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Stress da lavoro come denunciare

20 Agosto 2019
Stress da lavoro come denunciare

La legge pone a carico del datore di lavoro l’obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti. Ne deriva che se l’azienda non rispetta questo obbligo e il dipendente ne subisce conseguenze gravi può scattare una denuncia.

Basta aprire la rassegna stampa quotidiana per rendersi conto di quante persone, ancora oggi, subiscono infortuni sul lavoro o vengono colpite da malattie professionali determinate dall’ambiente di lavoro. Non si tratta solo di malattie fisiche, ma anche di problematiche psicologiche legate all’ambiente lavorativo. Per questo, la legge pone a carico delle aziende il dovere di valutare a quali rischi per la salute e la sicurezza vanno incontro i propri dipendenti e di assumere i provvedimenti conseguenti per tutelarli.

In alcuni casi, sono le scelte organizzative del datore di lavoro a creare una situazione di tensione psicologica nel dipendente. Si tratta dello stress da lavoro e vedremo come denunciare questa situazione e a quali rischi va incontro il datore di lavoro che non valuta lo stress da lavoro correlato e non mette in campo tutte le misure necessarie a prevenirlo ed a mitigarne le conseguenze pregiudizievoli per i dipendenti.

I datori di lavoro che non tutelano adeguatamente i propri dipendenti dal rischio di stress da lavoro, infatti, vanno incontro a pesanti risarcimenti e anche, nei casi più gravi, a conseguenze sul piano penale.

Cos’è l’obbligo di sicurezza del datore di lavoro?

Qualsiasi contratto che viene firmato tra due o più parti prevede degli obblighi in capo a ciascuno dei contraenti. Nel contratto di vendita, il venditore si obbliga a trasferire la proprietà del bene all’acquirente e quest’ultimo si impegna a pagare al venditore il prezzo pattuito. Potremmo fare decine di esempi. Nel caso del contratto di lavoro gli obblighi posti in capo al lavoratore ed al datore di lavoro sono in parte previsti nel contratto stesso e, in parte, stabiliti direttamente dalla legge.

Uno degli obblighi che la legge pone direttamente in capo al datore di lavoro è l’obbligo di sicurezza. Lavorare, infatti, può esporre il dipendente a rischi per la propria salute e per la propria sicurezza.

Basti pensare al rischio di infortuni sul lavoro e al rischio di ammalarsi di una malattia professionale, ossia legata all’ambiente di lavoro.

Per questo motivo, la legge [1] affida direttamente al datore di lavoro il dovere di eliminare tutti i rischi presenti in azienda per la salute e la sicurezza dei dipendenti o, quantomeno, ridurli al minimo.

Quando parliamo di rischi per la salute non dobbiamo pensare solo alla salute fisica del dipendente ma anche alla sua salute mentale. Il datore di lavoro, ad esempio, che non programma in maniera adeguata i carichi di lavoro finendo per schiacciare alcuni dipendenti sotto un carico eccessivo di responsabilità e di compiti sta, di fatto, creando le condizioni per una fortissima situazione di stress da lavoro che può avere conseguenze anche molto pesanti sia sul piano fisico che su quello psichico per il lavoratore.

Cos’è lo stress da lavoro?

In generale, lo stress viene definito come uno stato della persona, talvolta associato a disturbi e/o disfunzioni sia di natura fisica che di natura psicologica o sociale, che deriva dal fatto che l’individuo non si sente in grado di tenere testa alle richieste ed alle aspettative riposte nei suoi confronti dall’ambiente esterno.

Chiaramente, questo senso si inadeguatezza e di sovraccarico di aspettative può essere molto diffuso negli ambienti di lavoro dove, per definizione, si caricano sul lavoratore compiti, responsabilità, aspettative, obiettivi, etc.

Proprio per questo, a differenza di altri tipi di rischio per la salute che sono strettamente connessi alla tipologia di attività svolta dall’impresa, lo stress da lavoro è un rischio che, almeno potenzialmente, caratterizza qualsiasi ambiente lavorativo visto che si lega strettamente a dei fattori come l’organizzazione del lavoro e del personale.

