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Fasce di livello Pubblica Amministrazione

23 Agosto 2019 | Autore:
Fasce di livello Pubblica Amministrazione

Le fasce di di livello professionali nella PA e differenze economiche e professionali.

Nella Pubblica Amministrazione sono molte le fasce di livello professionali in cui rientrano le varie figure professionali. Le varie fasce si differenziano al loro interno anche in base ai diversi livelli. Ciò comporta spesso un’enorme differenza anche da un punto di vista economico (per quanto concerne gli stipendi percepiti), ma anche per ciò che riguarda le responsabilità, i compiti e le mansioni che si avranno e che verranno assegnati al dipendente pubblico.

Per il lavoratore, infatti, esiste anche la cosiddetta possibilità di ‘fare carriera’ con la grande opportunità offerta da quelle che vengono definite come ‘progressioni di carriera’. Ciò vale anche appunto per ragioni di gratificazione morale, un po’ come nel caso della premialità del dipendente pubblico. Ma più che le progressioni o la premialità, appunto, ci interessa andare a conoscere più da vicino come si articola tutto il vasto universo delle fasce di livello di livello Pubblica Amministrazione.

Una sfera importante per comprendere che posizione si ricopre e fare ordine anche da un punto di vista gerarchico interno. Ciò è quanto mai importante, sia per una migliore e più facile gestione dell’operato, che per una sua efficacia, efficienza e celerità; per evitare di fare confusione nello svolgimento dell’attività lavorativa e anche per una progettualità futura, pensando in prospettiva a quale ruolo si intenda ricoprire un domani. Il quadro è molto articolato, in quanto non esiste la semplice distinzione tra pubblico e privato, ma anche tra i vari enti pubblici e nell’universo della Pubblica Amministrazione in particolare.

Infatti, ci occuperemo di analizzare la suddivisione tanto all’interno dei vari ministeri, quanto negli enti pubblici non economici e nelle agenzie fiscali o nelle Agenzie delle Entrate. Entreremo nel dettaglio economico, riportando esempi pratici con tabelle veritiere ed attuali aggiornate, ma anche nei particolari delle mansioni attribuite laddove possibile, per migliore chiarezza ed esaustività.

A carattere generale, possiamo dire che – nonostante le lievi differenze tra un ente (che siano ministeri, enti pubblici non economici oppure agenzie fiscali) ed un altro – generalmente le aree (o macro aree) in cui viene suddiviso il personale in base al ruolo ricoperto sono tre. Ognuna richiede competenze specifiche che tutti i dipendenti che rientrano in tale area hanno, al di là dei requisiti più personali. Gli inquadramenti e le suddivisioni nei comparti dei vari enti sono leggermente cambiate nel tempo, anche a seguito di nuove esigenze subentrate, ma la normativa [1] ha dei punti di riferimento ‘standard’ al riguardo.

Le aree all’interno dei ministeri

In ogni ministero vi sono principalmente tre aree, suddivise al loro interno in varie fasce di livello. Ognuna comporta differenze economiche e professionali a volte anche sostanziali. Vediamo bene di cosa si tratta più nel dettaglio. Le tre aree sono: la prima area funzionale, la seconda area funzionale e la terza area funzionale; ovvero quelle che prima corrispondevano e venivano chiamate area A, area B ed area C.

Queste che potremmo ribattezzare ex area A, ex area B ed ex area C, vanno in ordine di importanza crescente, man mano che si passa dalla A alla C. Prima di passare ad approfondirle individualmente, possiamo dire – genericamente – che la prima area di livello attualmente è suddivisa in tre fasce di livello (Area 1 – F1, F2, F3); la seconda area in ben sei fasce (Area 2, F1-F6); la terza in ben sette fasce (Area 3, F1-F7). In più ci sono le posizioni che riguardano i direttori di divisione e gli ispettori generali.

Ovviamente, i passaggi interni e le progressioni interne sono possibili o per concorso pubblico (in cui vi è la metà dei posti riservati) e qualora siano accresciute le proprie competenze.

Nell’area I dei ministeri: chi c’è, che cosa fa e quanto guadagna

Nella prima area vi sarà, soprattutto, personale ausiliario, che potrà ricoprire quel ruolo con un semplice diploma di scuola secondaria di primo grado. Le mansioni che gli verranno affidate saranno semplici, così come le competenze richiestegli saranno minime e di base, soprattutto molto manuali e pratiche, concrete, più che intellettive od organizzative.

Infatti, gli incarichi che gli verranno affidati potranno essere, ad esempio, l’accoglienza, la consegna di documentazione, merci o altro materiale, oppure la conduzione di auto o altri veicoli per il trasporto di visitatori od eventuali ospiti.

Dal punto di vista economico, invece, quelle che erano le aree ex A1 ed ex A1s, ora diventano le fasce F1, F2, F3, che – rispettivamente – garantiscono al dipendente pubblico uno stipendio che – in ordine – è pari a: 1.438, 62 euro, 1.489, 03 euro, 1. 543, 66 euro.

Area II dei ministeri: chi c’è e che cosa fa?

All’interno della seconda area, che prima comprendeva le fasce ex B1, B2, B3, B3s, ora vi sono ben sei fasce (dalla F1 alla F6). Vediamo che tutti i dipendenti ascritti a tale area II avranno competenze più specifiche, anche per funzioni specialistiche sia dal punto di vista operativo che gestionale. Quindi, oltre alle nozioni culturali teoriche scolastiche, se ne aggiungeranno anche altre tecniche.

Tuttavia, si potrà distinguere tra i profili base cosiddetti dell’area e quelli ritenuti più avanzati ed evoluti.

Nei primi, possiamo riportare i casi di tecnici a tutti gli effetti, come quelli che riparano guasti, danni, come quelli informatici anche, oppure che eseguono lavori pratici, anche di manutenzione o costruzione, se venissero apportate migliorie strutturali.

Oppure tutti i dipendenti che svolgono regolare lavoro di segreteria, di catalogazione, raccolta, inserimento e duplicazione dei dati, così come di stesura di moduli, schedari, protocolli, aiutando anche il pubblico nella loro compilazione. Gestiranno tutta la posta e l’invio di eventuale documentazione, da inoltrare per lo svolgimento delle pratiche amministrative di ordinaria esecuzione. Insomma, riassumendo, il personale che rientri in tali profili base, si occuperà di attività di sportello, interagendo con il pubblico e gli utenti (tipo backoffice e front-office potremmo dire).

Ciò vuol dire che anche tutti i dipendenti addetti all’accoglienza, nei punti di informazione oppure che aiutino a coordinare le attività, le file, fare ordine e far seguire e rispettare un criterio gestionale ed organizzativo affinchè il servizio sia erogato in maniera più efficiente; così che non vi siano prevaricazioni, ma totale rispetto delle priorità, nel rispetto dei diritti e delle esigenze tanto del lavoratore quanto del fruitore.

Dunque, una sorta di assistenti ed operatori addetti anche alla sicurezza e alla sorveglianza (anche nell’accesso e nell’ingresso alla struttura medesima), tanto delle persone e della clientela delle strutture (degli enti e dei ministeri in particolare nello specifico), quanto di ogni strumentazione, degli impianti di sicurezza in generale dell’edificio.

I profili ‘evoluti’ dell’area II dei ministeri

In quelli che vengono definiti come profili ‘evoluti’, ovviamente, non si richiedono solamente competenze più specializzate, specialistiche e qualificate, ma si avranno anche più responsabilità – da un lato – e maggiore autonomia – dall’altro -.

Le attività svolte saranno, principalmente, tutte quelle pratiche amministrative (che possono andare dall’istruttoria o simili – a carattere esecutivo – sino a quelle di contabilità).

Quindi, cresce l’interazione diretta con il pubblico e il rapporto con la clientela, ma soprattutto la loro complessità, poiché si tratterà di pratiche anche molto e sempre più elaborate ed articolate. Naturalmente, ognuno nello specifico del proprio campo.

Così come lo fanno anche tutti i tecnici manuali che montino, installino e riparino impianti o altra eventualmente strumentazione in uso, anche adoperando apparecchiature complesse, nuove, più sofisticate, moderne ed aggiornate.

Così come, allo stesso modo, tutto il personale che prepara, redige ed effettua la stesura di documenti (anche atti da notificare in seguito) da presentare, allegare e apporre durante le varie pratiche amministrative.

Così come i lavoratori che dattiloscrivono, stenografano, fanno rendicontazione oppure archiviano materiale, dati e altre informazioni o pratiche; oppure coloro che sono addetti alla salvaguardia, protezione, tutela e custodia di luoghi e ambienti riservati (come gli archivi appunto).

Ma anche, ancora, tutti coloro che sono responsabili e gestiscono i vari reparti e le varie unità, così come chi fa rilievi, ispezioni, controlli, accertamenti di ogni tipo e supervisiona, assicurando il corretto funzionamento e la corretta esecuzione dell’operato, garantendo la coordinazione di tutte le varie fasi operative dell’attività.

Anche tutti gli addetti alla segreteria che rilasciano copie o estratti di documenti o addirittura certificati e certificazioni necessarie e richieste da ambo le parti (tanto dalla pubblica amministrazione quanto dall’utente), fanno parte di tale area e di tali ruoli.

E, ovviamente, non potevano mancare, tra il personale tecnico e informatico, in queste posizioni più ‘elevate’, coloro che ideano e realizzano veri e propri programmi informatici e di lavoro, coi rispettivi manuali d’uso e sistemi operativi di funzionamento, verificandone l’effettiva validità e regolarità di attuazione ed attivazione.

Area II ministeriale: vantaggi economici

Per tutti i ruoli e profili – e soprattutto per quelli evoluti e più avanzati – della seconda area (ma anche delle atre due), sarà necessario essere in possesso anche del diploma di scuola secondaria di secondo grado, non solo di primo.

Inoltre, all’interno di essa, si potrà crescere di livello e progredire di carriera, o attraverso i bandi di concorso pubblico, oppure tramite la flessibilità dei cosiddetti passaggi di area per l’appunto, oppure grazie all’esperienza professionale maturata e cumulata, con un bagaglio formativo di diversi anni (da tre a cinque). Inoltre possono aiutare corsi abilitanti ed eventuali titoli abilitativi.

Ma a parte questa precisazione, vediamo ora quali sono i vantaggi economici in materia di stipendi percepiti. Dalla F1 alla F6 i salari retribuiti ai singoli lavoratori saranno i seguenti: 1.516, 94 euro; 1.594, 35 euro; 1.696, 55 euro; 1.799, 58 euro; 1.864, 81 euro; 1.917, 91 euro.

Area III nei ministeri: come funziona e quanto si guadagna

La terza area ministeriale comprende ben sette fasce (dalla F1 alla F7 ed è l’area che ne ha di più). In principio le fasce erano le ex C1, C1S, C2, C3, C3S. Ora sono cambiate e aumentate, ma vediamo subito stavolta quanto andranno a guadagnare tutti i dipendenti pubblici facenti parte di tale area e rientranti nelle varie fasce di livello. La retribuzione per loro sarà pari – in ordine crescente sempre ovviamente – rispettivamente a: 1.857, 65 euro; 1.922, 88 euro; 2.027, 47 euro; 2.226, 57 euro; 2.370, 81 euro; 2. 530, 75 euro; 2.687, 21 euro [2].

Più di loro incasseranno solamente tutti coloro che riescono a diventare ispettori generali, che percepiranno un salario minimo di 2.766, 54 euro.

Neppure i direttori di divisione (con uno stipendio di circa 2. 571, 83 euro) si vedranno riconoscere tanto e lo stesso.

Distinzioni di profili all’interno della terza area

Anche qui si può distinguere in profili di base ed altri più evoluti. Per quanto non si tratti ancora di ruoli dirigenziali, tuttavia si può parlare di incarichi di alta responsabilità ed importanza, di grande ed evoluta formazione professionale, di esperienza anche. Insomma stiamo parlando di compiti molto (altamente) specialistici. La centralità della loro figura deriva dal fatto che dirigono, controllano e coordinano soprattutto tutti i processi e l’attività amministrativa è dettata da questa loro funzione di direzione.

Non solo è rilevabile un notevole bagaglio di esperienza (teorico-pratica), ma la specializzazione di tale personale la si vede anche dal grado di istruzione richiesto, ovvero la laurea specialistica, neppure solamente quella triennale. Questo perché andranno a guidare interi gruppi di lavoro ed unità di personale, vere e proprie squadre anche esterne alla struttura amministrativa e ministeriale con cui andranno a cooperare.

La situazione non è solo difficile dal punto di vista gestionale e organizzativo, ma è anche onerosa e complicata nell’aspetto delle responsabilità e di aspettative di risultati da conseguire.

Dunque, da un lato vige la massima autonomia, mentre dall’altro vi è un barcamenarsi tra un intrigo di relazioni interne ed esterne con cui fare i conti. Ovviamente, non mancheranno direttive e dettami generali da far rispettare e cui il personale di area terza deve confarsi.

E’ il caso della figura professionale che fa studi di fattibilità, esegue ricerche e richiede consulenze e (r)accoglie materiale per valutare come meglio può essere svolto od eseguito un determinato lavoro. Inoltre, in una fase più avanzata, controllerà, farà verifiche di tutto il lavoro, ma valuterà anche il risultato, decidendo se optare per delle modifiche, delle revisioni. Inoltre, programmerà anche le modalità e i tempi di diffusione del risultato stesso.

Si può pensare a professionisti come architetti o geometri iscritti agli albi. Questi, proprio per le loro alte competenze, possono sostituire i dirigenti persino sul campo; tanto che, qualora fossero altamente qualificati, potrebbero essere loro a collaudare, progettare e realizzare macchinari ad hoc, prefigurando – in campo informatico e di programmi – l’hardware e gestendo il software. Questo semplicemente per dare idea della vastità di specializzazione del suo lavoro e mestiere. Dopo la fase di test e di valutazione dell’affidabilità dello strumento informatico, se non vi sono migliorie da apportare ed è soddisfatto del risultato raggiunto, invia ai programmatori veri e propri tutti i dati, documenti e informazioni vari, necessari alla concretizzazione finale. Così avviene anche per tutti i sistemi informatici ed i loro standard di funzionamento.

Per l’accesso dall’esterno di personale in tale fascia non è richiesta esperienza professionale maturata nell’area II; mentre, se non si è in possesso del titolo di studio previsto e richiesto, è necessario aver maturato almeno sette anni di esperienza o quattro nel caso della flessibilità tra profili.

I profili e le aree nel campo degli enti pubblici non economici (Enpe)

Dopo i ministeri, altre strutture in cui le unità di personale sono suddivise in aree (a loro volta suddivise in fasce di livello) sono gli enti pubblici non economici, enti definiti in sigla semplicemente e sinteticamente enpe. Anche qui avremo le tre aree: l’area A, l’area B e l’area C.

Nella prima avremo tutti i dipendenti che danno supporto strumentale nei processi produttivi e nei sistemi di fornitura dei servizi. Quindi sarà particolarmente importante e fondamentale per il lavoratore di tale area possedere nozioni circa le tecniche ordinarie e le normative interne, più che altre qualifiche specifiche e specialistiche.

Ovviamente, tra le qualità più richieste ai lavoratori che rientrano in tale area, vi sono la capacità di eseguire in maniera corretta il lavoro, essere affidabili, precisi, puntuali, ma anche in grado di gestire situazioni di emergenza, anomalie e imprevisti, quindi essere abili, rapidi nel problem solving, con la capacità repentina di adattarsi al cambiamento non preventivato.

Anche qui non mancheranno tecnici come gli addetti alla manutenzione ordinaria degli attrezzi del mestiere oppure personale informatico oppure addetto agli archivi; oppure lavoratori che fungono da autisti per il trasporto di persone o cose.

Caratteristiche dell’area B negli enpe

Anche qui, salendo di grado, vi saranno figure sempre più ‘particolari’. Sarà centrale per il dipendente sapersi adattare alla situazione contingente e applicare in maniera mirata al meglio la regola generale, le istruzioni operative generiche e di indirizzo complessivo al caso particolare precipuo e specifico, tipico. Cosa significa questo in poche parole? Nel concreto che, tra le sue prerogative, non dovrà esserci solamente una conoscenza perfetta della struttura per cui lavora, dei servizi offerti e delle modalità con cui si opera, oltre che sull’ente in generale, sulla sua organizzazione e sul suo personale e sulle sue gerarchie (il suo organigramma insomma). Dato che è direttamente responsabile e risponde dei risultati del suo operato e sul luogo di lavoro in cui agisce, il lavoratore deve essere pienamente consapevole delle norme vigenti nel contesto lavorativo che per lui è essenziale. Così conoscerà perfettamente i vincoli e limiti imposti da rispettare, quello che può e non può permettersi.

Quindi, dovrà essere competente, al contempo, sia in tema di processo produttivo e organizzativo, che di ambiente e contesto operativo, che – aspetto non meno trascurabile – di conoscenze tecniche, metodologiche e specialistiche (anche altamente qualificate), fino ad arrivare persino a volte all’informatica applicata (specialmente oggi che ormai l’informatica è una realtà e una certezza ovunque e sempre, in qualunque ambito). Quest’ultimo tratto rimanda anche ad abilità di front-office e backoffice.

Naturalmente, l’operato e l’attività del singolo dipendente devono essere coordinati e in linea con quello di tutto il gruppo di lavoro del suo contesto professionale. Per tutti coloro che volessero accedere all’area A, servono almeno quattro anni di esperienza cumulati nel medesimo livello. Dunque, un ruolo che non si impronta di certo.

Enpe e livello di fascia C

La terza ed ultima fascia negli enpe è quella C. Forse persino la più importante per i risvolti che il ruolo di chi rientra in tale area avrà sull’intera attività dell’ente. Vediamo meglio quali saranno le sue funzioni (anche di prestigio):

  • presidia e controlla tutto il processo produttivo e di erogazione dei servizi;
  • garantisce la qualità dei servizi erogati e il raggiungimento degli obiettivi, monitorando;
  • si occupa anche di supervisionare la diffusione della comunicazione tra tutti i soggetti coinvolti;
  • offre cosa forse più emblematica di tutte, consulenze specialistiche in tutti gli ambiti (dal settore informatico, a quello tecnico, a quello di vigilanza ispettiva o addirittura di collaborazione sanitaria);
  • l’aspetto focale è anche nel contribuire al perseguimento dell’ottimizzazione delle risorse;
  • a tale proposito esegue un monitoraggio sistematico dei risultati e della qualità;
  • quindi il fatto di voler raggiungere come risultato e porsi quale obiettivo il massimo ottenibile con il minimo sforzo, senza dispendio di energie e risorse utili, ma impiegando quest’ultime nel miglior modo e nella maniera più efficace possibile, porta a far sì che si punti sulla responsabilizzazione. Assegna responsabilità, ma se ne assume in prima persona, al fine di semplificare e facilitare anche l’operato e favorire la sua riuscita affinchè sia più rispondente alle esigenze degli utenti.

Ora vediamo, invece, quali sono le principali competenze che una figura di tale livello deve avere. Ciò è importante anche al fine della programmazione di un eventuale passaggio d’area dall’area B o dall’estero all’area B; per questo sono richiesti ben cinque anni di esperienza nella fascia di livello B almeno. Tra queste vi sono:

  • non solo conoscenze del contesto di lavoro, delle sue regole, dei suoi sistemi organizzativi, delle sue norme e delle tecniche adottate, dei vincoli vigenti;
  • ma anche l’uso di tecnologie informatiche e di comunicazione, anche in rete, cioè lavorando coi vari tipi di reti;
  • ovviamente non si potranno non possedere ed avere pratica con le tecniche organizzative e i sistemi di gestione, anche della qualità oltre che dei collaboratori e degli interi gruppi di lavoro;
  • la capacità di avere una visione globale d’insieme e di problem solving;
  • questo perché deve saper gestire innovazioni di prodotto, servizio, sistema, processo;
  • deve saper negoziare ed interagire, avere relazioni – sia all’interno che all’esterno – anche con figure istituzionali;
  • deve saper guidare e motivare il ‘suo’ personale e gli appartenenti al ‘suo’ gruppo di lavoro.

Aree funzionali nel comparto delle agenzie fiscali

Infine, veniamo al settore delle cosiddette agenzie fiscali. Anche qui vi sono tre aree funzionali.

Vediamo la prima area funzionale. Qui, è compreso principalmente personale ausiliario. Le competenze e le attività richiestegli saranno molto semplici, per lo più manuali e pratiche. Il loro è un compito di supporto ed anche l’autonomia e la responsabilità sono limitate al proprio ruolo.

Come esempi si possono riportare l’accoglienza e la ricezione dei visitatori, mentre come titolo di studio, requisito indispensabile, basta un diploma di scuola secondaria di primo grado.

Agenzie fiscali: dettagli sulla seconda area funzionale

Nella seconda area funzionale, invece, non sono richieste solamente competenze semplici, di base, manuali e pratiche, ma anche tecniche, più qualificate e specializzate. Dunque tutti i lavoratori del campo dovranno saper gestire processi anche più complessi, con abilità di problem solving. Avranno sia maggiore autonomia, ma anche più responsabilità, poichè dovranno saper persino coordinare e riferire e rendere conto dei risultati conseguiti medesimi.

Infine, cosa non trascurabile, avranno diritto e potranno utilizzare strumentazione in dotazione, ma avranno il dovere corrispettivo di occuparsi della manutenzione dello strumento stesso.

Per rientrare nella seconda area funzionale dall’esterno, lo si potrà fare accedendo tramite concorso pubblico, come di consueto, ma il titolo di studio richiesto sarà il diploma di scuola secondaria di primo grado; sarà necessario il diploma di scuola secondaria di secondo grado per tutti i profili, tranne che per quelli di ambito tecnico-operativo.

Dall’interno, invece, al contrario il passaggio dalla prima alla seconda area avverrà come regolamentato per i tradizionali passaggi d’area, ma potrà essere richiesta un’esperienza almeno quinquennale, anche con diploma di scuola superiore di primo grado.

La terza area funzionale delle agenzie fiscali

In questa della terza area funzionale i lavoratori svolgono attività altamente specialistiche e di funzione di direzione, anche se non dirigenziale. In poche parole, chi è in tale posizione ricopre incarichi e funzioni dirigenziali, in sostituzione dei dirigenti stessi appunto, sostituendosi ad essi laddove non vi siano funzioni di stretta e unica competenza (di loro prerogativa) del dirigente titolare.

I compiti che assolve sono di carattere generale e molto articolati: di controllo, supervisione, monitoraggio, studio e ricerca, revisione, programmazione, ispezione, coordinamento; oltre al fatto di tenere tutti i rapporti e le relazioni interne ed esterne.

Per ricoprire tali posizioni occorrerà essere in possesso di titoli quali la laurea specialistica. Per l’accesso dall’esterno occorreranno sette anni di esperienza e almeno il diploma di scuola media secondaria superiore. Per il resto, si potrà accedere tramite concorso pubblico o secondo le modalità dei passaggi d’area.

note

[1] Un esempio legislativo in tema e in materia è il D.P.R. n. 171 del 27.07.2011.

[2] Tutte le cifre riportate sono al minimo e sono valide a partire dal primo aprile dello scorso anno, del 2018.


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