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In autunno l’Iva aumenterà comunque

27 Luglio 2019 | Autore:
In autunno l’Iva aumenterà comunque

Il ministro smentisce ma i suoi tecnici sono già al lavoro: aumentare l’Iva è la strada più rapida per fare cassa. Allarme della Coldiretti per i prodotti alimentari.

«Stiamo lavorando per evitare l’aumento»: sono queste le parole del ministro dell’economia Tria durante un intervista a Sky Tg24 in cui ha spiegato le intenzioni del Governo per preparare la manovra in arrivo in autunno. Il fronte caldo è proprio quello dell’Iva e si teme che nonostante gli sforzi per evitare l’aumento già preannunciato in primavera (lo stesso Tria ha subito precisato: «Stiamo lavorando in quella direzione»)  l‘Iva aumenterà comunque in autunno.  Il bombardamento di domande cui è stato sottoposto il ministro (dalla flat tax alla riduzione degli scaglioni Irpef, dal bonus Renzi di 80 euro al salario minimo) ha quindi prodotto qualche crepa proprio sull’argomento più temuto dagli italiani e cioè l’Iva. Si sa che in politica a volte smentire qualcosa è un modo per confermarla indirettamente e sta di fatto che il ministro ha ammesso che la questione dell’aumento è in lavorazione.

La novità in arrivo sul’Iva è che l’aumento potrebbe riguardare non l’aliquota ordinaria, che rimarrebbe invariata al 22% (in modo da mantenere, ma solo formalmente, la promessa del Governo di non aumentare l’Iva in generale), ma le aliquote inferiori: quella del 4% passerebbe al 6% e quella del 10% salirebbe fino al 12%. In questo modo,  si otterrebbero circa 6 miliardi di euro di maggior gettito, guardacaso proprio la cifra indispensabile ad offrire le coperture finanziarie che servono. L’aliquota attuale al 4% riguarda i beni di prima necessità, come i generi alimentari di base (pane, pasta, latte, olio, ortaggi e frutta freschi) mentre quella al 10% è stabilita per alcuni prodotti e servizi agevolati (prodotti alimentari come carne e pesce, costruzioni edilizie, consumazioni a bar e ristoranti, alberghi ecc.).

L’aumento realizzato in questo modo non sarebbe così eclatante ed evidente come quello di uno o due punti percentuali sull’aliquota al 22% ma inciderebbe comunque parecchio sulle tasche degli italiani. Per indorare la pillola probabilmente si agirà sulla riduzione delle imposte dirette, accorpando le aliquote Irpef e generalizzando la flat tax. Il fatto è che servono soldi per la copertura finanziaria della prossima manovra in arrivo in autunno e bisognerà trovarli in qualche modo, possibilmente senza intaccare le promesse fatte dalla maggioranza di governo agli elettori. Il paradosso è che proprio per garantire le misure preannunciate in arrivo, come la flat tax generalizzata al 15%  o il cuneo fiscale, occorre reperire risorse: in un certo senso bisognerà “spogliare un santo per vestirne un altro”.

Finora sono state le tensioni e le spaccature in seno alla maggioranza di Governo a frenare la manovra ma comunque entro ottobre si dovrà definire il Def, il documento programmatico di bilancio da inviare alla Commissione Europea (indispensabile per verificare se l’Italia rientra nei parametri previsti dall’Unione), e predisporre quindi la nuova legge di bilancio, la cosiddetta legge finanziaria, che dovrà entrare in vigore il 1 gennaio 2020.

Ma ora il tempo stringe ed intervenire sulle aliquote Iva ritoccandole in aumento è la strada più rapida e sicura, perché offre un gettito immediato anziché differito come quello dell’Irpef e delle altre imposte. Infatti i tecnici del ministero sono da tempo al lavoro sull’Iva ed hanno elaborato parecchie proposte, ma sinora la politica le ha frenate perché impopolari e sgradite: ad esempio Salvini ha immediatamente replicato alle dichiarazioni di Tria, proclamando: «Se Tria non taglia le tasse il problema sono io o è lui». Alla ventilata ipotesi di aumento delle aliquote Iva sui beni di prima necessità ha subito reagito la Coldiretti che ieri ha voluto incontrare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte per esporgli le sue preoccupazioni ed anzi richiedendo crediti d’imposta per la filiera alimentare.



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