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Come e quando impugnare l’avviso di pagamento dell’Inps

6 Dicembre 2013 | Autore:
Come e quando impugnare l’avviso di pagamento dell’Inps

L’avviso di addebito deve contenere alcuni elementi essenziali a pena di nullità e può essere impugnato sia per vizi di forma che di sostanza.

 

L’avviso di addebito dell’Inps è l’atto attraverso il quale l’Inps richiede al contribuente il pagamento delle somme dovute (per esempio, per il mancato versamento dei contributi previdenziali e assistenziali alla scadenza).

Esso è già titolo esecutivo ai fini della riscossione (il che vuol dire che è sufficiente per avviare l’esecuzione forzata nei confronti del contribuente, senza altri successivi atti). Per tale motivo, non è necessaria la cartella esattoriale di Equitalia per l’azione nei confronti di chi non paga le somme richieste entro sessanta giorni.

L’avviso di addebito, per essere valido, deve contenere i seguenti elementi essenziali:

– il codice fiscale del soggetto tenuto al versamento;

– il periodo di riferimento del credito e la causale;

– gli importi addebitati ripartiti tra quota capitale, sanzioni e interessi ove dovuti;

–  l’indicazione dell’agente della riscossione competente in base al domicilio fiscale presente nell’anagrafe tributaria alla data di formazione   dell’avviso.

– l’intimazione ad adempiere l’obbligo di pagamento degli importi nello stesso indicati entro il termine di sessanta giorni dalla notifica;

– l’indicazione che, in mancanza del pagamento, l’agente della riscossione indicato nel medesimo avviso procederà ad espropriazione forzata, con i poteri, le facoltà e modalità che disciplinano la riscossione a mezzo ruolo;

– la sottoscrizione, anche mediante firma elettronica, del responsabile dell’ufficio che ha emesso l’atto.

La mancanza di uno degli elementi sopraelencati comporta la nullità dell’avviso di addebito. Pertanto, è bene sapere che se l’avviso dovesse essere privo di uno dei precedenti contenuti potrebbe essere impugnato davanti al giudice e, quindi, annullato.

A tal fine, il contribuente deve agire alternativamente tramite:

– ricorso in via amministrativa all’Inps entro novanta giorni dalla notifica;

– ricorso al giudice del lavoro entro quaranta giorni dalla notifica dell’accertamento.

L’impugnazione non sospende automaticamente l’esecutività dell’avviso: ciò significa che, decorsi sessanta giorni dalla notifica dell’avviso, in assenza di pagamento, l’Inps potrà avviare l’esecuzione forzata nei confronti del contribuente. Questi, tuttavia, una volta impugnato l’atto, può chiederne la sospensione (all’Inps o al giudice) sulla base di validi motivi.

Il contribuente è legittimato ad impugnare l’avviso, oltre che nelle ipotesi di assenza di un requisito essenziale, anche qualora intenda contestare le somme addebitate (perché, per esempio, sono già state pagate) o l’errore sul destinatario dell’atto.

Il contribuente può anche impugnare l’atto qualora la sua notifica non sia avvenuta correttamente.

Ricordiamo in ultimo che l’avviso di addebito è notificato tramite posta elettronica certificata all’indirizzo del contribuente, come risultante dagli elenchi previsti dalla legge, oppure tramite i messi comunali o gli agenti della polizia municipale. La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento.



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