Reddito di cittadinanza: controlli su residenze e lavori in nero

26 Luglio 2019 | Autore:
Reddito di cittadinanza: controlli su residenze e lavori in nero

Potenziati i controlli sul reddito di cittadinanza e gli strumenti dell’ispettorato lavoro per farli: più facile scoprire i casi di lavoro nero e residenze fittizie. 

Mentre si moltiplicano i casi di cronaca di lavoratori in nero che percepiscono il Reddito di cittadinanza, lo Stato rafforza gli strumenti per scoprire questi fenomeni: d’ora in poi, gli ispettori che eseguono controlli su residenze e lavori in nero potranno verificare facilmente se il soggetto percepisce il reddito, semplicemente collegandosi alla banca dati dell’Inps da cui risulterà questa circostanza. Così gli illeciti emergeranno immediatamente. Chi trasgredisce e ha mentito rischia la reclusione da due a sei anni, la revoca del beneficio e la restituzione dei soldi percepiti. Ci sono severe sanzioni anche per il datore di lavoro che impiega in nero lavoratori che percepiscono il reddito di cittadinanza. Quanto alle residenze, chi l’ha cambiata negli ultimi tre mesi non potrà beneficiarne per la domanda del reddito ed il relativo calcolo dell’Isee: niente più cambi last minute fatti proprio al fine di ottenere il reddito.

Per far emergere subito tutte le irregolarità e le violazioni, il personale dell’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) viene dotato dell’accesso alle banche dati Inps, che contengono tutti i dati dei soggetti che percepiscono il Reddito di cittadinanza. La piattaforma consentirà agli ispettori di svolgere più efficacemente le attività di controllo – che ora vengono disciplinate da una nuova circolare [1] – semplicemente incrociando i dati rilevati con quelli riguardanti i Redditi di cittadinanza richiesti e concessi. Verranno identificati e generalizzati i dipendenti sorpresi a lavorare senza che il datore abbia effettuato le previste comunicazioni obbligatorie e si controllerà se percepiscono il Reddito di cittadinanza, da quando e a quali condizioni.

In particolare; gli ispettori durante i controlli sulle attività commerciali e imprenditoriali possono ora verificare, grazie al collegamento con i dati dell’Inps e dell’Anagrafe tributaria, se i lavoratori che risultano impiegati in nero appartengono ad un nucleo familiare percettore del reddito di cittadinanza ed esaminare tutti i dati che avevano dichiarato per ottenerlo. Se emergono falsità, scatta la denuncia all’autorità giudiziaria entro 10 giorni dall’accertamento e contemporaneamente parte la segnalazione all’Inps per bloccare l’erogazione del reddito.

Tra le condotte illecite rientrano non solo quelle volte ad ottenere il Reddito di cittadinanza senza averne diritto (con dichiarazioni false, ad esempio), ma anche quelle effettuate per conservarlo indebitamente quando mutano le condizioni: con il nuovo sistema di controlli sarà questo il caso che in pratica avrà maggior rilievo, perché gli ispettori potranno riscontrare con facilità se chi lavora come dipendente o autonomo ha omesso di comunicare all’Inps le variazioni del suo reddito o del patrimonio e tutte le informazioni rilevanti ai fini della riduzione o della revoca del reddito di cittadinanza. Saranno così scoperti anche i casi di lavoro grigio, come quelli di lavoratori formalmente assunti, ma che in concreto svolgono orari o mansioni differenti e percepiscono retribuzioni maggiori di quelle dichiarate.

Anche nei confronti del datore di lavoro che risulterà aver impiegato percettori di Reddito di cittadinanza come lavoratori in nero o in grigio scatterà la sanzione penale, quella amministrativa maggiorata del 20% e l’obbligo di regolarizzare la situazione contributiva dei periodi accertati. Leggi anche questo articolo per approfondire i controlli e le sanzioni sul Reddito di cittadinanza e questo per vedere cosa rischia chi lavora in nero.


note

[1] Circolare Inl n.8/2019 del 25 luglio 2019.


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