Reato per la guardia medica che non fa visite domiciliari ai bambini

30 Luglio 2019 | Autore:
Reato per la guardia medica che non fa visite domiciliari ai bambini

La Cassazione conferma la condanna per rifiuto di atti dovuti e spiega quando e perché la visita domiciliare del medico di guardia è necessaria.

Condannato un medico di guardia che aveva rifiutato di recarsi a visitare un gruppo di bambini inglesi di 10 anni in gita scolastica ed ospiti di un hotel, che accusavano malesseri, vomito e dissenteria. Anche due professori che li accompagnavano erano colpiti dagli stessi disturbi. L’albergatore aveva chiamato di notte la guardia medica: in una lunga telefonata, durata quasi un quarto d’ora, aveva descritto i sintomi, ma il medico di servizio alla fine si era rifiutato di recarsi sul posto per fare le visite domiciliari ai pazienti. L’albergatore aveva poi telefonato al 118 che, invece, era intervenuto tempestivamente.

La Cassazione, chiamata a decidere il caso, con una sentenza depositata ieri [1] ha deciso che il reato vi fosse pienamente: si tratta del delitto di rifiuto di atti d’ufficio [2], che punisce il pubblico ufficiale – in questo caso il medico di guardia – che rifiuta un atto dovuto per ragioni di sanità e che debba essere compiuto senza ritardo. Così ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal medico imputato ed ha confermato e reso definitiva la condanna già emessa nei suoi confronti dalla Corte d’Appello alla pena di quattro mesi di reclusione.

Inutile la difesa del medico: il fatto che il vomito non comportasse pericolo di vita è stato ritenuto ininfluente poiché la situazione era preoccupante, l’albergo era distante dai presidi ospedalieri e c’era pericolo che l’epidemia si diffondesse all’intera comitiva. Per gli stessi motivi, la “visita telefonica” è stata ritenuta del tutto insufficiente, anche perché, nel lungo colloquio con l’albergatore che descriveva la situazione, il medico «non aveva formulato alcuna domanda specifica» per approfondire il caso ed anzi si era lamentato del «tono inutilmente allarmato» dell’interlocutore. Nessun equivoco, quindi, sul fatto che egli non intendesse effettuare la visita sul posto, il rifiuto era evidente.

Il medico aveva anche sostenuto che il rifiuto fosse legittimo in virtù della propria “discrezionalità tecnica”, vale a dire quello spazio di apprezzamento che gli consente di valutare e decidere se sia necessario, in base ai sintomi che gli vengono riferiti, eseguire la visita oppure no. In quel caso, fenomeni di nausea e vomito non avrebbero rappresentato un’emergenza tale da richiedere un suo intervento urgente sul posto. Ma a giudizio della Cassazione questa discrezionalità non può trasformarsi in un arbitrio: la visita andava fatta, ben sei bambini avvertivano malesseri, si trovavano in Italia senza genitori e senza conoscere la lingua e tutte queste circostanze «dovevano imporre al medico di recarsi presso l’albergo per constatare di persona la presenza di patologie, anche temporanee».

La Cassazione ha ricordato che le norme che regolamentano il servizio di continuità assistenziale [3], comunemente chiamato guardia medica, dispongono che il medico sia «a disposizione per gli interventi domiciliari che gli verranno richiesti« e deve «effettuare al più presto tutti gli interventi che gli siano richiesti direttamente dagli utenti». Il medico resta competente a decidere se sia necessario visitare o meno il paziente e lo valuterà in base ai sintomi che gli vengono riferiti, ma il giudice può sempre disattendere questa valutazione per controllare se essa costituisca «un mero pretesto per giustificare l’inadempimento dei propri doveri». Le decisioni assunte dal medico non possono mai essere «scollegate dai basilari elementi di ragionevolezza desumibili dal contesto storico del singolo episodio e dai protocolli sanitari applicabili».


note

[1] Cass. sent. n. 34535/19 del 29 luglio 2019.

[2] Art. 328 Cod. pen.

[3] Art. 13 D.P.R. n.41/1991.


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