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Dis coll con partita Iva

25 Agosto 2019
Dis coll con partita Iva

Nel nostro ordinamento continua ad esistere un diverso trattamento tra lavoratori autonomi o parasubordinati e lavoratori dipendenti. Questa differenza è particolarmente evidente con riferimento alla tutela in caso di perdita del lavoro.

La nostra Costituzione afferma che non devono essere fatte distinzioni e non devono esserci diseguaglianze rispetto a situazioni uguali. E’ il cosiddetto principio di uguaglianza. Tuttavia, nell’ambito dei rapporti di lavoro, esistono profonde differenze tra le tutele offerte ai lavoratori subordinati e quelle offerte ai lavoratori autonomi o parasubordinati. Queste differenze, che forse un tempo potevano anche avere una ragion d’essere, oggi si traducono spesso in ingiustizie poiché, sempre più spesso, lavoratori autonomi o parasubordinati si trovano in situazioni del tutto equiparabili a quelle dei lavoratori dipendenti. La dis coll è uno strumento che cerca di attenuare queste disuguaglianze ma non si applica ai collaboratori con partita Iva e lascia dunque aperte profonde disparità di trattamento.

Avere la partita Iva oggi, infatti, non significa sempre essere dei veri imprenditori, con un certo fatturato ed una certa solidità finanziaria. Sempre più spesso dietro alle collaborazioni a partita iva si nascondono dei rapporti di lavoro in tutto e per tutto identici al lavoro subordinato e con le stesse esigenze di tutela.

Dis coll: che cos’è?

Il sistema italiano di ammortizzatori sociali è stato pensato mettendo al centro il lavoratore subordinato assunto come dipendente dal datore di lavoro. Per questo, per molti anni, il nostro ordinamento ha previsto una forma di tutela in caso di disoccupazione involontaria solo per i lavoratori subordinati. E’ nata così l’indennità di disoccupazione che ha, nel tempo, assunto forme diverse fino ad arrivare all’attuale Naspi (nuova assicurazione per l’impiego).

In realtà negli ultimi anni si sono sviluppate e diffuse sempre di più delle forme di assunzione dei lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa oppure a partita Iva. In sostanza, il lavoratore, anche se svolge attività in tutto e per tutto analoghe a quelle dei lavoratori dipendenti, non viene assunto con contratto di lavoro subordinato ma viene assunto con contratto di collaborazione coordinata e continuativa oppure con un contratto di lavoro autonomo, di consulenza, ossia aprendo una partita Iva e facendo mensilmente la fattura al datore di lavoro.

In relazione a queste forme di collaborazione, in realtà, esistono le stesse esigenze di tutela del lavoratore presenti nel lavoro subordinato. Infatti, in questi casi, il lavoratore a partita Iva o il collaboratore coordinato e continuativo non ha altre entrate se non quelle che gli vengono erogate dal datore di lavoro. La perdita del lavoro, dunque, per questi soggetti, assume la stessa importanza di quanto accade ai dipendenti.

Nonostante ciò, per moltissimi anni, l’indennità di disoccupazione prima e la Naspi poi è stato un beneficio cui potevano accedere solo i dipendenti.

La dis coll è stata introdotta [1] proprio per attenuare questa disparità di trattamento ed estendere anche ad alcune forme di lavoro autonomo e parasubordinato una forma di tutela in caso di perdita del lavoro.

La dis coll è l’indennità di disoccupazione mensile che spetta ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, nonché agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio che hanno perso involontariamente la propria occupazione.

Introdotta inizialmente come misura sperimentale per il solo anno 2015, successivamente la dis coll è stata resa una misura stabile e strutturale e costituisce, dunque, oggi uno strumento che fa parte integrante del sistema di ammortizzatori sociali erogati dall’Inps.

Per finanziare il fondo con il quale viene pagata la dis coll, è stato disposta, a decorrere dal 1° luglio 2017, un’aliquota contributiva aggiuntiva pari allo 0,51% per i collaboratori, gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio che hanno diritto alla fruizione di questa indennità.

A chi spetta e a chi non spetta la dis coll

Nonostante l’obiettivo della dis coll fosse quello di offrire una tutela in caso di perdita del lavoro a tutti quei lavoratori che vengono assunti con forme di impiego autonomo o parasubordinato ma che, di fatto, presentano le stesse esigenze di tutela dei dipendenti, l’attuale perimetro di applicazione della dis coll non risolve del tutto il problema. Ne restano infatti esclusi dei soggetti che pur avrebbero le medesime necessità di protezione sociale.

La dis coll, infatti, spetta a:

  • collaboratori coordinati e continuativi;
  • collaboratori a progetto;
  • assegnisti di ricerca;
  • dottorandi di ricerca con borsa di studio.

La dis coll non spetta a:

  • collaboratori titolari di pensione;
  • titolari di partita Iva;
  • amministratori e sindaci;
  • revisori di società;
  • associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica.

E’ comprensibile l’esclusione degli amministratori e dei sindaci dal campo di applicazione della dis coll. Questi soggetti, infatti, sono solitamente ben remunerati e hanno una situazione economia solida. I sindaci, inoltre, sono solitamente dei liberi professionisti che operano per una pluralità di clienti e non sono dunque economicamente dipendenti dal singolo cliente. Il vero profilo di ingiustizia riguarda, invece, i titolari di partita Iva. Oggi, infatti, spesso le aziende propongono al lavoratore di aprire una partita Iva e di essere inquadrato non come dipendente ma come lavoratore autonomo o consulente.

In sostanza, il lavoratore svolge regolarmente il suo lavoro a favore del datore di lavoro e ogni mese, anziché ricevere lo stipendio tramite busta paga, emette una fattura con l’importo mensile concordato a favore dell’azienda che provvede quindi al pagamento.

Si tratta, spesso, di rapporti che, dal punto di vista sostanziale, sono del tutto analoghi al lavoro dipendente. Per cui quando un titolare di partita Iva perde il lavoro ha bisogno, al pari del lavoratore dipendente, del collaboratore coordinato e continuativo, dell’assegnista o dottorando di ricerca con borsa di una forma di tutela economica.

La dis coll, invece, non offre alcuna tutela a chi lavora con partita Iva.

Ovviamente, oltre  a fare parte di una delle categorie di soggetti elencati, per poter fruire della dis coll il beneficiario deve:

  • aver perso involontariamente l’occupazione dal 1° gennaio 2015;
  • essere iscritto in via esclusiva, sotto il profilo della cassa previdenziale di riferimento, alla gestione separata Inps.

Dis coll: quanto dura?

La dis coll, pur cercando di fornire una forma di tutela in caso di perdita del lavoro a dei soggetti che fino al 2015 ne erano tradizionalmente esclusi, ha delle caratteristiche che rendono la protezione offerta meno forte della Naspi.

In particolare, mentre la Naspi può arrivare a durare fino a due anni, la dis coll viene corrisposta mensilmente per un numero di mesi pari alla metà dei mesi di contribuzione presenti nel periodo compreso tra il 1° gennaio dell’anno civile precedente l’evento di cessazione del rapporto di collaborazione e l’evento stesso. In ogni caso, al di là della contribuzione pregressa, la dis coll non può essere pagata al beneficiario per una durata superiore a sei mesi.

Dis coll: quanto si prende?

L’assegno dis coll può essere più o meno ricco a seconda della retribuzione media del beneficiario nel periodo precedente alla domanda di dis coll.

In particolare, l’ammontare dell’indennità è rapportata al reddito imponibile ai fini previdenziali risultante dal versamento dei contributi effettuati, derivanti dai rapporti di collaborazione in relazione ai quali è riconosciuto il diritto all’indennità in parola, relativo all’anno in cui si è verificato l’evento di cessazione dal rapporto di lavoro e all’anno civile precedente, diviso per il numero di mesi di contribuzione o frazione di essi.

Questa operazione consente di individuare il reddito medio mensile che costituisce la base di calcolo della dis coll.

L’assegno è pari al:

  • 75% del reddito medio mensile, come sopra calcolato, se questo reddito è inferiore a 1.195 euro (per gli anni 2015, 2016 e 2017), rivalutato ogni anno sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo;
  • 75% dell’importo di 1.195 euro, maggiorato del 25% della differenza tra il reddito medio mensile e 1.195 euro, se il reddito medio mensile è superiore al predetto importo di 1.195 euro.

Il tetto massimo oltre il quale l’assegno dis coll non può in ogni caso spingersi è pari ad euro 1.300, rivalutati annualmente sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo.

Al pari della Naspi, anche la dis coll si riduce progressivamente nel tempo: dal quarto mese di fruizione (ossia dal 91° giorno), l’indennità si riduce ogni mese in misura pari al 3%.

Inoltre, se il beneficiario intraprende una nuova attività, la dis coll si riduce di un importo pari all’80% del reddito presunto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività, autonoma o occasionale di tipo accessorio, e il termine finale di godimento dell’indennità o, se precedente, la fine dell’anno.

Tale riduzione opera se il beneficiario intraprende:

  • un’attività lavorativa in forma autonoma dalla quale ricavi un reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore a 4.800 euro per lavoro autonomo e 8.000 euro per lavoro parasubordinato;
  • un’attività di lavoro accessorio dalla quale ricavi un compenso superiore a 3.000 euro netti (o 4.000 euro lordi) per anno civile.

Domanda di dis coll

La domanda per beneficiare della dis coll deve essere presentata direttamente online all’Inps, sul sito web dell’istituto, accedendo attraverso il servizio dedicato.

In alternativa alla domanda online, si può fare procedere tramite:

  • il contact center Inps chiamano il numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure il numero 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

note

[1] Art. 15 D. Lgs. n. 22 del 4.03.2015.


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