Lo stress da lavoro si ha quando un dipendente si sente schiacciato da una mole di richieste e di aspettative, che gli provengono dall’ambiente di lavoro e da come il lavoro è organizzato, sproporzionato rispetto alla sua reale capacità di farne fronte.

Diciamoci la verità. Lo stress è un elemento assolutamente normale nel lavoro e, anzi, talvolta è positivo per il fisico e consente di massimizzare la capacità del lavoratore di dare il meglio di sé. Lo stress fisiologico, infatti, rende la persona proattiva, efficiente, veloce e reattiva verso le sollecitazioni che riceve dall’esterno.

In alcuni casi, però, il livello dello stress da lavoro va oltre ogni limite di tollerabilità e una continuativa esposizione della persona a simili livelli di stress può causare problematiche molto serie alla propria salute sia fisica che mentale.

Stress da lavoro: cosa deve fare il datore di lavoro?

Come abbiamo detto, se è vero che alcune tipologie di rischio per la salute del dipendente variano da azienda ad azienda in ragione delle specifiche lavorazioni aziendali (si pensi al rischio di caduta dall’alto che caratterizza un’azienda edile ma non, di certo, una azienda di consulenza) è altrettanto vero che il rischio di stress da lavoro è presente in tutte le imprese.

Per questo, il datore di lavoro deve, innanzitutto, inserire la valutazione del rischio da stress da lavoro nel documento di valutazione dei rischi (il cosiddetto Dvr).

Le leggi sulla sicurezza [2], infatti, impongono innanzitutto al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti in azienda per la salute e la sicurezza dei dipendenti.

Si presume, infatti, che prima di arginare un rischio occorre averlo mappato e individuato correttamente.

L’obbligo di valutazione dei rischi si estende a qualsiasi rischio per la salute del lavoratore, ivi incluso il rischio di stress da lavoro il quale dovrà, dunque, essere adeguatamente trattato nel Dvr. Ricordiamo che, nella generalità dei casi, il datore di lavoro non elabora il Dvr da solo, ma con l’ausilio di esperti in materia di sicurezza sul lavoro.

La valutazione del rischio di stress da lavoro è, in un certo senso, resa più agevole dal fatto che alcuni organismi pubblici hanno predisposto delle linee guida che le aziende possono adottare per valutare questa tipologia di rischio.

Si tratta delle indicazioni generali redatte dalla Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro e dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale.

Queste linee guida prevedono uno specifico metodo da seguire per valutare il rischio di stress da lavoro.

Nella valutazione devono essere coinvolti tutti gli attori della sicurezza sul lavoro in azienda e dunque:

  • il medico competente;
  • il responsabile del servizio di prevenzione e di protezione;
  • il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

L’attività di valutazione deve condurre all’individuazione delle situazioni critiche che possono essere riferite al contenuto del lavoro oppure all’ambiente di lavoro.

Per quanto concerne il contenuto del lavoro, il rischio da stress potrebbe derivare dal carico eccessivo di lavoro, dall’articolazione dell’orario di lavoro e dei turni, dall’attribuzione degli incarichi e delle responsabilità, etc.

Per quanto concerne, invece, il contesto lavorativo il rischio da stress potrebbe rinvenirsi nella dinamica dei rapporti tra colleghi, nel ruolo assegnato al dipendente, etc.

Cosa deve fare il datore di lavoro una volta valutato il rischio da stress? L’attività di mappatura e di valutazione del rischio da stress non è, ovviamente, fine a se stessa ma è volta ad assumere dei provvedimenti volti a minimizzare il rischio che i dipendenti possano essere vittima di stress da lavoro. Il datore di lavoro dovrà, dunque, porre in essere tutte le misure organizzative che possano eliminare i rischi e le criticità emerse.

Stress da lavoro: come denunciare?

Quella che abbiamo descritto è la teoria, ossia, come dovrebbe comportarsi un datore di lavoro diligente che si fa carico dell’obbligo di sicurezza che la legge gli affida.

Può, però, accadere che le cose vadano diversamente.

Le principali ipotesi di inadempimento del datore di lavoro nei confronti del proprio obbligo di ridurre il rischio di stress da lavoro sono:

  • mancata valutazione del rischio da stress da lavoro nel Dvr;
  • mancata assunzione di provvedimenti volti ad eliminare le criticità in materia di stress da lavoro emerse nel Dvr;
  • condotta del datore di lavoro volta a creare una situazione di stress da lavoro nel dipendente (ad esempio, sottoporre il dipendente a ritmi di lavoro eccessivi, organizzazione dei turni che stressa il dipendente, etc.).

In questi casi, il datore di lavoro è responsabile per il mancato assolvimento del proprio obbligo di sicurezza ed è, dunque, chiamato a risarcire i danni provocati al dipendente dallo stress da lavoro.

Il lavoratore, vittima di stress da lavoro, ha di fronte a sé due strade.

Innanzitutto, può denunciare il datore di lavoro sia in sede penale che di fronte all’Ispettorato territoriale del lavoro.

Infatti, lo stress da lavoro può creare una lesione alla salute del dipendente (sia fisica che psichica) che può rientrare nel reato di lesioni [3] per il quale il datore di lavoro, se reputato inadempiente all’obbligo di sicurezza, può essere dunque indagato e, dopo il processo, condannato.

La denuncia può essere sporta presso qualsiasi stazione dei Carabinieri o commissariato di Polizia di Stato.

Se, invece, la denuncia viene presentata all’Ispettorato territoriale del lavoro, questo ente invierà presso l’azienda dei propri ispettori per verificare l’assolvimento delle norme sulla salute e sicurezza dei dipendenti. In caso di violazioni delle norme, l’Ispettorato territoriale del lavoro potrà condannare l’azienda al pagamento delle sanzioni amministrative previste dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro.

L’altro fronte su cui il dipendente può agire è il risarcimento del danno da stress da lavoro. Per quantificare il danno, il dipendente dovrà farsi redigere da un medico legale una perizia che attesta:

  • la lesione all’integrità psico-fisica subita;
  • il nesso causale tra ambiente di lavoro e patologia riportata.

A questo punto, è possibile tradurre in termini economici il danno biologico subito oltre a chiedere il risarcimento di tutti gli altri danni connessi allo stress da lavoro.

La richiesta di risarcimento potrà essere inoltrata dapprima con una lettera a firma del dipendente o di un legale.

Se l’azienda, tuttavia, non risponde o risponde negando le proprie responsabilità, per tutelare i diritti del dipendente non resta che depositare presso il giudice del lavoro un ricorso con cui si chiede alla magistratura di accertare il comportamento inadempiente dell’azienda, il danno subito e liquidare, quindi, il risarcimento del danno.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] D. Lgs. n. 81/2008.

[3] Art. 582 cod. pen.


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3 Commenti

  1. Nella causazione dell’infortunio, il concorso della condotta colposa dell’infortunato non esclude automaticamente la responsabilità penale del datore di lavoro e degli altri soggetti coinvolti se non nel caso di condotta abnorme dell’infortunato.

  2. gli infortuni subiti dai lavoratori sul luogo di lavoro, il compimento da parte del lavoratore di una operazione che, seppur inutile o imprudente, non risulti comunque eccentrica rispetto alle mansioni a lui assegnate nel ciclo produttivo e per la quale sono previste dalla legge misure antinfortunistiche non integra un comportamento abnorme del lavoratore, idoneo cioè a escludere il nesso di causalità tra la condotta omissiva del datore e l’evento lesivo subito dal lavoratore.

  3. si configura la responsabilità penale del datore di lavoro anche nel caso in cui all’evento occorso abbia causalmente contribuito una condotta imprudente del lavoratore, ove si accerti che questi non ha ricevuto l’adeguata attività di formazione con riferimento alla mansione e ai rischi connessi.

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