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Si possono amare lealmente più persone?

25 Agosto 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Si possono amare lealmente più persone?

Monogamia o poligamia all’interno dei patti coniugali: cosa c’è da sapere alla luce delle recenti pratiche di poliamore.

“Ti amo e chiedo perdono” canta Umberto Tozzi. La canzone è ormai di qualche anno fa, ma continua ad essere riproposta con nuovi arrangiamenti musicali ed interpreti, quasi a voler imprimere un sigillo di eternità ad un tema che non smette mai d’interrogare e affascinare. Qual è questo tema? Verrà spontaneo chiedersi. La risposta, forse anche troppo scontata, è: l’amore, così tanto cantato dai poeti. Non a caso Dante nel “suo” Paradiso della Divina Commedia scrive “l’amor che move il sole e l’altre stelle”. Un’espressione che nella sua profonda poeticità sta a significare che a fondamento del mondo e della vita in genere, si colloca l’amore come motore di tutto.

Una molla propulsiva molto forte dunque che, nelle versioni più romantiche, sembra esigere un rapporto esclusivo e duale dell’io-tu, come ci ricorda anche Umberto Tozzi, ma sarà davvero sempre così ovunque? O meglio: si possono amare lealmente più persone? Perché il nocciolo della questione è proprio questo, specie nell’attuale epoca storica, dove tutto sembra essere messo in discussione, con famiglie allargate e rapporti sempre più “fluidi”, per dirla con Bauman, vale a dire rarefatti e dai confini sempre meno netti.

Un amore per potersi dire leale, da mostrare alla luce del sole, deve per forza intercorrere tra due individui o può nascere e mantenersi stabile anche in presenza di più soggetti? Ed ancora, in tutto questo c’entrano qualcosa i dogmi religiosi e le radici culturali? Per saperne di più in fatto di amore e “poliamore”, nel quale cioè l’amore è coniugato al plurale, non mollare ora e continua a seguirci!

Amore esclusivo

Chi mastica un po’ di diritto avrà, prima o poi, sentito parlare di diritto di esclusiva che in latino suona come “ius excludendi omnes alios” , ossia diritto di escludere chiunque altro. Un’espressione che si lega ai concetti di proprietà privata, ma che potrebbe benissimo essere trasferita anche nel campo delle relazioni umane, specie in realtà storico sociali come la nostra dove la monogamia costituisce la regola.

Passando dal diritto all’ambito delle relazioni affettive, l’amore che lega i partner, fa propendere per una necessaria esclusività della relazione che consente al sentimento di nascere, crescere e fortificarsi in un rapporto dove regna fiducia, rispetto e lealtà.

Altre forme di triangolazione del genere “lui, lei l’altro” rimandano invece in prima battuta a tradimenti, rapporti clandestini e amanti, messi al bando dal diritto, dalla chiesa e anche dal comune sentire della media delle persone. Ma cosa significa essere leali in un rapporto d’amore?

Amore leale

Cominciando dal termine lealtà, forse non tutti sanno che il termine discende da legalitas che in latino significa legalità. Per di più il significato della parola rimanda ai valori dell’onestà associata a franchezza e sincerità. Per cui si potrebbe dire che all’interno di un rapporto si è fedeli quando si è rispettosi di un accordo posto in essere con l’altro. Al contrario, tradire vuol dire venir meno a quel preciso accordo che, nella stragrande maggioranza dei casi, quantomeno in Italia è un patto monogamo.

In soldoni, i monogami tendono a definire la fedeltà come l’impegno di esclusività sessuale verso un unico partner (alla volta). Cosa accade invece in caso di poliamore? E a cosa ci si intende riferire nello specifico? Per saperne di più continua a leggere!

Poliamore

Riprendendo il discorso del patto amoroso che lega i partner, mentre in una relazione monogama, il rispetto per l’altro esige un rapporto duale, per i cosiddetti poliamorosi invece il “patto” è appunto poliamoroso, e allora in questo caso, cosa si intende per fedeltà o meglio per “polifedeltà“? Molti di coloro che praticano il poliamore, vale a dire una vita relazionale intima estesa a più partner contemporaneamente, tendono a definire la fedeltà non come l’esclusività sessuale, ma sotto forma di rispetto per le promesse e gli accordi fatti all’interno della relazione.

Anche nel caso di un amore tra più di due partner, un’eventuale relazione sessuale tenuta segreta ai compagni di vita dovrebbe considerarsi una violazione di questi accordi e, dunque, un tradimento. Si potrebbe asserire che i poliamorosi tendano a basare gli impegni reciproci su considerazioni diverse dall’esclusività sessuale, quali appunto i valori di fiducia e onestà. Per cui la fedeltà è per loro sinonimo di onestà e apertura verso i propri partner, sempre nel mantenimento degli impegni presi con essi.

Amore esclusivo o poliamore?

Allora, verrà spontaneo chiedersi, anziché imporsi delle regole di monogamia che a quanto sembra guardandosi intorno, sono ormai ben pochi a rispettare, non sarebbe auspicabile agire più alla luce del sole ed aprirsi a relazioni allargate? Ben consapevoli però che la maggior parte dei cosiddetti poliamorosi pone sempre e comunque l’accento sul rispetto verso tutti i partner. Una cosa quest’ultima forse interessante a parole, ma poi all’atto pratico più facile a dirsi che a farsi. Chi, infatti, può dire di non essere stato, almeno una volta, testimone di uno scambio di battute forti provocato da uno sguardo di troppo gettato alla donna di un altro, o peggio ancora di una rissa scatenata da apprezzamenti non richiesti rivolti al gentil sesso in presenza di focosi mariti e fidanzati? Non a caso la nostra tradizione, ma non solo la nostra, è quella che vuole i maschi come dei latin lovers, dal sangue caldo con frequenti sconfinamenti verso smodate manie di possesso che nulla avrebbero a che vedere con l’amore.

