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La rata del mutuo troppo alta rispetto allo stipendio fa reddito

29 Luglio 2019
La rata del mutuo troppo alta rispetto allo stipendio fa reddito

L’Agenzia delle Entrate può trarre, da un mutuo troppo oneroso, indici di capacità contributiva e farne derivare un accertamento fiscale tramite redditometro.

Se vuoi comprare una casa, la banca può concederti un mutuo fino a massimo l’80% del valore di perizia dell’immobile che intendi acquistare e su cui sarà iscritta l’ipoteca. Questo vincolo è predisposto a salvaguardia del sistema bancario. Difatti, nel caso in cui il cliente non dovesse restituire l’importo e si dovesse procedere al pignoramento, l’istituto di credito potrà recuperare il capitale e le eventuali spese sostenute per la procedura esecutiva. Ciò nonostante si può ottenere un mutuo al 100% del capitale se offri ulteriori garanzie come una fideiussione (ad esempio un parante che ti fa da garante) o l’ipoteca su un altro immobile. Ma attenzione: la rata del mutuo troppo alta rispetto allo stipendio fa reddito. Il che significa anche che chiedere un mutuo troppo elevato rispetto alle proprie capacità è rischioso, non tanto perché diventa più difficile – e quindi incerta – la restituzione della somma prestata, ma perché il fisco potrebbe trarre da tale elemento indizi per sospettare una disponibilità reddituale superiore a quella che dichiari. Risultato: potresti trovarti a fare i conti con un accertamento fiscale.

A dimostrazione del fatto che la rata del mutuo troppo alta rispetto allo stipendio fa reddito vi sono numerose sentenze della Cassazione, alcune delle quali molto recenti [1]. Secondo la Corte, infatti, è possibile l’accertamento di tipo sintetico – tanto per capirci, quello effettuato tramite il redditometro – qualora l’entità della rata risulti ragionevolmente insostenibile rispetto alle disponibilità finanziarie del contribuente.

Il ragionamento che fa l’Agenzia delle Entrate è abbastanza semplice e per comprenderlo facciamo un esempio pratico.

Marco ha una famiglia e un figlio. Il suo stipendio è ancora modesto: guadagna 1.200 euro al mese. Ha di recente chiesto un mutuo in banca per comprare la prima casa. La rata del mutuo è di 800 euro al mese. A Marco rimangono solo 400 euro per pagare le spese quotidiane, le utenze, il condominio, le tasse: troppo poco per poter far fronte a tutto. Tale circostanza viene immediatamente messa in luce da un software dell’Agenzia delle Entrate (il cosiddetto redditometro) che segnala al funzionario di turno una incongruenza sui redditi dichiarati dal contribuente.

Come difendersi dall’accertamento per mutuo troppo alto

Tutte le volte in cui un contribuente sopporta una spesa annua superiore al 20% del reddito dichiarato, viene contattato dal locale ufficio delle imposte. L’Agenzia delle Entrate gli chiede di giustificare la fonte delle maggiori disponibilità economiche che, evidentemente, non trovano contraltare nella dichiarazione dei redditi. Il contribuente dovrà allora dar prova – e la prova deve essere un documento scritto con data certa – di poter contare su altre fonti di sostentamento che derivano da redditi non tassabili (ossia esenti) o che sono stati già tassati prima dell’erogazione (tassati alla fonte). Solo così potrà evitare un’ulteriore tassazione. In sintesi, chiedere un mutuo troppo alto può far scattare il redditometro salvo che il contribuente dimostri che la rata viene pagata con donazioni dei familiari ottenute tramite bonifici bancari, vincite, risarcimenti, eredità, vendita di beni usati, ecc.

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Il mutuo troppo oneroso fa reddito e dimostra la capacità contributiva

Come anticipato, sono numerosi i precedenti della Cassazione dai quali si possono trarre argomenti per ritenere che una rata di mutuo troppo alta è indice di capacità contributiva e quindi può far scattare l’accertamento fiscale.

Ecco alcuni precedenti.

Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 17 luglio 2019 n. 19192

«Qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali e il contribuente deduca e dimostri che tale spesa sia giustificata dall’accensione di un mutuo ultrannuale, il mutuo non esclude la capacità contributiva ma bensì la diluisce. Pertanto, dalla spesa accertata (e imputata al reddito) deve essere detratto il capitale mutuato e sommati, per ogni annualità, i ratei di mutuo maturati e versati. Quanto all’acquisto dell’immobile a seguito di un mutuo di importo pari al prezzo di acquisto, in tema di accertamento cosiddetto sintetico, la produzione del contratto di mutuo che dimostri la provenienza non reddituale delle somme utilizzate per l’acquisto del bene può costituire la prova contraria a carico del contribuente».

Corte di Cassazione, sezione VI tributaria, ordinanza 3 dicembre 2018 n. 31124 

«In tema di accertamento cd. sintetico, la prova contraria a carico del contribuente richiesta dall’art. 38, comma 6, del d.P.R. n. 600 del 1973, può essere assolta mediante la produzione del contratto di mutuo, idoneo a dimostrare la provenienza non reddituale delle somme utilizzate per l’acquisto del bene».

Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 24 febbraio 2017 n. 4797 

«In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali e il contribuente deduca e dimostri che tale spesa sia giustificata dall’accensione di un mutuo ultrannuale, il mutuo medesimo non esclude ma diluisce la capacità contributiva; ne consegue che deve essere detratto dalla spesa accertata (e imputata a reddito) il capitale mutuato, ma a essa vanno, invece, aggiunti, per ogni annualità, i ratei di mutuo maturati e versati».

Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 24 febbraio 2017 n. 4797

«In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali e il contribuente deduca che tale spesa sia il frutto di liberalità, ai sensi dell’art. 38, comma 6, del d.P.R., n. 600 del 1973, la prova delle liberalità medesime deve essere fornita dal contribuente con la produzione di documenti, ai quali la motivazione della sentenza deve fare preciso riferimento».

Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 11 settembre 2009 n. 19647

«In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’acquisto di beni immobili a titolo oneroso costituisce un indizio sufficiente ai fini della determinazione sintetica del reddito ai sensi dell’art. 38, quarto comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, non assumendo alcun rilievo la circostanza che sia mancato un effettivo esborso del corrispettivo pattuito, avendo le parti proceduto alla compensazione di debiti e crediti reciproci, in quanto tale operazione, oltre a confermare l’onerosità del trasferimento, costituisce uno dei modi di estinzione dell’obbligazione, ancorché diversi dall’adempimento, ed è pertanto idonea a rivelare la corrispondente capacità economica del contribuente».


note

[1] Cass. ord. n. 15399/17 del 21.06.17.


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