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Andare via di casa per troppi litigi: quali conseguenze?

31 Luglio 2019
Andare via di casa per troppi litigi: quali conseguenze?

Abbandono del tetto coniugale: quando comporta l’addebito e quando, invece, un’incriminazione penale. Lasciare casa è reato?

Tu e tua moglie non andate più d’accordo. Litigare è ormai diventato tra voi l’unico modo di comunicare. Questa situazione ti sta sfinendo: non hai più quella serenità necessaria per lavorare e riposare. Hai così deciso di andare via di casa per qualche settimana. Hai trovato una sistemazione in un residence lì vicino; non allontanandoti troppo potrai essere disponibile in qualsiasi momento ci sia bisogno di te.

Non sai, però, come comportarti e se questa scelta potrà avere ripercussioni svantaggiose su di te. Da un lato, infatti, hai sentito dire che, oltre alla separazione legale – quella attuata mediante il ricorso al tribunale – è possibile anche una «separazione di fatto», priva cioè di formalità. Quest’ultima, se anche non ha valore per l’ordinamento, può quantomeno servirvi come pausa di riflessione per comprendere quale strada intraprendere in futuro.

Nello stesso tempo, però, sai bene che non si può abbandonare il coniuge di punto in bianco, senza una reciproca autorizzazione a vivere separati. Temi di subire una condanna da parte del giudice ed, eventualmente, un’incriminazione penale.

È davvero così? Andare via di casa per troppi litigi quali conseguenze comporta? Su questa interessante questione si è pronunciata di recente la Cassazione [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi in merito.

La violazione dei doveri del matrimonio

Il matrimonio è fondato sulla convivenza e sulla fedeltà, sulla collaborazione e reciproca assistenza (morale e materiale). Sono questi i tipici doveri di ogni unione.

Quando, però, il rapporto si incrina e c’è aria di crisi, tutti gli obblighi vengono puntualmente ignorati dai coniugi. C’è chi inizia a coltivare altre relazioni e chi si disinteressa alle esigenze dell’altro; c’è chi dorme sul divano evitando così i rapporti fisici e chi, nei casi più gravi, va via di casa. Litigare è un diritto di marito e moglie, al pari di come lo è divorziare. La legge si preoccupa di disciplinare le cause che hanno portato alla rottura del matrimonio e, quando queste sono da imputare alla violazione dei doveri coniugali da parte di uno dei coniugi, scatta in capo a quest’ultimo una pronuncia di “addebito”.

«Addebito» significa responsabilità, ossia che il giudice ha ritenuto colpevole il soggetto di aver fatto naufragare l’unione. Le conseguenze sono, però, sempre di carattere civile. In particolare, chi subisce l’addebito non può:

  • ottenere l’assegno di mantenimento anche se le sue condizioni economiche non gli consentono di mantenersi da solo;
  • rivendicare diritti ereditari se il coniuge dovesse morire tra la data di separazione e quella di divorzio (dopo il divorzio, invece, si perde per sempre la qualità di erede, anche senza addebito).

Il dovere di convivenza e la separazione

Il dovere di convivenza, come detto, è un tipico obbligo che comporta il matrimonio. I coniugi possono vivere separati solo se si autorizzano l’un l’altro come, ad esempio, nel caso di sedi di lavoro diverse.

La violazione di tale norma comporta l’addebito, di cui abbiamo parlato nel precedente paragrafo.

Chi si allontana di casa per una semplice pausa di riflessione, però, è libero di farlo. Ciò che punisce la legge è l’abbandono del tetto domestico senza alcuna intenzione di farvi ritorno.

Attenzione però: affinché scatti l’addebito è necessario che l’allontanamento da casa sia il motivo scatenante della separazione. Se, infatti, il rapporto tra i coniugi dovesse essere già incrinato per ragioni differenti e precedenti (ad esempio le violenze dell’uomo a carico della donna, la scoperta di un tradimento, ecc.), l’abbandono del tetto domestico non può condurre a una dichiarazione di responsabilità. La Cassazione ha, infatti, detto che, quando la violazione di uno dei doveri del matrimonio, non è la causa della crisi ma la conseguenza di una crisi già in atto essa non può comportare l’addebito.

Romina scopre che il marito la tradisce. Così gli sbatte la porta in faccia e se ne va via di casa. Romina non subirà l’addebito.

Carlo picchia Roberta che, per salvaguardare la propria salute, scappa di casa. Roberta non subirà l’addebito.

Mario va via di casa perché vuol sperimentare, in solitudine, se ama ancora la moglie. Così le chiede due o tre settimane di “pausa” per riflettere. La moglie non gliele concede e avvia una causa di separazione con addebito. Mario, se riesce a dimostrare al giudice la temporaneità della sua assenza, non subirà l’addebito.

Prima di separarsi o durante la stessa causa di separazione, i coniugi possono iniziare a vivere separati, ma sarà meglio, al fine di evitare contestazioni, che i due firmino un accordo con cui si autorizzano a vicenda. Si tratta cioè di un patto in cui, consensualmente, viene interrotto l’obbligo di convivenza.

Andare via di casa è reato?

Eccezionalmente, andare via di casa senza autorizzazione del coniuge e facendo mancare a questi e ai figli i mezzi di sostentamento può essere reato. Secondo la Cassazione [1], infatti, può essere condannato penalmente chi lascia la casa per i conflitti con il coniuge.

Rischia, quindi, un’incriminazione per violazione degli obblighi di assistenza, il genitore che abbandona la famiglia privandola del sostegno morale ed economico nonostante abbia preso questa decisione a causa dell’alta conflittualità con l’ex.

La Corte ha così condannato un uomo che, a causa delle liti con la moglie, aveva letteralmente abbandonato la famiglia disinteressandosi anche del figlio piccolo sul piano morale, soprattutto, ed economico. La moglie, per sopravvivere, era stata costretta a ricorrere all’aiuto dei propri familiari.

Dunque, il reato scatta non solo tutte le volte in cui il coniuge abbandonato non ha i mezzi economici per mantenere sé e gli eventuali figli, ma anche quando questi ultimi vengono privati del sostegno morale del genitore scappato via.


note

[1] Cass. sent. n. 34538 del 29.07.2019.


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