E se la forma più sublime di amore è quella che lascia libero l’altro, si può riuscire nell’intento cantato dall’innamorato Gatto Panceri del “seguirò il tuo volo senza interferire mai”? Ossia è umanamente concepibile essere così bravi e di mentalità aperta da riuscire ad amare il compagno di vita, senza provocare alcuna interferenza nei voli che l’altro intenderà compiere? Una domanda, come si dice, da cento milioni di dollari, ma che la dice lunga sul proprio autocontrollo e sulla consapevolezza di sé e degli altri, requisiti imprescindibili per una solida base di partenza in fatto di amore maturo e sano.

Possesso e amore

“M’ama, non m’ama e se mi ama quanto mi ama?”. Chi non si è prima o poi ritrovato a sfogliare i petali della margherita al fine di trovare responso ai propri dubbi d’amore? E una volta sedate, almeno in parte, le ansie da amore non corrisposto, cosa dire delle manie di possesso? La risposta ovviamente non può essere la stessa per tutti, infatti se è vero che quella minima dose di possessività può al limite anche fare piacere, è fuor di dubbio che quando vengono toccati livelli cosiddetti morbosi, il possesso, come anche la gelosia, finiscono per avvelenare qualsiasi relazione. Nel rapporto poliamoroso, poi, il cosiddetto “non possesso” sta alla base della relazione che contempla più partner in contemporanea, per cui si ama una persona senza tentare di possederla. Ne consegue che i poliamorosi, più dei partner monogami, si trovano sin da subito a fare i conti con l’istinto primordiale del possesso da controllare e incanalare verso direzioni, costruttive e non distruttive. Se, quindi, il senso di possesso da esercitare sul partner è sintomo in un certo qual modo di insicurezza, è pur vero che in tutto questo giocano una parte molto importante anche le tradizioni e gli schemi socio-culturali all’interno dei quali si è vissuti. Vediamo come cambiano i rapporti a seconda delle aree geografiche di riferimento.

Poliginia: cos’è e dove è diffusa

Appurato che quando si parla di poliamore il valore che viene posto al centro è quello dell’inclusività, che consente di rispondere in modo empatico alla felicità che una persona amata prova per la relazione amorosa con un terzo soggetto, vediamo ora come il tutto può tradursi in pratica.

Cominciando da un punto di vista strettamente terminologico, contrapposta a monogamia, esiste la parola poligamia che sta appunto a significare unione matrimoniale di un individuo con due o più individui dell’altro sesso. A sua volta, la poligamia può estrinsecarsi sottoforma di poliginia e poliandria. Si ha poliginia quando l’unione matrimoniale riguarda un solo uomo e due o più donne. Tale costume è rintracciabile però solo in alcuni stati appartenenti alle aree asiatiche e africane e forse per questo meno conosciuto.

Poliandria: cos’è e dove si trova

Si parla invece di poliandria quando l’unione tra più di due partner vede un unico partner donna e più mariti. Sembra che tale pratica sia abbastanza diffusa in Tibet, mentre nel resto del mondo non se ne trova traccia. Una nota interessante è che la poliandria è proibita dalla maggior parte delle confessioni religiose (siano esse induiste o cristiane), inoltre non è riconosciuta legalmente nella maggior parte degli stati, compresi quelli che permettono la poliginia.

Cosa dice la legge in fatto di poliamore

Pochi paesi consentono matrimoni di stato fra tre o più partner. Tra i paesi che sembrano fare eccezione ci sono i Paesi Bassi dove sono consentite le unioni civili tra più persone. Infatti, è proprio nei Paesi Bassi che nel 2005 si è celebrata la prima unione nazionale fra tre partner, seguono a ruota gli Stati Uniti. E in Italia cosa accade? Tra le città dove queste pratiche poliamorose stanno cominciando a prendere piede, tramite gruppi d’incontro, blog e app: Torino, Roma, Milano, Padova. Se poi dai mutamenti comportamentali si passa alle regole di diritto, la “musica” però cambia notevolmente.

Fra i doveri coniugali annoverati all’interno del Codice civile [1] vi è il cosiddetto obbligo di fedeltà che presuppone peraltro un rapporto esclusivo tra due soggetti. Correlati alla fedeltà ci sono poi plurimi impegni, tra cui l’astensione dall’adulterio, nonché da relazioni sessuali extraconiugali, la lealtà e la solidarietà, al fine di non tradire la fiducia reciproca ed il rapporto di dedizione sia fisica che spirituale fra i coniugi.

Ne discende che laddove la violazione dell’obbligo di fedeltà abbia provocato la disgregazione dell’unione familiare, determinando l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza tra i coniugi, tale violazione stando ad alcune recentissime pronunce [2], sarebbe di per sé “sufficiente a determinare la pronuncia di addebito della separazione a carico del coniuge responsabile” [3] [4]. Quindi, una posizione radicalmente distante da qualsivoglia pratica di poliamore.

Della serie: “paese che vai, usanza che trovi”!


Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] Art. 143 cod. civ.

[2] Corte App. Palermo, Sez. I n.1866 del 17.01.2017.

[3] Trib. Milano sez. IX n.6831 del 19.06.2017.

[4] Cass. sez. I n.977 del 17.01.2017.


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