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Sono stato truffato da un sito: cosa devo fare?

29 Luglio 2019
Sono stato truffato da un sito: cosa devo fare?

Truffe online: quando si paga il prezzo ma non si riceve la merce comprata. Come fa l’acquirente a tutelarsi? Deve denunciare o può solo rivolgersi al giudice civile per la restituzione dei soldi?

L’avvocato sorride quando il cliente gli dice «sono stato truffato». Nel lessico comune, la parola «truffa» viene spesso usata impropriamente, anche quando non ricorrono gli estremi del reato. Ad esempio, se una persona compra un oggetto, promettendo il pagamento entro il giorno successivo, ma poi non adempie, commette un semplice illecito civilistico che può, tutt’al più, dar vita a un’azione di recupero crediti, ma non anche a un procedimento penale. Così, avviene spesso che, ritenendo di tutelarsi, chi fa acquisti online e si rivolge a siti di e-commerce poco seri, scopre che la denuncia depositata presso i carabinieri o la polizia postale viene presto archiviata. Tempo sprecato inutilmente solo perché si è agito, per ignoranza, in modo sbagliato.

Se dunque anche tu, almeno una volta, hai esclamato: «sono stato truffato da un sito: cosa devo fare?», è bene che leggi le seguenti righe per capire quando effettivamente c’è una truffa online e come tutelarti adeguatamente nell’ipotesi in cui non ricevi ciò che hai pagato o ricevi un oggetto di qualità nettamente inferiore.

Vendite online: quali gli illeciti commessi dal sito internet?

Nell’ambito del commercio online, così come in quello tradizionale, gli illeciti che possono verificarsi sono essenzialmente tre.

Il primo è una semplice frode contrattuale che, a dispetto del nome, non costituisce un reato ma un semplice inadempimento civile. Il soggetto che non riceve la prestazione dovutagli può chiedere la risoluzione del contratto e la restituzione di quanto abbia già dato (ad esempio il prezzo di vendita) all’altra parte. In più, se riesce a dimostrare un danno, può pretendere il risarcimento.

Luca compra da un sito internet un costume da bagno ma la merce non arriva mai, nonostante il sito sia esistente e “funzionante”. Luca dovrà rivolgersi al giudice civile per ottenere la restituzione dei propri soldi.

Il secondo è l’insolvenza fraudolenta. Qui, siamo già nell’ambito penale. In questo caso occorre che il responsabile si obblighi a consegnare qualcosa (anche denaro) e che tale obbligazione non venga adempiuta. È necessario che, al momento dell’assunzione di tale obbligo, vi sia uno stato di insolvenza del soggetto agente, che agisca con l’intenzione di non adempierla e che tale stato di insolvenza sia appositamente celato.

Marco acquista da un sito internet una fotocamera, ma la società sta fallendo e non ha i soldi per procurarsi l’oggetto dal fornitore. Marco potrà querelare il rivenditore online per insolvenza fraudolenta.

Il terzo è, infine, la truffa. Scatta il reato di truffa, quando scopo dell’agente è, sin dall’inizio, quello di ingannare la vittima, farla cadere in errore allo scopo di stipulare il contratto, con la consapevolezza e l’intenzione di non adempiere al proprio obbligo [1].

Rocco fa un bonifico a favore di una ditta per l’acquisto di uno smartphone nuovo di una nota marca di dispositivi di telefonia mobile. Ha visto il sito su internet e si è convinto della bontà dell’offerta e della serietà del venditore. In realtà la ditta non esiste: il sito è stato creato ad arte solo per trarre in inganno gli utenti. Tutti gli ordini non vengono mai evasi e il falso venditore scappa coi soldi. Anche in questo caso Rocco potrà sporgere denuncia alle autorità competenti (la polizia postale o i carabinieri).

Merce non disponibile o non consegnata: è reato?

Laura ha prenotato un appartamento per una vacanza facendo un bonifico online per la caparra. Dopo una settimana, il titolare della struttura le manda una email dicendo che l’alloggio non è più disponibile per ragioni sopravvenute. Laura chiede la restituzione dei soldi ma non riesce ad ottenerla con le buone. Decide così di denunciare il titolare del B&b ma la sua querela viene archiviata.

Se non ci sono stati raggiri nella vendita, la società è davvero esistente ed è titolare del conto corrente, se la struttura è funzionante e l’attività regolare, non si può parlare di truffa anche se il venditore non si è comportato in modo corretto avendo avuto l’obbligo, sin dall’inizio, di comunicare al cliente la possibile indisponibilità della merce.

Secondo il tribunale di Napoli [2], non risponde di truffa per un annuncio online di casa vacanza, in realtà non disponibile ma per cui sia stato versato un acconto, l’effettivo titolare della carta Poste pay sulla quale è stata operata la ricarica.

Sempre il foro partenopeo ha chiarito che, in tema di acquisto di beni tramite sito internet, il pagamento del prezzo della merce senza alcuna garanzia di adempimento della controprestazione e la mancata consegna del bene non integrano il reato di truffa ma mero inadempimento di natura civilistica [3]. Come vedremo meglio a breve, infatti, per potersi avere truffa sono necessari artifici e raggiri.

Dunque, la mancata spedizione del bene una volta ricevuto dal cliente il pagamento, non configura truffa ma un mero inadempimento contrattuale.

Simona acquista una lavastoviglie da un sito che, tuttavia, non gliela invia a casa. Simona non riesce a dimostrare che il venditore non aveva, sin dal principio, alcuna intenzione di consegnarle la merce. Il sito infatti funziona e altre persone si sono dichiarate soddisfatte degli acquisti fatti. Simona deve quindi ricorrere al tribunale civile per chiedere la restituzione dei soldi o la consegna della merce.

Nella condotta consistita nel porre in vendita un elettrodomestico su un sito web di commercio elettronico e, una volta ricevuto dal cliente il relativo pagamento, non aver provveduto a inviare la merce in questione, non ricorrono gli artifizi e raggiri idonei a integrare il reato di truffa. Si tratta allora di un mero inadempimento contrattuale [3].

Società inesistente, sito truffa e raggiri online

Diverso è il caso di chi compra da un sito che mette in vetrina una serie di prodotti in realtà non disponibili solo allo scopo di far credere alla gente il contrario. L’elemento che contraddistingue la truffa dal semplice illecito contrattuale è quel comportamento fraudolento posto dal venditore volto a trarre in inganno, a sfruttare la credulità altrui. Insomma, sono necessarie delle azioni concrete sulla realtà volte a realizzare artifici e raggiri. La semplice condotta passiva del venditore che sfrutta l’equivoco in cui, involontariamente, è caduto l’acquirente non rientra nella truffa.

Secondo la giurisprudenza [4] è truffa, e non insolvenza fraudolenta, quella commessa da chi, intenzionato fin dall’inizio a non tener fede ai suoi impegni usi raggiri o artifici per trattenere la merce o rendersi irreperibile e sfuggire al rimborso del denaro.

Ma come stabilire se ricorrono gli estremi della truffa? Ci deve essere il dolo, ossia la malafede sin dall’inizio e un’attività materiale volta a realizzare una finzione. La semplice mancata consegna del bene è un illecito civile; l’inesistenza della società, l’irrintracciabilità del titolare, la realizzazione di un sito non corrispondente a una effettiva realtà commerciale sono invece indizi di truffa.

Romolo mette in vendita, su un sito, delle auto usate. In realtà la sua è una concessionaria fantasma che, incassato un prezzo “civetta”, adotta una precisa strategia per temporeggiare rassicurando il cliente sulla disponibilità del mezzo e inviandogli carteggi che attestano l’apparente avvenuto passaggio di proprietà, per poi svanire nel nulla [5].

La vendita di un bene attraverso un sito internet online senza averne la disponibilità e facendosi pagare una somma di denaro attraverso una ricarica Poste Pay integra il reato di truffa [6].

Cosa fare in caso di truffa online?

Chi ha la certezza di essere stato truffato da un sito online può sporgere denuncia alla polizia postale o ai carabinieri. In alternativa può avvalersi di un avvocato che depositi una denuncia-querela in tribunale.

Oltre alle sanzioni per la truffa, il finto venditore rischia l’applicazione di una aggravante generata dalla «minorata difesa» del consumare [7]. Egli, infatti, ha sfruttato la distanza tra il cliente e il bene per sabotare il controllo preventivo da parte dell’acquirente [8]. L’inasprimento di pena, tuttavia, non è automatico ma si ha solo se si dimostra il consapevole abuso della posizione di vantaggio [9].

L’aggravante si giustifica in quanto il luogo fisico di consumazione della truffa (individuabile nel luogo in cui l’agente consegue l’indebito profitto), nel caso delle vendite online, possiede la caratteristica peculiare costituita dalla distanza che esso ha rispetto al luogo ove si trova l’acquirente che del prodotto venduto, secondo la prassi tipica di simili transazioni, ha pagato anticipatamente il prezzo. Proprio tale distanza tra il luogo di commissione del reato da parte dell’agente e il luogo dove si trova l’acquirente è l’elemento che pone l’autore della truffa in una posizione di forza e di maggior favore rispetto alla vittima, consentendogli di schermare la sua identità, di non sottoporre il prodotto venduto ad alcun controllo preventivo da parte dell’acquirente e di sottrarsi comodamente alle conseguenze dell’azione: vantaggi, che non potrebbe sfruttare a suo favore, con altrettanta facilità, se la vendita avvenisse di persona [10].

Truffa online: quale giudice è competente?

Se si sceglie l’accredito revocabile (pur temporaneamente), il processo si terrà nel luogo del prelievo. Invece, in caso di accredito immediato con mandato irrevocabile la causa si svolgerà nella città in cui risulta effettuato il versamento [11].

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note

[1] Trib. Udine, 12/10/2018, n.1642.

[2] Trib. Napoli, sent. n. 10338/2018.

[3] Trib. Napoli. sent. n. 9832/2018.

[4] Corte d’appello di Cagliari, sent. n. 87/2019; Cass. sent. n. 18821/2017.

[5] Trib. Genova, sent. n. 1652/2018.

[6] Trib. Chieti, sent. n. 532/2018.

[7] Cass. sent. n. 40045/2018.

[8] Trib. Pescara sent. n. 1574/2018.

[9] Cass. sent. n. 17937/2017.

[10] Cass. sent. n 17937/2017.

[11] Cass. sent. n. 55147/2018.


1 Commento

  1. Stavo cercando di scaricare l’applicazione Zoom gratuita per videoconferenze e dopo aver dato i dati richiesti, tra cui il numero di carta di credito per un pagamento di zero euro e consentire l’account sono finito nel sito KenaPay.com dove mi presentavano la piattaforma Medialoom con cose che non mi interessavano. Chiusa questa strada son tornato all’inizio per il download ma qualche ora dopo ho ricevuto una email che mi informava di aver pagato un abbonamento mensile per 47 euro. Poi entrando il quel sito truffa ho cancellato l’abbonamento per i mesi successivi e mi informavano che la prova gratuita di due ore era scaduta.

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