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Come investire i soldi senza rischi

31 Luglio 2019 | Autore:
Come investire i soldi senza rischi

Investire bene richiede delle regole precise, per evitare che il capitale vada in fumo. Questo rischio si può prevenire con metodi efficaci: vediamo quali. 

Hai accumulato nel corso degli anni un gruzzoletto ed ora vorresti investirlo per farlo rendere, oppure stai risparmiando ogni mese una parte del tuo reddito cercando costruirti un capitale per il futuro. In entrambi i casi ti chiederai come investire questi soldi e fai bene, perché i soldi fermi non rendono e vengono erosi a poco a poco dall’inflazione; ma vorresti trovare il modo per farlo possibilmente senza rischi. Poche cose infatti sono peggiori di perdere i propri risparmi a causa di una tempesta finanziaria che fa crollare il valore delle tue azioni o di un crac improvviso dell’istituto di credito dove hai depositato i tuoi capitali credendo che fossero al sicuro (sai bene che è successo proprio questo ad alcune banche italiane in anni recenti).

La buona notizia è che esistono dei ripari per queste avversità: come per le alluvioni ed i terremoti, si tratta di costruire una casa solida e di evitare comunque i terreni più pericolosi. Però devi sapere subito che non esiste un investimento che non sia totalmente privo di rischi: tienilo presente in modo da evitare le chimere delle facili promesse di rendimenti elevati e garantiti. Ci sono comunque varie forme di investimento che garantiscono almeno il capitale: anche se le cose andassero male, dovresti solo rinunciare agli interessi. Però anche queste garanzie hanno, ovviamente, un costo e bisogna saperlo prima, in modo da vedere se ci sono alternative migliori e altrettanto sicure. Vediamo dunque quali sono i modi per investire bene evitando i rischi, per arrivare poi a individuare gli strumenti più utili per farlo.

Quanti soldi hai da investire?

La prima domanda che devi porti è questa: quanti soldi hai da investire? Il tuo capitale di partenza, oppure il flusso di soldi che riesci a risparmiare, condiziona moltissimo la tipologia dei tuoi investimenti. È ben diverso avere, ad esempio, 100.000 euro in partenza (o anche di più, se sei benestante o fortunato) oppure avere 100 euro al mese. Se rientri nella prima categoria, non credere di essere così fortunato: se non fai gli investimenti giusti i tuoi capitali potrebbero sparire come neve al sole. Se, invece, rientri nella seconda categoria, non ritenerti svantaggiato: risparmiando periodicamente e con costanza riuscirai nel corso degli anni a costruire un capitale ragguardevole, a condizione di fare gli investimenti giusti.

Quindi, sia che parti con una grossa somma da investire tutta insieme, sia che inizi a poco a poco con quote costanti, devi stabilire un mix, una composizione del tuo portafoglio che minimizzi i rischi senza pregiudicare i rendimenti auspicati e che faranno incrementare il tuo capitale di partenza. Si chiama diversificazione degli investimenti ed è la prima regola da seguire. Le uova non vanno messe tutte nello stesso paniere. La sicurezza dipende, innanzitutto, da questo ed i modi per realizzarla variano di conseguenza. Sei tu a decidere quanto vuoi rischiare; se sei orientato a mettere la sicurezza al primo posto, continua a leggere, ci concentreremo proprio su questo aspetto.

I soldi fermi non sono al sicuro

Innanzitutto, ti dico che i modi apparentemente sicuri per preservare il capitale in realtà non lo sono. Pensa al classico caso di tenere i soldi sotto al materasso: a parte il rischio di furti (e di mancata conversione delle banconote con il passaggio all’euro) chi lo avesse fatto 30 anni fa si ritroverebbe, oggi, con una somma svalutata. Significa che 100 milioni di vecchie lire messe da parte nel 1989 varrebbero attualmente appena 100 mila euro. Possiamo dire che valgono la metà perchè, con l’erosione del potere d’acquisto provocata dall’inflazione, oggi occorrerebbe più del doppio della somma che occorreva a quell’epoca per fare i medesimi acquisti. I dati Istat parlano chiaro.

Neppure tenere i soldi depositati in banca sul conto corrente è una scelta saggia: i rendimenti sono irrisori e trascurabili, pochi centesimi di punto percentuale all’anno, e non bastano nemmeno a coprire le spese di tenuta del conto (almeno 40 euro all’anno, oltre 35 euro di bolli se la somma depositata supera i 5.000 euro).

Il conto corrente non è una forma di investimento: bisogna tenere lì solo i soldi che servono per l’utilizzo corrente, cioè i normali prelievi per fronteggiare le spese e nulla di più. Questi depositi bancari sono però “sicuri” nel senso che sono garantiti, fino a 100.000 euro, da un apposito fondo interbancario, un “angelo custode” che interviene per rimborsare i risparmiatori in caso di fallimento o liquidazione coatta amministrativa delle banche e che è previsto e regolamentato dalla legge [1] .

Ci sono poi parecchi altri elementi che portano a ritenere che proprio sul conto corrente i risparmi sono a rischio, come un’eventuale tassa patrimoniale analoga a quella che colpì gli italiani nel 1992 con un prelievo secco dello 0,6% dell’ammontare depositato sul conto.

Rischio e rendimento: un rapporto difficile, ma possibile

A questo punto, hai già imparato che i soldi non vanno tenuti fermi, perchè non rendono ed anzi si svalutano e questo non si può certo chiamare investimento. Oltretutto così facendo si rinuncia a delle opportunità di rendimento che tra poco vedremo. Per investimento intendiamo una forma di impiego adeguato ed intelligente dei nostri soldi, che li faccia rendere senza compromettere la sicurezza oltre livelli accettabili, quelli che siamo disposti a sostenere in base alle nostre esigenze.

Per ottenere questo risultato, che potrà garantire la crescita del capitale investito nel corso del tempo, serve una pianificazione. I soldi non vanno tenuti tutti insieme: come abbiamo visto, questo non rispetterebbe la regola della diversificazione e rischieremmo molto se l’unico paniere dovesse rompersi, cioè se l’unico titolo azionario crollasse (è inutile che ti facciamo esempi, sai già come le borse fluttuino e siano rischiose se si punta su un cavallo solo), se la società emittente della nostra obbligazione fallisse o andasse in default (è successo di recente anche ad alcuni Stati come l’Argentina), se il gestore finanziario o il suo promotore che ci ha venduto un prodotto finisse in default o sparisse dalla circolazione senza più farsi vedere insieme ai tuoi soldi (in passato è successo anche questo).

Il rischio non si può mai eliminare del tutto, ma si può senz’altro ridurre a livelli accettabili. Quando prendi un aereo non sei mai sicuro al 100% di non avere un incidente in volo, ma sei ragionevolmente tranquillo perchè sai che ci sono misure adeguate per prevenire il pericolo. Anche i mercati finanziari sono regolamentati come il traffico aereo, con la differenza però che i prodotti sono moltissimi e le soluzioni offerte ai risparmiatori sono spesso fantasiose. I rendimenti promessi sono nella stragrande maggioranza dei casi un’aspettativa: non sono garantiti. Nel volo aereo l’arrivo a destinazione è garantito salvo sciagure imprevedibili; nel mondo finanziario no. Le oscillazioni sono all’ordine del giorno ed anche le tempeste sono considerati “fatti naturali” dagli operatori. Il problema è che i soldi sono tuoi, non loro: devi preoccuparti tu di farli “viaggiare” in maniera sicura durante l’intero periodo in cui li mantieni investiti per evitare di perderli.

Investire senza rischi: quali strumenti?

Dopo che ti abbiamo esposto i principi fondamentali è più semplice individuare i modi di impiegare il capitale evitando il rischio di perderlo. Ora sai già che quanto più un investimento è sicuro tanto più è minore il suo rendimento auspicato: a maggiori rischi corrispondono maggiori incertezze.

Detto questo, se sei disposto ad ottenere rendimenti bassi per mantenere la garanzia della sicurezza del capitale investito, hai a disposizione varie strade. Tieni presente che l’una non esclude l’altra: la scelta migliore è sempre quella di “spalmare” il tuo capitale in varie parti, ciascuna delle quali sarà investita in impieghi, settori o ambiti geografici diversi in modo da compensare il rischio di eventuale perdita di una componente con i guadagni dell’altra e così evitare le perdite complessive.

In questo modo, potrai realizzare un portafoglio adatto alle tue esigenze: quanto più sei giovane ed hai davanti un “orizzonte temporale” lungo potrai investire una quota in titoli azionari, mentre se sei anziano o sai che i soldi ti occorreranno presto (ad esempio perchè hai programmato di sposarti o di acquistare casa) dovrai preferire impieghi a breve termine in modo da evitare che le oscillazioni ti colpiscano proprio al momento in cui dovrai vendere e disinvestire per tornare in possesso della somma investita e degli interessi maturati.

Ecco alcuni degli strumenti principali e più utili se vuoi investire i tuoi soldi senza correre rischi:

Conti deposito vincolato

In un periodo di prolungati tassi bassi di interesse, il conto vincolato è una buona scelta per chi vuole tenere una parte dei suoi soldi depositati per un periodo programmato: non potrai ritirare i tuoi soldi (salvo penalizzazioni proprio sul tasso di interesse) prima di una scadenza prefissata, che in genere va da 6 mesi a 3 o 4 anni. Quanto maggiore è la durata del vincolo tanto più alto sarà il “premio” in termini di interesse che ti sarà riconosciuto al termine. Attualmente questi prodotti offrono rendimenti compresi tra l’1% ed il 2% lordo annuo se il deposito viene vincolato ad un solo anno; se il periodo è maggiore, ad esempio 3 anni, si possono spuntare rendimenti che arrivano al 3% lordo all’anno.

Si può aprire un conto deposito sia in modalità tradizionale, presso uno sportello bancario, sia online: alcune delle proposte migliori si trovano proprio in rete, senza compromettere la sicurezza (gli operatori che le offrono devono essere registrati ed autorizzati per offrire questi servizi e sono sottoposti alla vigilanza delle autorità di controllo). Prima di aprirlo online, controlla comunque che il nominativo dell’istituto compaia nell’elenco Bankitalia dei soggetti autorizzati ad operare in Italia.

Se ti dovessero servire i soldi prima dela scadenza del vincolo, subirai una penale, che dovrà sempre essere predeterminata in partenza, al pari di tutte le altre condizioni che regolano la tenuta del rapporto.

Buoni postali fruttiferi

La classica soluzione di risparmio degli italiani negli ultimi anni ha perso molto del suo appeal per il semplice fatto che i rendimenti sono scesi molto rispetto al passato. I tradizionali buoni postali fruttiferi però rimangono sempre una valida soluzione per chi ricerchi soprattutto la sicurezza e sia disposto a rinunciare a quei rendimenti aggiuntivi che solo una dose maggiore di rischio può offrire.

Rispetto ai conti deposito, offrono poi il vantaggio che non hanno spese di sottoscrizione, gestione o rimborso ed in qualsiasi momento si può richiedere il rimborso del capitale investito. C’è poi la tassazione agevolata al 12,50% anzichè al 26% dei prodotti bancari.

Anche i buoni postali prevedono una forma vincolata in alternativa a quella semplice (il buono ordinario rende, attualmente, l’1,50% lordo all’anno): ad esempio c’è l’offerta 3×4 per chi è disposto ad investire fino a 12 anni, ed offre rendimenti crescenti alla scadenza di ogni triennio. Il rendimento effettivo, però, non è certo elevato: sarà dello 0,35% al termine del terzo anno, dell’1% al termine del sesto anno, dell’1,75% al termine del nono anno e del 2,25% al termine del dodicesimo anno.

Ci sono poi i buoni indicizzati all’inflazione che non offrono un tasso fisso e predeterminato come i precedenti, bensì un tasso variabile che cerca di “coprire” l’andamento dell’inflazione italiana misurata secondo gli indici Istat dei prezzi al consumo. Se scegli questa forma devi sapere che hai un vincolo iniziale di 18 mesi per poter ottenere gli interessi, mentre se richiedi il rimborso prima otterrai restituito soltanto il capitale.

Se ti interessano i buoni postali ma non hai un capitale di partenza puoi scegliere la formula “risparmio semplice”: sono buoni con scadenza a 4 anni che possono essere sottoscritti a partire dalla quota iniziale di 50 euro e incrementarla poi mese dopo mese in base ad una frequenza che deciderai tu. Quando avrai effettuato 24 versamenti inizierai ad ottenere gli interessi (anche su tutte le quote sottoscritte prima).

Fondi comuni monetari

I fondi comuni di investimento offrono la possibilità di acquistare, anche con piccoli importi, un “paniere” composto da una vasta quantità di strumenti finanziari. Sono divisi per tipologie, dall’azionario all’obbligazionario, ed hanno molteplici categorie per individuare l’area geografica o settoriale di interesse, su cui puntare per investire: ad esempio le azioni Nord America o quelle del settore tecnologico.

Qui ci concentriamo sulla categoria dei fondi monetari (detti anche di liquidità o a breve termine) perchè è l’unica a garantire l’assenza di rischi: gli obbligazionari non la offrono con altrettanta sicurezza, perchè le quotazioni dei titoli – compresi quelli degli Stati – sono esposte all’andamento dei tassi di interesse e dunque oscillano tanto più quanto è lunga la loro durata. Basta un innalzamento di un solo punto percentuale sui tassi di interesse per deprimere le loro quotazioni di oltre il 10% se si tratta di titoli decennali; immagina cosa può accadere per quelli a scadenza ancora più lunga.

I fondi monetari, invece, investono negli stessi strumenti obbligazionari e di titoli di Stato ma esclusivamente in quelli a breve e brevissima durata: precisamente, la vita residua dei titoli deve essere inferiore ad un anno. Non possono cioè avere in portafoglio nessun titolo con scadenza superiore all’anno: in questo modo il rischio di fluttuazioni è praticamente eliminato, mentre il fatto che gli impieghi siano suddivisi in centinaia o migliaia di titoli diversi rende irrisorio il rischio di default di qualche emittente. Oltretutto, i regolamenti prevedono che la massima parte degli investimenti debba concentrarsi su titoli ad alto rating, cioè emessi da Stati o aziende con un affidabile livello di solidità.

Si possono acquistare e rivendere in qualsiasi momento sul mercato (sono quotati giorno per giorno) e il loro rendimento finale sarà dato dalla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita, tolte le commissioni del gestore. Controllale bene in modo da minimizzarne l’incidenza: puoi comparare le varie marche prima di decidere di acquistare verificando le performance su siti appositi come Morningstar che dà la classifica dei migliori basata sui rendimenti ottenuti in passato (con l’ovvia avvertenza che questo non rappresenta una garanzia di ottenerne analoghi in futuro).

Perchè è meglio acquistare quote di un fondo anzichè sottoscrivere un unico titolo, come un Bot o un Btp? Innanzitutto, per diversificare il rischio, come abbiamo visto, ma anche per evitare di dover vincolare la somma fino alla scadenza: puoi senz’altro vendere il tuo singolo titolo prima che scada, in qualsiasi momento sul mercato quotato, ma potresti avere la sorpresa che proprio quel giorno la quotazione sia inferiore al prezzo al quale lo avevi acquistato. Un rischio che, invece, come abbiamo visto, è molto più limitato attraverso i fondi che investono in parecchi titoli contemporaneamente.

note

[1] Direttiva europea n. 2014/49/UE del 16 aprile 2014, recepita in Italia con D.Lgs. n.30/2016 del 15 febbraio 2016, ed art. 96 bis 1 del D.Lgs. n.385 del 1 settembre 1993 (Testo Unico Bancario).


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