Risparmiometro: così inizia la lotta ai contanti

29 Luglio 2019
Risparmiometro: così inizia la lotta ai contanti

I controlli sui conti correnti partono dai risparmi: il nuovo sistema di accertamento inizia a muovere i suoi circuiti contro le persone fisiche.

Nel tentativo di far emergere i contanti in nero, mentre è ancora in alto mare la cosiddetta “tassa sulle cassette di sicurezza”, su un altro fronte è già pronto il Risparmiometro. Si tratta di uno strumento che, varato nel lontano 2011 dal decreto Salva-Italia del Governo Monti, dopo una prima fase di test sulle società eseguita esattamente un anno fa, viene ora applicato anche alle persone fisiche.

Con il Risparmiometro inizia una nuova era nella lotta ai contanti. Il suo meccanismo è ingegnoso e basato su un potente software in uso non solo all’Agenzia delle Entrate ma anche alla Guardia di Finanza.

Come funziona il Risparmiometro

Tutto parte dal collegamento dell’ufficio delle imposte con la Super Anagrafe dei conti correnti. Di lì, il funzionario addetto al controllo può verificare i conti correnti appartenenti al contribuente, la lista dei movimenti e i relativi saldi. Viene così messo a confronto il saldo di inizio anno con quello finale. Se, nell’arco di questo periodo, non risultano rilevanti prelievi, tali da giustificare le normali spese quotidiane che una famiglia deve sostenere per mantenersi, scatta il sospetto di un’evasione fiscale. L’ufficio è infatti legittimato a presumere che il correntista disponga di denaro contante non dichiarato. Su di esso si concentrano quindi le attenzioni del fisco che, subito, richiede spiegazioni. In questa seconda fase scatta il confronto con l’ufficio: una procedura amministrativa che consente al contribuente di giustificare la sospettata disponibilità di contanti non dichiarati. Ma lo dovrà fare con prove certe documentali.

Un esempio chiarirà meglio come funziona il Redditometro.

Antonio è assunto presso una società. Ogni mese riceve sul conto corrente uno stipendio di 1.500 euro. Ad inizio anno, sul suo conto corrente, risultano depositati 5.000 euro. A fine anno, invece, ve ne sono 24.000. Da un rapido conteggio, è facile desumere che la maggiore disponibilità sul conto di Antonio è costituita da tutti gli stipendi – tredicesima compresa – accreditati nel corso dell’anno dal suo datore di lavoro. Con quali soldi avranno vissuto, nel frattempo, Antonio e la sua famiglia? Il sospetto è più che legittimo e spinge l’Agenzia delle Entrate a chiedergli chiarimenti. Antonio dovrà giustificarsi e fornire valide prove sulla maggiore disponibilità economica. Sarà per lui inutile negare e dire che ha fatto ristrettezze: non si vive di aria. Così la sua difesa dovrà vertere su un altro fronte: dovrà documentare la disponibilità di altre fonti di ricchezza che, tuttavia, non vanno dichiarate (o perché esenti, come le donazioni dei familiari, o perché tassate alla fonte, come le vincite al gioco).

Risparmiometro: la “tassa” sui risparmi

Si può quindi dire che il Risparmiometro controlla l’eccessivo risparmio sul conto corrente e, se non giustificabile, lo tassa come se costituisse frutto di evasione fiscale. Tramite il controllo del “risparmio in chiaro” si finisce per colpire il “risparmio occulto”, quell’economia sommersa che sempre, però, ha consentito agli italiani di sopravvivere nonostante le ricorrenti crisi.

I dati sull’evasione degli italiani sono sconfortanti. Li mette in luce Il Sole24Ore questa mattina: «A fronte di una ricchezza nazionale delle famiglie pari a 9.742,6 miliardi, nelle dichiarazioni presentate nel 2018 (anno d’imposta 2017) circa 40,5 milioni di persone fisiche hanno denunciato un reddito complessivo di 838,2 miliardi di euro.

Come dire che la ricchezza netta rilevata da Bankitalia è pari a 11,6 volte il reddito “in chiaro”. Sono dati dai quali sfuggono sia i redditi incassati in nero, sia il risparmio occultato. Cioè i “soldi sotto il materasso” o – per usare un’immagine evocata di recente – il denaro contenuto nelle cassette di sicurezza (che si stima nell’ordine dei 100-200 miliardi)».

Il Rispamiometro colpisce quindi la disponibilità di denaro contante in circolazione che non ha, nella dichiarazione dei redditi, una sua giustificazione.

E non finisce qui, perché il decreto fiscale collegato all’ultima manovra ha previsto che le informazioni della Super Anagrafe potranno essere utilizzate in chiave antievasione anche dalla Guardia di Finanza.

Notevoli poi le disparità tra nord e sud. Il patrimonio di un residente ligure è 15 volte maggiore del suo reddito; quello di un lucano appena 9,6. Quasi come quello di un friulano-giuliano (9,7).


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