Diritto e Fisco | Articoli

Eccessiva onerosità sopravvenuta: cos’è?

22 Agosto 2019 | Autore:
Eccessiva onerosità sopravvenuta: cos’è?

Quando si può chiedere la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta? Quali sono le condizioni? A quali contratti si applica? La risoluzione è retroattiva?

Un contratto è un accordo vincolante: su questo non ci piove. Chi sottoscrive un patto con un’altra persona è tenuto a rispettarlo. Non si tratta di una questione d’onore, ma di una questione strettamente giuridica: colui che viene meno all’impegno assunto può essere costretto dalla controparte ad adempiervi ugualmente e, in aggiunta, a pagare il risarcimento dei danni. L’ordinamento giuridico, però, non è così spietato da obbligare all’esecuzione anche colui che, pur avendo firmato un contratto, vede mutata la propria originaria prestazione a causa di eventi sopravvenuti e imprevedibili: in casi del genere, infatti, soccorre l’eccessiva onerosità sopravvenuta. Cos’è?

Possiamo dire sin d’ora che l’eccessiva onerosità è quella situazione in cui si trova chi, vincolato contrattualmente, dovrebbe eseguire una prestazione inizialmente pattuita (una somma di danaro, un bene mobile, un immobile, ecc.) ma questa è diventata più costosa o, comunque, più difficile da eseguire per una ragione imprevedibile ed eccezionale, non imputabile ad alcuno. In tale circostanza, la legge può sollevare la parte dall’obbligo di eseguire la prestazione, concedendo la risoluzione del contratto. Se sei appassionato di questioni giuridiche e l’argomento ti interessa, ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme cos’è l’eccessiva onerosità sopravvenuta.

Cos’è l’eccessiva onerosità sopravvenuta?

L’eccessiva onerosità sopravvenuta è una causa di risoluzione del contratto esercitabile allorquando una delle prestazioni dedotte nel regolamento contrattuale è divenuta, per eventi straordinari e imprevedibili, troppo difficile da eseguire. In un caso del genere, al ricorrere di tutte le condizioni che a breve ti elencherò, la parte “colpita” dall’eccessiva onerosità della propria prestazione può chiedere la risoluzione del contratto [1].

Tizio conviene con Caio di pagargli 25 euro per ogni sacco di grano che gli fornirà periodicamente. Dopo un po’ di tempo, a causa di una forte crisi del settore cerealicolo, della scarsità del raccolto dovuto a condizioni meteorologiche eccezionali e dell’aumento dei prezzi, Caio si trova in difficoltà a fornire il quantitativo richiesto, soprattutto al prezzo originariamente pattuito.

Quello appena visto è un semplice esempio di eccessiva onerosità sopravvenuta: a seguito di eventi non imputabili alle parti e non prevedibili, per un contraente diviene difficile far fronte all’impegno originariamente assunto. Ecco allora che interviene la possibilità di chiedere la risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta.

Risoluzione per eccessiva onerosità: quando può essere chiesta?

La risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta può essere chiesta solo al ricorrere di determinate condizioni. La legge dice che la risoluzione per eccessiva onerosità può essere domandata:

  • nei contratti a esecuzione continuata o periodica, ovvero a esecuzione differita;
  • se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili;
  • se la sopravvenuta onerosità non rientra nell’alea normale del contratto.

Analizziamo questi tre elementi fondamentali per invocare l’eccessiva onerosità sopravvenuta e la conseguente risoluzione contrattuale.

I contratti ad esecuzione continuata, periodica o differita

La risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta può essere domandata solamente nel caso di contratti la cui operatività si protragga nel tempo. La stessa concezione di onerosità sopravvenuta, infatti, presuppone un cambiamento che sia sopraggiunto nel tempo, cambiamento che non potrebbe sussistere nel caso di contratto la cui efficacia si estingue immediatamente.

Tizio acquista da Caio un’automobile per il prezzo di quattromila euro. Il pagamento avviene al momento della consegna.

Mevio si reca in un mobilificio e acquista una scrivania pagandola quattrocento euro.

Negli esempi appena illustrati nessuna parte potrebbe mai invocare l’eccessiva onerosità sopravvenuta della propria prestazione, visto che il contratto si conclude ed esaurisce i propri effetti istantaneamente, con il semplice acquisto del bene desiderato.

Al contrario, l’eccessiva onerosità sopravvenuta (e conseguente risoluzione) può essere invocata se il contratto stipulato dalle parti si protragga nel tempo, per sua natura (pensa ai classici contratti di somministrazione, come quello del servizio telefonico, della luce, del gas, oppure al contratto di locazione e a tutti gli altri che prevedono un pagamento cadenzato) oppure per scelta delle parti (pensa all’acquisto di un’automobile la cui esecuzione venga rinviata ad un momento successivo).

Dunque, l’eccessiva onerosità può operare solamente nei contratti i cui effetti si protraggono nel tempo: è proprio in questo periodo che si può inserire quell’evento imprevedibile e straordinario che rende eccessivamente difficoltosa l’esecuzione della prestazione per una delle parti.

