per l’assunzione).

Lavoro presso pubblica amministrazione 

Vanno in modo diverso le cose se il rapporto di lavoro è con una pubblica amministrazione, ad esempio un Comune o un altro ente pubblico. In tali ipotesi, infatti, pesa il falso riferito in un atto pubblico qual è quello con cui la pubblica amministrazione procede all’assunzione di una persona. Tale è stata la linea sposata dalla stessa Cassazione che, con una sentenza di qualche anno fa [2], ha detto che la falsificazione del c.v. o il fatto di millantare dei trascorsi lavorativi in realtà mai avuti può portare a una incriminazione per il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, con possibile reclusione fino a due anni. Ovviamente, oltre a ciò, scatterà il licenziamento e il possibile risarcimento del danno.


note

[1] Cass. sent. n. 18699/19 dell’11.07.2019.

[2] Cass., sent., n. 15535/2008.

Autore immagine 123rf com


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