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Bollette a 28 giorni: parte la maxi class action per i rimborsi

21 febbraio 2018


Bollette a 28 giorni: parte la maxi class action per i rimborsi

> Business Pubblicato il 21 febbraio 2018



Il Codacons annuncia la più grande class action mai intentata ed è pronto a chiedere un maxi risarcimento di massa alle compagnie telefoniche

Sta per essere intrapresa la più grande class action mai intentata in Italia per conto di milioni e milioni di utenti danneggiati dal famosissimo “trucchetto” ideato dalle compagnie telefoniche (tra cui TimWindTreVodafone Fastweb e anche dalla pay tv Sky) ai danni degli utenti, che – del tutto ignari – hanno contribuito a gonfiare le tasche delle aziende telefoniche svuotando le proprie. Stiamo parlando del putiferio che ha creato la fatturazione a 28 giorni. E ad annunciare la maxi class action  è stato il Codacons che con un’apposita nota ha evidenziato di avere «già avviato le pratiche per valutare una azione risarcitoria di massa contro le compagnie telefoniche per la vicenda delle fatturazioni a 28 giorni e i conseguenti aumenti delle tariffe dell’8,6% che scatteranno il prossimo aprile».

Come tutti sanno, la fatturazione a 28 giorni è stata definitivamente dichiarata illegittima, anche se non è stato facile metterla al bando. Sul punto, infatti, è dovuta intervenire dapprima l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) [1] ed in seguito anche il Governo [2]. Solo così si è potuta porre la parola «fine» a quello che, per lungo tempo, ha rappresentato un vero e proprio inganno. Ed infatti, pagare una bolletta telefonica ogni 28 giorni anziché con cadenza mensile ha rappresentato per molto tempo la normalità ed è parso quasi indifferente per gli utenti. In realtà – calcolatrice alla mano – così facendo, ogni utente ha letteralmente regalato ogni anno alla propria compagnia telefonica il pagamento di una bolletta non dovuta. Pagare una bolletta telefonica ogni 28 giorni anziché con cadenza mensile, a conti fatti, significa pagarne 13 e non 12 in un anno. Tradotto in denaro: il rincaro per il cittadino si aggira intorno all’8,6% in più ogni anno, mentre l’illegittimo guadagno per la compagnia telefonica corrisponde ad una vera e propria tredicesima.

Bollette a 28 giorni: il diritto al rimborso

È del tutto evidente, quindi, il diritto degli utenti a chiedere ed ottenere il rimborso di quando indebitamente versato nel tempo e di quanto pagato in eccedenza.  Sul punto si è appena pronunciato anche il Tar Lazio e al riguardo c’è una notizia buona e una “cattiva”. Partiamo dalla buona notizia: i giudici amministrativi, dando ragione all’ Agcom, hanno confermato l’illegittimità della fatturazione a 28 giorni. Per il Tar del Lazio, dunque, è corretta la fatturazione mensile delle bollette telefoniche e non quella a 28 giorni.

La notizia meno buona riguarda, invece, i rimborsi per i quali bisognerà attendere fino ad ottobre. Su questo punto, infatti, il Tar Lazio  ha ritenuto di rinviare la decisione all’udienza di merito (già fissata al 31 ottobre), atteso anche che «il carattere, allo stato, indeterminato della somma da corrispondere agli utenti, per effetto dello storno (nella prima fattura emessa con cadenza mensile) dei predetti importi, appare in grado di incidere sugli equilibri finanziario-contabili dell’azienda» [3]. Per leggere l’ordinanza del Tar Lazio, clicca qui: Ordinanza Tar sui rimborsi

Bollette a 28 giorni: rimborsi rinviati ad ottobre

Insomma troppi soldi da mettere sul piatto ed eventualmente da restituire agli utenti in caso di vittoria. Tutto rinviato, dunque, quantomeno a fine ottobre. Facile intuire, allora, il disappunto degli utenti, per i quali vano è stato anche il ritorno alla fatturazione a 30 giorni. Sul punto, infatti, ricordiamo che dal trucchetto della fatturazione a 28 giorni alla beffa delle bollette a 30 giorni, ma più salate il passo è stato breve (per saperne di più leggi: Bollette beffa: a 30 giorni, ma con aumenti. Che fare?).

Bollette a 28 giorni: come chiedere il rimborso

Sebbene, alla luce di quanto detto, i tempi potrebbero allungarsi, resta comunque il fatto che  le compagnie telefoniche devono restituire le somme indebitamente percepite da parte dagli utenti in caso di violazione dell’obbligo di cadenza mensile, con l’obbligo per l’operatore di pagare al consumatore interessato dalla illegittima fatturazione un indennizzo forfettario non inferiore a 50 euro. Non solo: l’indennizzo sarà maggiorato di 1 euro per ogni giorno di fatturazione illegittima ed è prevista, altresì, la corresponsione degli interessi maturati sulle somme ingiustamente versate.

Per chiedere il rimborso di quanto illegittimamente pagato si hanno due possibilità:

  • rivolgersi ai Co.re.com, ossia i comitati regionali per le comunicazioni. Si tratta di organi funzionali all’Agcom, che hanno il compito di tentare una conciliazione nelle controversie in materia di telecomunicazioni tra utenti e operatori;
  • inviare direttamente un reclamo alla propria compagnia telefonica con richiesta di rimborso di quanto versato in eccedenza.

Bollette a 28 giorni: la maxi class action

Sul punto, informiamo i nostri lettori che, come anticipato, si profila all’orizzonte la più grande class action mai intentata in Italia per conto di milioni di utenti danneggiati. Lo afferma il Codacons, che ha già  avviato le pratiche per valutare una azione risarcitoria di massa contro le compagnie telefoniche per la vicenda delle fatturazioni a 28 giorni e i conseguenti aumenti delle tariffe dell’8,6% che scatteranno il prossimo aprile.
Dunque, in attesa che il Tar del Lazio si pronunci il prossimo 31 ottobre sui rimborsi spettanti agli utenti per le illegittime bollette a 28 giorni, si apre la strada di una class action dai numeri straordinari, considerato che interesserà 28 milioni di linee telefoniche fisse e oltre 12 milioni di abbonamenti Sim oggi attivi in Italia”.
Le compagnie telefoniche, dunque, dovranno immediatamente ritirare gli aumenti delle tariffe annunciati da aprile, in caso contrario dovranno affrontare una mega class action che rischia seriamente di intaccare il loro bilancio, a differenze delle sanzioni dell’Agcom la cui entità non ha scalfito né le casse né la “mala gestio” degli operatori.

 

note

[1] Delibera n. 121/17/Cons del 15.03.2017.

[2] Cfr. D.l. n. 148/2017. La conversione in legge del decreto fiscale, infatti, ha definitivamente bloccato la fatturazione a 28 giorni per le compagnie telefoniche, ristabilendo le scadenze mensili o per multipli di mese.

[3] Tar Lazio, sez. III, ord. n. 792 del 12.02.2018.


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2 Commenti

  1. queste compagnie telefoniche ne sanno una più del diavolo e in Italia hanno trovato vita facile..la nostra burocrazia creata da incompetenti o troppo furbi ci stà letteralmente distruggendo.Sarebbe facile mandarle via e non solo in questo settore..basterebbe annullare in massa i contratti e rifare accordi sani e regole ferree con altre aziende. Devo dire che anche gli utenti o comunque i cittadini sono stanchi di tutte queste angherie che arrivano a flotte in ogni momento e si stanno abituando ad accettare qualsiasi cosa.Ogni tanto ci risvegliamo da questo torpore vincendo qualche battaglia ma..la guerra è interminabile. Chiunque amministra o dà servizi alla comunità deve essere sempre controllato passo passo e alla prima che sbaglia deve essere cacciato. (non dovrebbe esistere che chi controlla deve essere a sua volta controllato ma a questo ci potremo arrivare ricominciando dagli asili ) ..Parleremo poi di un’altra bega che è quella di restituire in bolletta elettrica a quanto pare i soldi di chi non ha pagato tipo..fallimenti,morosi etc..

  2. Ip purtroppo vedo ancora pubblicità con offerta ogni 28 giorni e specificato allora fi cosa stiamo parlando pare non abbiano smesso

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