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F24 rifiutato: la banca è responsabile?

1 Agosto 2019
F24 rifiutato: la banca è responsabile?

È responsabile la banca se non avverte il cliente che il pagamento dell’F24 non è andato a buon fine?

È tempo di scadenza delle tasse. Con il modello F24 compilato in ogni punto, ti sei recato in banca per effettuare il pagamento. Il dipendente allo sportello ha preso il modello che gli hai affidato, lo ha inserito al computer e ti ha consegnato la ricevuta. Senonché, dopo qualche mese, scopri che non c’è alcun addebito sul conto. Non c’è che una spiegazione: il pagamento non è andato a buon fine. Avendo fatto scadere i termini previsti dalle norme fiscali, sei incorso in una serie di sanzioni e interessi che non intendi pagare. Non è colpa tua se l’F24 non è stato accettato dal sistema. Avevi confidato sulle rassicurazioni del cassiere e, pertanto, ritenevi di essere al sicuro. Ti chiedi, perciò, se la banca è responsabile per l’F24 rifiutato. La risposta è contenuta in una recente ordinanza della Cassazione [1].

Secondo la Corte, la banca deve risarcire il cliente per non averlo avvisato che l’F24 non è andato a buon fine a causa di errori di compilazione.

Per la Cassazione, infatti, nel momento in cui il contribuente consegna l’F24 per il pagamento telematico all’istituto di credito, conclude un contratto di mandato. E, come tutti i mandati, l’adempimento comprende non solo il diligente compimento, da parte del mandatario, degli atti per i quali il mandato stesso è stato conferito, ma anche degli atti preparatori e strumentali, nonché di quelli ulteriori che, dei primi, sono il necessario complemento.

Alla stregua delle regole che governano il mandato, il dipendente della banca deve verificare allo sportello gli eventuali errori o le mancanze di compilazione di alcuni campi del modello F24 (nel caso di specie si trattava del codice ufficio e del codice atto). E se anche ciò non dovesse essere possibile all’atto del pagamento, la banca potrebbe sempre avvisare il cliente in un momento successivo, ad esempio con una telefonata. Difatti, il mandatario ha il dovere di informare tempestivamente il mandante dell’eventuale mancanza o inidoneità dei documenti occorrenti all’esatto espletamento dell’incarico.

Il Codice civile, del resto, attribuisce al mandatario il dovere di espletare, con la diligenza del buon padre di famiglia, non solo l’attività tipica, ma anche quella preparatoria e strumentale all’esecuzione del mandato, nonché gli atti ulteriori e successivi, che dei primi sono il necessario sviluppo; ha poi il dovere di informare tempestivamente il mandante anche dell’eventuale mancanza o inidoneità dei documenti necessari all’esatto espletamento dell’incarico. Come dire: non basta accettare l’incarico, ma bisogna portarlo a termine e verificare che, effettivamente, l’opera sia stata eseguita correttamente, non importa se il mancato completamento sia attribuibile a un errore del mandante (il cliente-contribuente che consegna l’F24 con delle omissioni o delle sviste) o il mandatario (l’istituto di credito).

Se pur, quindi, il cliente commette errori nel compilare il modulo F24, non completandolo integralmente, ammesso che la banca mandataria non sia tenuta a rilevare tale circostanza nel momento preciso in cui accetta di eseguire l’operazione e, con essa, il conferimento del mandato di pagamento, non si può negare la sua responsabilità non appena si accorge dell’impossibilità di procedere all’esecuzione dell’operazione. Ecco, la colpa che genera l’obbligo di risarcire il danno al contribuente va ravvisata proprio in questa violazione del dovere di buona fede: pur sapendo la banca – e non potendolo ignorare – che il sistema ha rifiutato il modello F24, non ha avvisato tempestivamente l’interessato.

La pronuncia della Cassazione apre una nuova corrente interpretativa in materia di pagamento delle imposte. Si tratta, infatti, di un precedente che non ha riscontro nelle passate rassegne della Corte e potrebbe costituire il via libera a una serie di azioni legali nei confronti degli istituti di credito. Istituti che, in tal modo, finiscono per diventare una sorta di ombrello e di garanzia per il contribuente inesperto che commette errori nella compilazione dell’F24. In questo modo, se anche dovessero esservi dei campi compilati in modo non corretto, sarà la banca e non l’ufficio delle imposte a dover avvisare l’interessato. Diversamente, lo dovrà risarcire delle sanzioni e degli interessi versati per il ritardato pagamento.


Le banche hanno l’obbligo di informare tempestivamente il cliente se qualcosa va storto nel pagamento delle imposte col modello F24. Se non lo fanno devono risarcire il contribuente entrato nel mirino della Agenzie delle Entrate per i pregiudizi subiti.

«L’adempimento del mandato – spiega la decisione – esige e ricomprende non solo il diligente compimento, da parte del mandatario, degli atti per i quali il mandato stesso è stato conferito, ma anche degli atti preparatori e strumentali, nonché di quelli ulteriori che, dei primi, costituiscano il necessario complemento, e comporta altresì il dovere di informare tempestivamente il mandante della eventuale mancanza o inidoneità dei documenti occorrenti all’esatto espletamento dell’incarico». Dunque, prosegue la Corte, seppure il ricorrente aveva errato nel compilare il modulo la banca avrebbe dovuto informarlo non appena (tre giorni dopo) si era accorta «dell’impossibilità di procedere all’esecuzione dell’operazione».

note

[1] Cass. ord. n. 20640 del 31.07.2019.


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