Diritto e Fisco | Articoli

Reddito di cittadinanza con lavoro nero: come evitare la galera?

15 Luglio 2019 | Autore:
Reddito di cittadinanza con lavoro nero: come evitare la galera?

Reclusione da 2 a 6 anni e revoca del Reddito di cittadinanza per chi non dichiara l’attività lavorativa: come salvarsi dalle conseguenze?

Il Reddito di cittadinanza, il nuovo sussidio a favore delle famiglie in difficoltà, che può arrivare sino a 1380 euro al mese, non è incompatibile con l’attività lavorativa. Lo svolgimento di un’attività di lavoro, di qualunque tipologia (dipendente, parasubordinato, autonomo…), determina, però, una riduzione dell’importo mensile del Rdc, a causa del reddito prodotto: per questo motivo, è obbligatorio comunicare all’Inps l’avvio dell’attività e le variazioni di reddito (ad esempio l’aumento dello stipendio per passaggio dal part time al tempo pieno).

Che cosa succede a chi non comunica il lavoro svolto, o dichiara un reddito più basso? Se la situazione preesiste alla domanda di Rdc, rischia la galera da 2 a 6 anni, mentre, se la situazione varia dopo il riconoscimento del sussidio, rischia da 1 a 3 anni di reclusione, assieme alla revoca del beneficio.

Molti “furbetti”, però, preferiscono rischiare e continuare a percepire il reddito di cittadinanza per intero, sfruttando alcune “falle” presenti nelle disposizioni normative. Ma di che cosa si tratta?

Per chi percepisce il Reddito di cittadinanza con lavoro nero, come evitare la galera?

Innanzitutto, bisogna osservare che decade immediatamente dal sussidio il beneficiario di Rdc trovato a lavorare come dipendente o collaboratore in nero, cioè senza che il datore di lavoro abbia inviato l’apposita comunicazione di assunzione o di avvio del rapporto parasubordinato (co Unilav); peraltro, è disposta la decadenza dal Reddito di cittadinanza per tutti i componenti del nucleo familiare. In sostanza, il comportamento illecito anche di uno solo dei componenti della famiglia fa perdere immediatamente il beneficio a tutti.

Lo stesso vale nell’ipotesi in cui un beneficiario di Rdc sia trovato a svolgere un’attività di lavoro autonomo o imprenditoriale: attenzione, però, in questo caso la decadenza è disposta solo se la comunicazione dell’avvio dell’attività autonoma o d’impresa non è inviata all’Inps entro 30 giorni.

Per il personale incaricato di svolgere l’attività di vigilanza può risultare non semplice dimostrare che l’attività è iniziata da oltre 30 giorni: ed è proprio questa la “falla” che sfruttano i furbetti del reddito di cittadinanza che lavorano in nero o in grigio per evitare la galera.

Ma procediamo con ordine, sottolineando che l’articolo non è stato scritto per spingere i cittadini a commettere degli illeciti penalmente rilevanti (osserveremo, tra l’altro, che i rischi delle condotte fraudolente in merito alla fruizione dell’Rdc sono comunque altissimi, e che un’indagine accurata può smascherare senza fatica ogni reddito occultato). Si vuole, invece, sottolineare che qualcosa può ancora essere migliorato nell’apparato normativo sanzionatorio relativo alla fruizione del Rdc, il cui scopo è, appunto, punire con severità chi approfitta del sussidio pur non avendone bisogno.

Reddito di cittadinanza e lavoro nero: chi rischia sino a 6 anni di galera?

Il decreto sul Reddito di cittadinanza [1] punisce con la reclusione da 2 a 6 anni, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, la condotta di chiunque, per ottenere il sussidio:

  • rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere;
  • omette informazioni dovute.

In buona sostanza, è perseguibile penalmente, e rischia sino a 6 anni di galera, chi, nella domanda di Rdc, non indica l’attività lavorativa svolta, o indica un reddito inferiore a quello percepito.

Parliamo, dunque, delle ipotesi di lavoro nero o lavoro grigio (il reddito derivante da un’attività lavorativa regolarmente dichiarata, difatti, risulta nelle banche dati Inps ed è rilevato nell’Isee).

La condotta penalmente rilevante, come precisato dall’Ispettorato del lavoro [2], si realizza in fase di presentazione della domanda di fruizione del Rdc.

Reddito di cittadinanza e lavoro nero: chi rischia sino a 3 anni di galera?

Rischia, invece, una pena inferiore, ma pur sempre grave, chi non comunica le variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, e le altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del Rdc entro i termini. In particolare, si rischiano dagli 1 ai 3 anni di reclusione.

Ma quali sono i termini entro cui effettuare le comunicazioni all’Inps, e come si comunicano le variazioni?

Come e quando si devono comunicare l’attività lavorativa e le variazioni di reddito?

Le variazioni in merito alla situazione lavorativa, le variazioni di reddito e patrimoniali vanno comunicate all’Inps tramite modello Rdc/ Pdc com esteso (SR 181), entro:

  • 30 giorni dall’avvio dell’attività lavorativa autonoma, dipendente o parasubordinata; relativamente all’attività lavorativa autonoma, il reddito percepito va poi comunicato entro il 15° giorno dal termine di ogni trimestre;
  • 15 giorni, per le variazioni patrimoniali che comportano il venir meno dell’Rdc.

Il Modello RdC/Pdc Com Ridotto (SR182) deve essere invece compilato al momento di presentazione della domanda di reddito o pensione di cittadinanza, per comunicare lo svolgimento di attività di lavoro subordinato, autonomo o d’impresa avviate, prima della presentazione della domanda di sussidio, da parte dei componenti del nucleo familiare. Questo modello serve, in pratica, quando il reddito derivante dalle attività lavorative non è confluito nella dichiarazione Isee, in quanto successivo rispetto al periodo considerato nell’attestazione Isee.

Come evitare la galera?

Abbiamo osservato quali sono gli obblighi in merito al Reddito di cittadinanza, e quali le conseguenze per chi fa il furbo e lavora in nero, oppure lavora in grigio, dichiarando un reddito inferiore rispetto a quello percepito.

Ma come fanno queste persone a evitare la galera? Naturalmente, considerando che per comunicare la nuova attività lavorativa ci sono 30 giorni di tempo, il “furbetto” dichiara al personale ispettivo che l’attività lavorativa è appena iniziata, o comunque che è stata avviata da meno di 30 giorni.

Se la persona in questione è un lavoratore dipendente o parasubordinato, perderà comunque il reddito di cittadinanza, in quanto la decadenza per chi è trovato a lavorare in nero è immediata: si salva però dal carcere, grazie al margine di 30 giorni di tempo per la comunicazione. Se l’interessato è un lavoratore autonomo, può evitare anche la decadenza dal sussidio, perché, come già osservato, si decade dal Rdc solo se la comunicazione dell’avvio dell’attività autonoma o d’impresa non è inviata all’Inps entro 30 giorni.

Ma ci si salva in ogni caso dalla galera, o ci sono dei margini di rischio?

I margini di rischio ci sono, e sono davvero elevati. Ad esempio, gli ispettori del lavoro o della Guardia di Finanza potrebbero aver iniziato le indagini da tempo, quindi essere perfettamente a conoscenza della data reale dell’avvio dell’attività. Oppure, potrebbero essere rilasciate delle dichiarazioni da testimoni, dalle quali si evince che l’avvio dell’attività è avvenuto da oltre 30 giorni.

Insomma, la “falla” del sistema c’è, ma i rischi che l’escamotage delle 30 giornate non funzioni sono elevatissimi, e il gioco non vale la candela. Ecco perché in molti preferiscono lavorare regolarmente e rinunciare al Reddito di cittadinanza.

Premi per chi dichiara l’attività lavorativa

Tra l’altro, la normativa prevede anche interessanti incentivi per chi dichiara regolarmente la nuova attività svolta:

  • per chi inizia a lavorare come dipendente, il maggior reddito rileva ai fini dell’Rdc solo per l’80%, fino a quando non è ordinariamente recepito nell’Isee per l’intera annualità;
  • chi avvia un’attività di lavoro autonomo continua a ricevere l’Rdc in misura intera per 2 mesi

Quota 100: controlli dell’Agenzia delle Entrate sui pensionati lavoratori

Controlli incrociati dell’Inps e dell’Agenzia Entrate sui beneficiari della pensione quota 100: chi percepisce questa tipologia di pensione, se non ha ancora compiuto 67 anni, non può cumularla con i redditi di lavoro,  esclusi alcuni redditi indirettamente collegati all’attività lavorativa (elencati nel successivo paragrafo “Redditi di lavoro e pensione quota 100”) ed il lavoro autonomo occasionale nel limite di 5mila euro annui.

Se chi percepisce la pensione quota 100 non comunica, col modello quota 100, eventuali redditi incumulabili, l’Inps sospende d’ufficio la pensione e provvede al recupero del trattamento percepito indebitamente, con interessi e sanzioni. La sospensione dura sino al permanere dell’attività lavorativa dalla quale deriva il reddito incumulabile, o sino al compimento dell’età pensionabile.

Reddito di cittadinanza: 600mila persone da vericare

L’Inps hadi recente inviato alla Guardia di Finanza ben 600mila nominativi di beneficiari di Rdc, perché siano sottoposti a verifiche, finalizzate a individuare chi lavora in nero o con compensi non dichiarati o chi, comunque, possiede redditi o patrimoni nascosti.

Secondo il viceministro Garavaglia, oltre il 70% delle domande di Rdc presenterebbe irregolarità. In base a quanto affermato dal presidente Inps Tridico, invece, le irregolarità emergono già sul nascere, al momento della domanda di Rdc, ed il rischio di erogare sussidi non spettanti è minimo. Per approfondire: Reddito di cittadinanza, controlli a tappeto della finanza.

note

[1] DL 4/2019.

[2] INL Circ. 8/2019.

Autore immagine: 123rf.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA