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Assegno d’invalidità per lavoratori

28 Novembre 2019 | Autore:
Assegno d’invalidità per lavoratori

Assegno ordinario d’invalidità: a chi spetta, come si calcola, con quali prestazioni è compatibile, come si valuta la capacità di lavoro.

Sei un lavoratore, versi i contributi all’Inps e da poco ti sei ammalato o hai subito un infortunio? Forse non sai che, se dalla malattia o dall’infortunio sono derivate gravi conseguenze, destinate a permanere nel tempo, potresti aver diritto a una prestazione da parte dell’Inps: si tratta dell’assegno ordinario d’invalidità.

L’assegno d’invalidità per chi lavora, in particolare, spetta quando si verifica un infortunio non lavorativo, o una malattia non professionale: se invece l’infortunio capita in occasione di lavoro, o se la malattia si verifica a causa della professione svolta, è l’Inail, nella generalità dei casi, a dover pagare una rendita o un indennizzo.

L’assegno d’invalidità per lavoratori è stato previsto per la prima volta nel 1984, dalla riforma delle pensioni di invalidità [1]: questa riforma ha il merito di aver introdotto un nuovo concetto di inabilità al lavoro. Il nuovo concetto d’inabilità al lavoro, in particolare, è differente da quello di inabilità al guadagno, unico parametro di valutazione della riduzione della capacità lavorativa valido sino a quel momento, in quanto esclude ogni riferimento al contesto economico, sociale ed al mercato del lavoro.

In buona sostanza, col nuovo criterio di inabilità al lavoro non ci si basa sui fattori esterni, per valutare la riduzione della capacità lavorativa, ma su un giudizio medico-legale individualizzato; si deve poi tener conto non solo del danno biologico, ma anche della situazione specifica del lavoratore: età, sesso, abitudini, qualifica lavorativa raggiunta, usura lavorativa.

Ma chi ha diritto all’assegno ordinario d’invalidità? Quali sono i requisiti sanitari necessari? Bisogna aver versato un minimo di contributi? Si può continuare a lavorare? Facciamo il punto completo della situazione.

Quanti contributi ci vogliono per l’assegno d’invalidità?

L’assegno ordinario di invalidità spetta a tutti lavoratori assicurati all’Inps che possano far valere almeno 5 anni effettivi di contribuzione, di cui 3 anni lavorati nel quinquennio precedente la domanda di prestazione. È possibile raggiungere il requisito anche attraverso i versamenti volontari di contributi.

Per individuare i 3 anni nel quinquennio, si considerano come periodi neutri (parentesi neutra, da saltare nel conteggio) i periodi di:

  • assenza facoltativa dal lavoro dopo il parto (maternità facoltativa);
  • iscrizione a fondi di previdenza sostitutivi, esclusivi ed esonerativi dell’assicurazione generale obbligatoria Inps (ad esempio ex Inpdap, Ipost, fondo elettrici, telefonici…);
  • lavoro svolto all’estero in Paesi non convenzionati;
  • malattia eccedente il periodo di contribuzione accreditabile.

Che cosa significa periodi neutri? Significa che i 3 anni di contribuzione devono essere cercati nell’arco di tempo che si ottiene aggiungendo i periodi elencati al quinquennio che precede la domanda di assegno.

Condizioni di salute per l’assegno d’invalidità

Quali sono i requisiti sanitari per ottenere dall’Inps l’assegno d’invalidità? La capacità di lavoro, in occupazioni adatte alle proprie attitudini, competenze ed esperienze, deve essere ridotta a meno di 1/3, in modo permanente, a causa dell’infermità o minorazione.

Puoi avere diritto all’assegno anche se la tua capacità lavorativa risultava già a meno di 1/3 al momento della tua prima occupazione (o, più precisamente, dell’inizio del rapporto assicurativo con l’Inps), purché:

  • vi sia stato un aggravamento, anche lieve, successivo;
  • siano sopraggiunte nuove infermità.

In pratica, puoi avere l’assegno anche se si sono verificate, dopo l’iscrizione all’Inps, delle circostanze che hanno peggiorato ulteriormente la tua capacità lavorativa.

Domanda di assegno di invalidità

Se vuoi ottenere l’assegno d’invalidità, devi presentare un’apposita domanda all’Inps, attraverso la procedura telematica domanda d’invalidità. Per approfondire: Come presentare domanda d’invalidità.

Per presentare la domanda, è necessario che il tuo medico curante ti rilasci il modello SS3, il cui protocollo andrà allegato alla richiesta.

L’Inps ti chiamerà a visita: dopo aver accertato, tramite l’apposita commissione medica integrata, che tu possieda il requisito sanitario e quello contributivo, riconoscerà l’assegno.

La decorrenza dell’assegno è il primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.

Come si calcola l’assegno d’invalidità?

L’assegno d’invalidità è rapportato ai contributi che hai effettivamente versato alla data della domanda, per quanto riguarda i periodi da calcolare col sistema contributivo; è rapportato ai periodi coperti da contribuzione ed ai tuoi ultimi stipendi (lordi) o redditi, per i periodi da calcolare col sistema retributivo.

Il sistema di calcolo da utilizzare varia in base alla collocazione dei contributi accreditati.

In particolare, se hai alle spalle almeno 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995, il sistema di calcolo da utilizzare è retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo.

Se hai meno di diciott’anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995, devi utilizzare invece il calcolo retributivo soltanto sino a questa data.

Se non possiedi contribuzione al 31 dicembre 1995, invece, il calcolo risulta esclusivamente contributivo.

La percentuale d’invalidità riscontrata non incide sul calcolo della prestazione.

Ricorda che, al compimento dell’età pensionabile, l’assegno di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia, se hai perfezionato i previsti requisiti di contribuzione (nella generalità dei casi, almeno 20 anni; i periodi di fruizione dell’assegno sono valutati ai fini del diritto alla pensione).

L’importo della pensione di vecchiaia non può essere inferiore all’importo dell’assegno d’invalidità in pagamento al momento di liquidazione della prestazione.

Quanto dura l’assegno d’invalidità?

L’assegno ordinario d’invalidità dura 3 anni ed è rinnovabile, su domanda, nel semestre che precede la scadenza. Dopo due rinnovi, l’assegno diventa definitivo.

Ricorda dunque che devi chiedere la conferma dell’assegno con un’apposita domanda, o lo perderai.

La commissione medica, nella visita di conferma, valuterà la permanenza dello stato di invalidità, non in base all’irreversibilità della malattia o della menomazione, ma solo in base all’imprevedibilità di futuri miglioramenti. In pratica, non è necessario che la minorazione sia assolutamente insanabile, ma è sufficiente che la sua durata sia incerta.

La valutazione è commisurata al triennio; dopo 3 riconoscimenti consecutivi, l’assegno è definitivo.

Revoca e sospensione dell’assegno d’invalidità

Hai ottenuto il riconoscimento in via definitiva dell’assegno? Devi sapere che puoi comunque, in qualsiasi momento, essere sottoposto a una visita di revisione d’ufficio, da parte dell’Inps. Puoi anche essere tu a richiedere una visita di revisione.

Se dagli accertamenti di revisione risulta venuto meno lo stato invalidante, l’Inps revoca l’assegno d’invalidità. Se ti rifiuti, senza giustificato motivo, di sottoporti alla visita di revisione, l’istituto procede alla sospensione dell’assegno.

L’assegno può essere revocato anche se le condizioni di salute non sono cambiate, se si riscontra che in passato la prestazione è stata attribuita erroneamente.

Posso lavorare con l’assegno d’invalidità?

Percepisci un assegno d’invalidità piuttosto magro e vorresti continuare a lavorare? Puoi farlo: l’assegno è infatti compatibile con qualsiasi attività lavorativa. Sono però previste le seguenti riduzioni, in presenza di un reddito da lavoro, dipendente, autonomo o di impresa:

Reddito
Riduzione
supera 4 volte il trattamento minimo (26.676,52 euro annui per il 2019)l’assegno d’invalidità si riduce del 25%
supera 5 volte il trattamento minimo (33.345,65 euro annui per il 2019)l’assegno d’invalidità si riduce del 50%
L’assegno di invalidità così ridotto comunque superiore all’importo del trattamento minimo (513,01 euro mensili per il 2019)
Per reddito di lavoro dipendenteSi applica sul reddito di lavoro una trattenuta del 50% della quota eccedente il trattamento minimo·  di 6 giornate in caso di paga settimanale

·  di 12 giornate in caso di paga quattordicinale

·  di 13 giornate in caso di paga quindicinale

·  di 26 giornate in caso di paga mensile

Per reddito di lavoro autonomoSi applica una trattenuta del 30% della quota eccedente il trattamento minimo

È previsto un correttivo in modo da non penalizzare lavoratori che superino di poco una delle fasce di reddito. Se possiedi almeno 40 anni di contributi, l’assegno di invalidità non subisce la seconda riduzione.

Sei escluso dal divieto di cumulo, per quanto riguarda il secondo taglio dell’assegno, se:

  • risulti assunto con contratto di lavoro a termine, la cui durata non superi complessivamente le 50 giornate nell’anno;
  • dalla tua attività dipendente o autonoma deriva un reddito complessivo annuo non superiore all’importo del trattamento minimo corrispondente.

Per conoscere ulteriori ipotesi in cui puoi cumulare pienamente l’assegno coi redditi di lavoro: Riduzione assegno d’invalidità.

Il tuo assegno d’invalidità ammonta a 1913 euro al mese. Guadagno 600 euro al mese come dipendente. L’eccedenza della quota superiore al minimo Inps, cioè 1400 euro (1913- 513) ti viene pagata solo per il 50%, quindi per 700 euro. La tua prestazione scende così a 1200 euro.

La trattenuta, comunque, non può superare il reddito da lavoro percepito. Così la riduzione effettiva risulta pari.

Non sono più applicate riduzioni al compimento dell’età di vecchiaia, cioè quando l’assegno viene trasformato d’ufficio dall’Inps in pensione di vecchiaia.

L’assegno d’invalidità è compatibile con altre prestazioni?

L’assegno ordinario di invalidità è compatibile con altre prestazioni d’invalidità erogate dall’Inps: in particolare, è compatibile con la pensione di invalidità civile totale, o inabilità civile, ma non con la pensione d’invalidità civile, ossia l’assegno mensile di assistenza per invalidi civili parziali.

L’assegno può essere convertito in pensione di reversibilità (spetta, eventualmente, la pensione indiretta) ed è cumulabile con l’indennità di malattia; non è compatibile, invece, con l’indennità di mobilità e di disoccupazione.


note

[1] Art.1 L. 22/1984.

Autore immagine: 123rf.com


3 Commenti

    1. Grazie a te. Continua a seguire il nostro portale di informazione giuridica. Ogni giorno, potrai trovare tantissime news e articoli sempre aggiornati.

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