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Separazione e affidamento del figlio maggiorenne

26 Agosto 2019
Separazione e affidamento del figlio maggiorenne

Con la maggiore età, il figlio può decidere presso quale dei due genitori separati andare a vivere, con conseguente perdita dell’assegno di mantenimento da parte del genitore presso cui prima il minore era collocato. 

Dopo diversi anni di matrimonio, tu e tuo marito avete deciso di separarvi. Il giudice, nel pronunciare la separazione, ha stabilito l’affidamento condiviso di vostro figlio, all’epoca minorenne, con collocamento presso di te e diritto di visita del padre in giorni stabiliti. Dalla sentenza di separazione è ormai passato più di un anno e, nel frattempo, tuo figlio è diventato maggiorenne: cosa cambia?

Ebbene, nel nostro sistema, in caso di affidamento condiviso, dopo i 18 anni il figlio decide con chi vivere. Ma prima di approfondire tale aspetto è bene chiarire cosa prevede il nostro legislatore in tema di affidamento.

Separazione e affidamento dei figli: come funziona?

Quando tu ed il tuo ex avete deciso di separarvi, avete iniziato una causa civile in cui il giudice ha adottato un provvedimento: oltre a pronunciarsi sul mantenimento, ha disposto l’affidamento di vostro figlio ancora minorenne. Ma cosa si intende con il termine “affidamento”?

Nel nostro ordinamento, l’affido o affidamento riguarda i figli minori e dal 2006 è normalmente condiviso. Esso consiste nell’individuazione del genitore che, in caso di separazione, dovrà prendere le decisioni riguardanti la prole; ciò significa che la potestà e la responsabilità dei genitori rimane piena in capo a entrambi, salvo casi eccezionali opportunamente valutati dal giudice (leggi l’articolo “Affidamento esclusivo del minore a un solo genitore: quando e perché”). I genitori che hanno l’affidamento condiviso dovrebbero non solo condividere le scelte importanti per i figli, ma confrontarsi e sentirsi sempre corresponsabili del loro benessere.

L’affidamento condiviso costituisce la regola, ma – come accennato sopra – ci sono delle eccezioni: in casi particolari, quando esistono situazioni in cui è necessario salvaguardare l’interesse della prole ed il suo benessere psico-fisico, il giudice può disporre l’affidamento esclusivo, ossia attribuire tutti i poteri di adottare le decisioni nelll’interesse dei minori ad uno solo dei genitori. Ma di quali casi si tratta?

L’affidamento esclusivo viene preferito nel caso in cui un genitore manifesti un totale disinteresse nei confronti della prole (non provvedendo al mantenimento o rendendosi irreperibile), danneggiando così il minore; può essere stabilito, poi, nell’ipotesi in cui sia stata accertata l’incapacità oggettiva del genitore di prendersi cura dei figli; un altro caso può essere quello legato al comportamento violento del genitore, autore di lesioni o maltrattamenti nei confronti dei figli o dell’ex coniuge; inoltre il giudice può decidere di affidare il minore ad uno solo dei genitori anche nel caso in cui l’altro “strumentalizza” il figlio nel tentativo di allontanarlo.

Normalmente, quindi, il giudice che decide la separazione dei coniugi dispone l’affidamento condiviso. Tornando al nostro esempio iniziale, sia tu che il tuo ex potrete adottare le decisioni che riguardano vostro figlio. Ma con chi va a vivere il minore?

Il collocamento dei figli in caso di affido condiviso

Nell’affido condiviso è normalmente prevista la collocazione prevalente presso uno dei genitori.

Al momento della separazione, dopo aver disposto l’affidamento condiviso, il giudice ha stabilito che tuo figlio continuerà a vivere con te: tu sarai quindi il cosiddetto genitore collocatario. Ma che significa?

Per “genitore collocatario” si intende quello con il figlio minore andrà a vivere e presso il quale sarà stabilita la sua residenza. Solitamente viene scelto in base al criterio della cosiddetta “maternal preference“: ciò significa che nella maggior parte dei casi i minori vanno a vivere con la madre, ritenuta “naturalmente” quella che meglio può prendersi cura della prole, soprattutto se ancora in età scolare o pre scolare.

All’altro genitore spetterà il diritto/dovere di visita nei confronti del minore: il cosiddetto genitore non collocatario ha infatti il diritto di continuare a mantenere un rapporto sano, equilibrato e continuativo con il minore, sicché a tal fine il giudice stabilirà i periodi di tempo che questi potrà passare con quest’ultimo.

Nella maggior parte dei casi, inoltre, viene previsto un assegno di mantenimento da versarsi al genitore “collocatario“, in modo tale che questi possa far fronte alle esigenze del minore. Nel nostro ordinamento, è la Costituzione stessa a prevedere il dovere dei genitori, anche se non uniti in matrimonio, di mantenere, educare ed istruire i figli [1]. Mentre fino al momento in cui la coppia vive serena ed unita, i genitori devono adempiere i loro doveri verso i figli in proporzione alle loro sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale e casalingo, nel momento in cui il matrimonio finisce il giudice può stabilire che un genitore corrisponda all’altro un assegno periodico tenendo conto delle esigenze del figlio, del tenore di vita che il figlio godeva durante il periodo in cui i genitori convivevano, dei tempi di permanenza con ciascuno dei genitori, delle risorse economiche di ciascun genitore e del valore economico dei compiti domestici e di cura svolti dal genitore.

Quanto abbiamo detto sin ora vale nel caso in cui la separazione interviene nel momento in cui i figli sono ancora minorenni. Ma cosa succede nel caso in cui compiono diciotto anni?

Affidamento del figlio maggiorenne: cosa cambia?

E’ passato più di un anno dal momento in cui tu ed il tuo ex vi siete separati e, nel frattempo, vostro figlio ha compiuto diciotto anni: cosa cambia?

Con il raggiungimento della maggiore età, giuridicamente cessa la potestà genitoriale e il figlio acquisisce la piena capacità di agire; il giudice, pertanto, non deve più prendere provvedimenti sul suo affidamento, ed è il figlio che può decidere dove vivere e avere la propria residenza. Ciò significa che non sarà più necessario individuare il suo collocamento e regolare il diritto di visita: una volta che il figlio ha compiuto diciotto anni, il giudice potrà quindi revocare le decisioni prese al riguardo.

Per quel che riguarda, invece, le condizioni economiche che regolano i rapporti tra i genitori (stabilite dal giudice o di comune accordo), esse non vengono meno per il solo compimento del diciottesimo anno di età del figlio, ma si protraggono fino alla indipendenza economica di quest’ultimo.

La legge prevede, infatti, la facoltà per il giudice di disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico, permanendo l’obbligo di contribuire al mantenimento dei figli, anche oltre la maggiore età, in capo ad entrambi i genitori [2].

A riguardo, la Corte di Cassazione ha affermato che l’obbligo di mantenimento per il figlio maggiorenne cessa solo ove si provi il presupposto dell’indipendenza economica; il figlio, cioè, deve godere di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita ovvero deve sottrarsi volutamente allo svolgimento di attività lavorativa adeguata [3].

È prevista la possibilità che tale contributo mensile venga versato direttamente al figlio maggiorenne.

Se dopo il compimento della maggiore età, tuo figlio decide di continuare a vivere con te, quindi, il tuo ex sarà tenuto a versare l’assegno di mantenimento.

Nel caso in cui, invece, al compimento della maggiore età, decide di trasferirsi dal padre, tu non potrai più percepire l’assegno periodico, ma dovrai contribuire economicamente per il suo mantenimento:

  •  con pagamento diretto di alcune spese;
  • con un contributo mensile, da versare al giovane o al genitore convivente.

La situazione economica andrebbe dunque riconsiderata, tenendo presente, non solo il reddito di ciascun genitore, ma anche il patrimonio e, quindi, la sua situazione economica generale, nonché le esigenze del figlio e i tempi di permanenza presso ciascun genitore.

Quanto alle detrazioni per il figlio a carico, sarebbe opportuno un accordo per la ripartizione, tenendo presente che, in mancanza di accordo, spettano al 100% all’unico genitore affidatario, o al 50% a ciascuno dei genitori in caso di affido condiviso o congiunto, e che, normalmente, in caso di raggiungimento della maggiore età del figlio, si continua con la regolamentazione in essere.


note

[1] Art. 30 Cost.

[2] Art. 155 quinquies.

[3] Cass. civ. sez. VI sent. n. 4534/2014.


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