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Avances alla badante: è violenza sessuale?

29 Luglio 2019 | Autore:
Avances alla badante: è violenza sessuale?

Dov’è il confine tra l’abuso e l’amore ancillare con la domestica? E dove si colloca quello tra violenza tentata e compiuta? Risponde la Cassazione.

A volte l’intenzione non basta: affinché il reato di violenza sessuale, tentata o consumata, venga configurato, ci vuole ben altro che fare delle proposte esplicite. L’atteggiamento può risultare disgustoso, certamente. Ma è anche illegale fare, ad esempio, delle avances alla badante? È violenza sessuale chiederle oggi sì e domani pure se ha voglia di abbandonarsi a qualche minuto di piacere? Perché quando bisogna insistere è perché lei ha sistematicamente detto di no in modo chiaro, esplicito ed inequivocabile.

La Cassazione si è pronunciata sulla questione con una sentenza riguardante un uomo che, secondo la versione della parte offesa e dei testimoni da lei portati in giudizio, avrebbe minacciato la badante del suocero con il licenziamento se lei non avesse acconsentito ad avere dei rapporti sessuali con lui. Sono quelli che vengono chiamati «amori ancillari», ovvero le relazioni che si intraprendono con le collaboratrici domestiche. A dire il vero, ben potrebbero esistere con i collaboratori domestici maschi: pensa alla padrona di casa che insiste con il maggiordomo, tanto per dire.

Ebbene, che cosa ha stabilito la Suprema Corte? Secondo gli ermellini, una condotta del genere è da censurare da un punto di vista morale, da ritenere deplorevole, ma parlare di tentata violenza sessuale per le avances alla badante forse è troppo. Il perché, lo spiega la stessa Corte. Vediamo come.

Violenza sessuale: quando scatta il reato?

Il reato di violenza sessuale, così come previsto dal nostro ordinamento [1], scatta nei confronti di chi costringe qualcuno mediante violenza, minaccia o abuso di autorità a compiere o a subire atti sessuali, anche quando l’aggressore:

  • abusa delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima al momento del fatto;
  • trae in inganno la vittima sostituendosi ad altra persona.

In ogni caso, la pena prevista è la reclusione da 5 a 10 anni.

Se il caso è di minore gravità, l’entità della pena diminuisce di non più di due terzi. Ci possono essere, però, delle aggravanti [2]. In particolare, quando l’episodio viene commesso:

  • nei confronti di chi non ha ancora compiuto 14 anni;
  • con uso di armi o sostanze alcoliche o stupefacenti o con altri strumenti gravemente lesivi della salute della vittima;
  • da persona che si fa passare per pubblico ufficiale o per incaricato di pubblico servizio;
  • nei confronti di una persona sottoposta a limitazione della libertà personale;
  • nei confronti di un figlio o di una figlia, anche adottivi o sotto la responsabilità tutoriale dell’aggressore, che non hanno compiuto 16 anni;
  • dentro o nelle immediate vicinanze di una scuola frequentata dalla vittima;
  • nei confronti di una donna incinta;
  • nei confronti del coniuge, anche separato o divorziato o di una persona con cui c’è una relazione affettiva anche se non convivente;
  • da chi fa parte di un’associazione a delinquere al fine di favorire la stessa;
  • con violenze gravi o se ne deriva un pregiudizio grave ad un minore a causa della reiterazione della condotta.

Tutti questi casi vengono puniti con la reclusione da 6 a 12 anni. Se, invece, la violenza viene commessa nei confronti di un bambino che non ha ancora compiuto i 10 anni, la pena prevista è la reclusione da 7 a 14 anni.

Violenza sessuale consumata o tentata: qual è la differenza?

Fino a che punto ci si deve fermare alla tentata violenza sessuale e quando, invece, si può parlare di violenza consumata? Quest’ultima è stata ritenuta tale dalla Cassazione, ad esempio, quando:

  • l’aggressore, con sopraffazione fisica, afferra la sua vittima, tenta di baciarla, le infila le mani sotto la gonna e le strappa le mutande [3];
  • l’aggressore compie palpeggiamenti e toccamenti nelle parti intime della vittima o su altre zone erogene, anche per un breve momento ed in modo non completo [4].

Per la Suprema Corte rientrano, invece, nella tentata violenza sessuale episodi come:

  • gli atti diretti in modo inequivocabile ad abusare sessualmente della vittima ma non manifestati in un contatto fisico [5];
  • il contatto corporeo superficiale o veloce a causa di una reazione della vittima o per altri motivi estranei alla volontà dell’aggressore, che non interessa una zona erogena [6];
  • le violenze o le minacce espresse nei confronti della vittima affinché acconsenta, senza ottenerlo, ad avere un rapporto sessuale [7];
  • l’invio sul cellulare di un minore di messaggi intimidatori affinché acconsenta a compiere o a subire un atto sessuale non desiderato [8].

 Violenza sessuale: c’è reato nelle avances alla badante?

Quelli che vengono chiamati «amori ancillari», cioè la relazione tra un uomo e la propria domestica, devono essere considerati episodi di tentata violenza sessuale quando la badante deve sopportare quotidianamente le avances del datore di lavoro o di un parente della persona che accudisce, pena la perdita del lavoro stesso?

Come abbiamo visto, la Cassazione si è pronunciata in merito affermando che è tentata violenza l’episodio o gli episodi con cui, attraverso delle minacce, si tenta di convincere la vittima ad avere dei rapporti sessuali. Ma non sempre la Suprema Corte ha manifestato questo parere. In altri casi, come quello più recente [9], esaminando il caso di un uomo che avrebbe minacciato con il licenziamento la badante del suocero se lei non avesse accettato di andare a letto con lui, i giudici hanno optato per l’assoluzione. Da una parte, la Corte non ha dubitato del fatto che l’uomo avesse richiesto delle prestazioni sessuali alla badante con eccessiva insistenza e, in qualche caso, anche in cambio di un compenso materiale. Tuttavia, ha anche ritenuto che l’imputato non avesse oltrepassato il limite dell’amore ancillare, per quanto con dei comportamenti moralmente censurabili ma non punibili penalmente. Tant’è che in qualche occasione l’uomo le avrebbe offerto del denaro ma le avrebbe chiesto di fare sesso «per favore» e senza alcuna minaccia.

Insomma: osceno, ma educato. E, in fin dei conti, non punibile perché, nel suo caso, il reato di tentata violenza sessuale non sussiste.


note

[1] Art. 609-bis cod. pen.

[2] Art. 609-ter cod. pen.

[3] Cass. sent. del 18.10.2011.

[4] Cass. sent. del 23.02.2011.

[5] Cass. sent. n. 23178/2018.

[6] Cass. sent. n. 4674/2014.

[7] Cass. sent. n. 41214/2015.

[8] Cass. sent. n. 19672/2018.

[9] Cass. sent. n. 31195/2019 del 16.07.2019.


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