Avvenimenti straordinari e imprevedibili

Perché si possa chiedere la risoluzione per eccessiva onerosità occorre che quest’ultima sia sopraggiunta all’iniziale stipula del contratto e sia dipesa dal verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili. In buona sostanza, se una prestazione sia divenuta troppo onerosa per una delle parti, tale circostanza non deve essere imputabile a loro, ma ad eventi che non potevano in alcun modo essere previsti al momento della stipula del contratto.

Lo squilibrio delle prestazioni che contraddistingue l’eccessiva onerosità deve dipendere da un evento straordinario, cioè un evento che statisticamente è poco frequente, con carattere di eccezionalità, e imprevedibile, deve cioè essere tale che i contraenti non lo avessero messo in conto, in base alle loro conoscenze ed esperienze.

Ad esempio, lo scoppio di una guerra che comporta l’impennarsi del prezzo di determinati beni può essere un evento straordinario e imprevedibile che giustifica la risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta. Alla stessa maniera, un evento eccezionale può essere una calamità naturale, come un terremoto o un tifone, la cui potenza distruttiva possa incidere sul prezzo di una prestazione.

L’alea del contratto

Il codice civile specifica che la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta non può essere invocata nel caso di contratti aleatori o, comunque, se lo squilibrio tra le prestazioni rientra nella normale alea contrattuale. Cosa significa? Proverò a spiegartelo con parole semplici.

Un contratto è aleatorio quando è caratterizzato, per sua natura, dal rischio della prestazione. L’esempio classico di contratto aleatorio è quello di assicurazione: il contraente versa un premio periodico all’impresa assicuratrice, senza sapere se quello che dà gli verrà poi restituito nel caso del verificarsi dell’evento rischioso.

Per essere ancora più concreti, pensa all’assicurazione auto, obbligatoria per legge. Tutti gli automobilisti versano un premio annuo all’assicurazione, senza però che da quest’ultima abbiano indietro qualcosa: la Rc auto, infatti, si attiva solamente in caso di sinistro. Se un automobilista guida la sua vettura e paga per tutta la vita l’assicurazione, ma non avrà causato mai alcun incidente, egli si sarà trovato in un rapporto del tutto squilibrato, perché ha pagato per tanti anni senza ricevere in cambio nulla.

Lo stesso vale per l’assicurazione, la quale potrebbe essere chiamata a corrispondere al cliente un’ingente somma a fronte del pagamento di un piccolo premio. Ti faccio alcuni esempi.

Tizio stipula un contratto di assicurazione contro il furto di un dipinto prezioso che ha in casa. Il giorno dopo la sottoscrizione della polizza, il quadro viene rubato. L’assicurazione, pur avendo ricevuto solo una piccola rata del premio, è tenuto comunque a versare a Tizio l’intero importo pattuito per il furto.

Tizio, neopatentato, stipula la sua prima polizza auto. Dopo neanche due giorni, investe un pedone.

Esistono poi contratti in cui un certo squilibrio tra le prestazioni è tollerato ed è normale per la natura dell’accordo: pensa all’acquisto di barili di petrolio, oppure di merce il cui valore è suscettibile di oscillazione in base alle stagioni.

Insomma, in tutti i casi in cui l’alea (cioè il rischio) è il fondamento del contratto oppure ne è un elemento da prendere in considerazione, l’eccessiva onerosità sopravvenuta non potrà essere invocata, perché i contraenti sono sin dall’inizio a conoscenza del rischio che si assumevano.

Risoluzione per eccessiva onerosità: quali effetti?

Al ricorrere delle condizioni che abbiamo analizzato nei paragrafi precedenti la parte svantaggiata dall’eccessiva onerosità sopravvenuta può chiedere al giudice di ottenere la risoluzione del contratto. Quali sono gli effetti di tale risoluzione? Ce lo dice la legge [2]: la risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta, poiché ha ad oggetto contratti ad esecuzione continuata o periodica, non ha effetto retroattivo.

Ciò significa che l’effetto della risoluzione non si estende alle prestazioni già eseguite, le quali quindi sono fatte salve. Il contratto dunque si intenderà sciolto solamente per il futuro: ciò che è stato dato non può essere più restituito.

Come evitare la risoluzione per eccessiva onerosità?

La legge offre alla parte che non è “vittima” dell’eccessiva onerosità sopravvenuta della propria prestazione di paralizzare la pretesa risolutoria della controparte. Secondo il codice civile, la parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto.

L’offerta di riduzione è volta a ristabilire l’equilibrio contrattuale sconquassato dall’eccessiva onerosità imputabile a cause imprevedibili e straordinarie. Si tratta di un’offerta che viene proposta unilateralmente a colui che intende chiedere la risoluzione: se accettata, il contratto verrà modificato (riequilibrato) e il suo scioglimento scongiurato.


note

[1] Art. 1467 cod. civ.

[2] Art. 1458 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube