Diritto e Fisco | Articoli

Se una legge è ingiusta disobbedire è un dovere?

1 Agosto 2019 | Autore:
Se una legge è ingiusta disobbedire è un dovere?

Disobbedienza civile: cos’è? Quando è ammessa l’obiezione di coscienza? Rifiuto di obbedire a un ordine ingiusto e resistenza legittima al pubblico ufficiale.

La legge è uguale per tutti: questa è la scritta che campeggia a chiare lettere all’interno di ogni aula di tribunale. Un concetto tanto semplice quanto importante: la legge non fa preferenze di sorta, ma si applica indistintamente a tutti, ricchi e poveri, uomini e donne, a prescindere da ogni condizione sociale, dalla religione, dalle ideologie politiche, ecc. Gli attributi che si riferiscono alla legge sono anche altri: ad esempio, si dice spesso che la legge non ammette ignoranza, nel senso che si applica anche a chi non ne ha colpevolmente conoscenza; oppure ancora, che la legge, per quanto severa, va sempre rispettata (dura lex sed lex). Se è così, dunque, bisogna sempre obbedire ad una legge, anche se ingiusta?

Il problema non è di poco conto, tanto che giuristi e filosofi hanno a lungo dibattuto sul tema. Davvero occorre sempre rispettare la legge, anche quando impone un comportamento moralmente sbagliato? Ci si può rifiutare di applicare la legge? Se una legge è ingiusta, disobbedire è un dovere? Quesiti senza dubbio interessanti, che si pongono a metà tra il diritto e la morale. Continua a leggere i prossimi paragrafi se ne vuoi sapere di più.

Cos’è la disobbedienza civile?

Prende il nome di disobbedienza civile la condotta di più persone che decidono consapevolmente di trasgredire la legge quando questa viene ritenuta palesemente ingiusta. Utilizzando altre parole, possiamo dire che la disobbedienza civile è il rifiuto da parte di un gruppo di cittadini organizzati di obbedire a una legge giudicata iniqua, attuato attraverso pubbliche manifestazioni.

Ovviamente, disobbedire ad una legge che si reputa ingiusta non è un dovere, se non morale: la disobbedienza civile non è chiaramente imposta, ma la scelta consapevole di chi ritiene che i propri principi morali contrastino con quanto stabilito dall’ordinamento giuridico. D’altronde, se una legge giustificasse la disobbedienza alle leggi, si finirebbe nel paradosso.

In buona sostanza, la disobbedienza civile si concretizza nella volontà consapevole di non rispettare una norma di legge, nonostante sia valida e pienamente vincolante. I motivi del rifiuto devono provenire dalla profonda e intima convinzione dell’illegittimità o della immoralità della legge violata.

Un ladro non commette un atto di disobbedienza civile nei confronti della norma che punisce il furto, poiché il suo intento è proprio quello di arricchirsi a discapito di altri. Nessun principio morale giustifica la condotta del furfante, il quale infrange una legge che sicuramente non è ingiusta.

Al contrario, se esistesse una legge che prevede l’arresto per chi manifesta il proprio pensiero e le forze dell’ordine rifiutassero di procedere ritenendola ingiusta, allora si avrebbe una forma di disobbedienza civile.

La disobbedienza civile, inoltre, e sempre una forma di ribellione pacifica: se l’opposizione si manifestasse in modo violento, si avrebbe una vera e propria resistenza armata.

Cos’è l’obiezione di coscienza?

Tra i casi in cui è possibile disobbedire ad una legge ingiusta rientra senz’altro l’obiezione di coscienza, la quale consiste nel sottrarsi ad un obbligo imposto dalla legge: classico esempio è quello di rifiutare l’obbligo di leva (oramai non più in vigore) perché si è profondamente contrari alla guerra o all’utilizzo delle armi.

Obiezione di coscienza e disobbedienza civile sono la stessa cosa? No: la prima è stata legalizzata, nel senso che è la legge a dire quando si può fare obiezione di coscienza. Altra importante differenza tra obiezione di coscienza e disobbedienza legale sta nel fatto che, di solito, la prima è posta in essere da un singolo, mentre la seconda rappresenta una vera e propria ribellione da parte di più persone, tutte accomunate dalla convinzione che il precetto sia moralmente inaccettabile.

Casi di obiezione di coscienza

L’obiezione di coscienza è ammessa per legge nei seguenti casi:

  • fino a che è stato in vigore, nei confronti dell’obbligo di leva [1];
  • per il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie, nei riguardi del compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’ interruzione della gravidanza [2];
  • per medici, ricercatori, personale sanitario, professionisti laureati, tecnici ed infermieri e studenti universitari, nei confronti delle attività sperimentali con animali [3].

È possibile disobbedire ad una legge?

L’obiezione civile è una sorta di disobbedienza autorizzata, quindi ammessa in determinati casi dalla legge; essa rappresenta, pertanto, una specie di deroga giustificata da ragioni morali.

Al contrario, la disobbedienza civile, in quanto atto di ribellione proveniente da più persone nei confronti di una o più leggi ritenute in conflitto con i principi morali propri e dell’intera società, non è contemplata dal nostro ordinamento. In altre parole, a differenza dell’obiezione di coscienza, intesa quale rifiuto del singolo di rispettare una norma che contrasta con la propria morale, non esistono casi in cui essa sia legittimata; d’altronde, se lo fosse, non sarebbe più una vera disobbedienza.

Anche nel caso della disobbedienza civile, però, non si può parlare di un vero dovere di disobbedire una legge ingiusta: come detto più sopra, un generico dovere giuridico di disobbedire alle leggi ingiuste non potrebbe trovare spazio in un ordinamento giuridico. Esiste, però, delle ipotesi in cui la legge giustifica la disobbedienza ad un comando; vediamo quando ciò avviene.

Il rifiuto di obbedire ad un ordine ingiusto

Una forma di disobbedienza tollerata dall’ordinamento è quella che possono porre in essere i soggetti coinvolti in rapporti di subordinazione di natura militare o assimilati (poliziotti, carabinieri, ecc.) quando si trovino di fronte ad un ordine palesemente illegittimo del proprio superiore.

Il Codice penale [4] dice che, in presenza di un ordine illegittimo, risponde penalmente non solo chi ha comandato la condotta ingiusta, ma anche il subalterno che l’ha eseguita, a meno che quest’ultimo non aver avuto altra scelta.

Il poliziotto semplice può (anzi deve) rifiutarsi di sparare ad un gruppo di persone che manifestano pacificamente in piazza, anche se l’ordine proviene direttamente dal questore.

In un’ipotesi del genere, dunque, esiste un vero e proprio dovere di disobbedire ad un ordine ingiusto: se venisse eseguito, ne risponderebbe anche colui che vi ha dato attuazione e non solo chi l’ha comandato.

La reazione legittima agli atti arbitrari del pubblico ufficiale

Un’altra ipotesi di disobbedienza ad un comportamento illegittimo è quella previste dalla legge [5] quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia ecceduto con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.

In buona sostanza, la legge giustifica, ad esempio, la resistenza ad un pubblico ufficiale quando questi voglia porre in essere una prepotenza: pensa al carabiniere che insiste per entrare in casa tua per una perquisizione senza esibire il provvedimento dell’autorità giudiziaria e senza che vi siano altre giustificazioni. In un’ipotesi del genere, potresti opporti con la forza senza incorrere in reato.

Si tratta di una reazione legittima, più che di una disobbedienza alla legge, in quanto è la legge stessa a giustificare la tua condotta, la quale è solamente una difesa nei confronti della prevaricazione del pubblico ufficiale.


note

[1] Legge n. 772/72.

[2] Legge n. 194/78.

[3] Legge n. 413/93.

[4] Art. 51 cod. pen.

[5] Art. 4 del d.lgs. Lgt. 14 settembre 1944, n. 288; Art. 393-bis cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube