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Contestazione fotocopie in giudizio

26 Agosto 2019 | Autore:
Contestazione fotocopie in giudizio

Documento prodotto in copia fotostatica: come disconoscerlo? Riproduzioni meccaniche: cosa sono? Cos’è il disconoscimento di scrittura privata?

Sei mai stato in un tribunale? Mi auguro per te di no, perché altrimenti vuol dire che sei stato protagonista (volontario o meno) di una controversia che ha avuto bisogno dell’intervento, lungo e costoso, della giustizia. Ad ogni modo, il tribunale è un luogo aperto al pubblico e, pertanto, potresti liberamente entrare anche se non sei coinvolto in un procedimento. Se decidessi di fare questa visita, quasi come un turista, ti renderesti subito conto che i processi che si celebrano nei tribunali sono per lo più costituiti di documenti: fascicoli, faldoni, produzioni di parte, cartelle, relazioni, elaborati, verbali, ecc. Insomma, un mare di carte (spesso inutili, purtroppo). Gli avvocati si avvalgono infatti dei documenti scritti per sostenere le ragioni dei propri assistiti; spesso questi documenti non sono originali, ma semplici fotocopie, affinché non si corra il rischio di smarrirle. Devi sapere, però, che la contestazione delle fotocopie in giudizio è molto frequente.

Cosa vuol dire? Perché le fotocopie dovrebbero essere contestate? La risposta è piuttosto semplice: la copia fotostatica (cioè, la fotocopia) di un documento potrebbe non corrispondere all’originale e, pertanto, rappresentare una sorta di “inganno” per il giudice a cui è destinata. Questa è la ragione che quasi sempre giustifica la contestazione di fotocopie prodotte in giudizio. Se ne vuoi sapere di più su questo argomento, ti invito a proseguire nella lettura.

Documenti fotocopiati: cosa dice la legge?

Il Codice civile dedica un’apposita norma ai documenti fotocopiati, cioè alle riproduzioni in copia di atti originali. Secondo la legge [1], le copie fotografiche di scritture hanno la stessa efficacia delle autentiche, se la loro conformità con l’originale è attestata da pubblico ufficiale competente ovvero non è espressamente disconosciuta.

Tizio firma a favore di Caio una scrittura privata con cui riconosce il proprio debito e si impegna a pagargli la somma di euro diecimila entro un anno. Giunto a scadenza, Tizio è ancora inadempiente. Caio, per azionare il suo diritto di credito, produce in tribunale copia della scrittura privata affinché il giudice gli riconosca formalmente il credito.

In un caso del genere, l’attore produce in giudizio solamente la fotocopia della scrittura privata, fotocopia che, secondo quanto stabilito dalla legge, fa piena prova del diritto in esso contenuto, salvo che la controparte non ne contesti il contenuto, ritenendo che non sia conforme allo scritto originale.

Se, invece, la conformità all’originale della fotocopia è attestata da un pubblico ufficiale legittimato dalla legge (ad esempio, il cancelliere quando rilascia le copie conformi degli atti di un processo), non sarà possibile opporre un semplice disconoscimento.

Copie fotografiche: cosa sono?

Le copie fotografiche di scritture non sono altro che le classiche fotocopie (o copie fotostatiche) e, per la legge, fanno piena prova non solo se la conformità agli originali è attestata da un pubblico ufficiale, ma anche se non sono espressamente disconosciute. Equiparabile alla fotocopia è anche la copia che si ottiene mediante l’invio di un fax.

La considerazione che la legge attribuisce alle copie fotostatiche (o fotocopie) di documenti deriva dal fatto che esse riproducono fedelmente il documento nella sua esteriorità, cioè nei suoi segni grafici. D’altronde, a volte le parti sono in possesso solamente della copia di un documento, non del suo originale: se si dovesse privare sin dal principio di ogni valore la fotocopia, ciò creerebbe un grande disagio in termini di diritto alla difesa.

Come si disconosce una fotocopia?

Una fotocopia prodotta in giudizio può essere contestata e, dunque, disconosciuta dalla controparte. Il disconoscimento deve avvenire alla prima udienza o con il primo scritto difensivo utile: in altre parole, subito dopo che le copie fotografiche di scritture siano state prodotte.

Come avviene la contestazione? La parte nei confronti della quale i documenti fotocopiati sono prodotti deve disconoscere la conformità delle copie ai documenti originali da cui sono tratti.

Tizio produce in giudizio una copia di scrittura privata dalla quale emerge che Caio avrebbe dovuto versargli, entro un determinato termine, la somma di cinquemila euro a titolo di pagamento di un precedente acquisto. Caio disconosce la fotocopia ritenendola non conforme al documento originale: nello specifico, la copia prodotta risulta mancante di un foglio finale nel quale le parti stabilivano che Caio avrebbe potuto liberarsi del debito restituendo la cosa acquistata.

L’esempio appena esposto è molto utile per comprendere come si disconosce una fotocopia: secondo pacifica giurisprudenza [2], infatti, il disconoscimento non può essere generico, fatto tanto per farlo, ma deve essere motivato.

In altre parole, il disconoscimento della copia prodotta in giudizio, per poter esplicare i propri effetti, deve essere effettuato in modo specifico con una dichiarazione che contenga non equivoca negazione della genuinità della copia prodotta; pertanto, si tratta di un’eccezione che non può essere formulata in maniera solo generica, ma deve contenere specifico riferimento al documento ed al profilo di esso si intende contestare.

Dello stesso tenore anche la Corte di Cassazione [3], secondo cui l’onere di disconoscere la conformità della copia fotostatica prodotta in giudizio all’originale di una scrittura privata può dirsi assolto qualora la parte renda una dichiarazione che evidenzi in modo chiaro e inequivoco i tratti di difformità del documento prodotto rispetto all’originale di cui costituisce mera copia, non potendosi considerare sufficiente una contestazioni generica od onnicomprensiva.

Anche secondo altra pronuncia [4], la copia fotostatica non autenticata si ha per riconosciuta, tanto nella sua conformità all’originale quanto nella scrittura e sottoscrizione, ove la parte comparsa non la disconosca in modo specifico e non equivoco alla prima udienza ovvero nella prima risposta successiva alla sua produzione.

Quando il disconoscimento della copia è valido?

Da quanto appena detto, possiamo trarre la seguente regola: la contestazione di un documento fotocopiato è validamente fatta se:

  • tempestiva (alla prima udienza o al primo atto successivo alla produzione);
  • specifica e motivata.

Mevio cita in giudizio Sempronio chiedendogli di pagare un vecchio debito. L’avvocato di Sempronio, nella comparsa di costituzione e risposta, si limita a contestare genericamente tutta la documentazione prodotta in copia da controparte.

Nell’esempio sopra riportato la contestazione (disconoscimento) della documentazione prodotta in copia è stata tempestiva, in quanto fatta con il primo atto successivo alla produzione (la comparsa di costituzione), ma non specifica, in quanto ci si è limitati a contestare genericamente ogni copia, senza però motivare tale contestazione.

Una valida contestazione, invece, avrebbe dovuto indicare in quali punti la copia costituisce un falso, ossia sia stata materialmente contraffatta nel suo originario contenuto, o, più semplicemente, non corrisponda integralmente all’originale non prodotto (ad esempio, perché ne riproduce soltanto alcune parti), e sia in grado di offrire elementi, almeno indiziari, sul diverso contenuto che la scrittura presentava nella versione originale del documento.

Riproduzioni meccaniche: cosa sono?

Il codice civile dedica un’apposita disciplina ad ogni altro tipo di riproduzione di fatti diversi dalle copie dei documenti. Secondo la legge, le riproduzioni fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime [5].

Cosa sono le riproduzioni meccaniche a cui si riferisce il codice civile? Per esse si intendono tutte le modalità di rappresentazione di fatti o eventi differenti dal documento classico: pertanto, saranno riproduzioni meccaniche le fotografie, i filmati (videoriprese), le registrazioni audio, i file informatici e ogni altro strumento in grado di riprodurre la realtà dei fatti.

Per tali riproduzioni meccaniche vale lo stesso discorso dei documenti fotocopiati: esse fanno piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, purché non siano disconosciute nei modi e nei tempi sopra illustrati.

Contestazione copie fotostatiche: cosa succede dopo?

Abbiamo detto che è possibile contestare la conformità di una copia al documento originale, purché il disconoscimento sia tempestivo e motivato. Cosa accade dopo la contestazione? Ebbene, a seguito del disconoscimento si aprono due strade:

  • la parte che ha prodotto solamente le fotocopie può contrastare la contestazione esibendo in giudizio gli originali, cioè i documenti da cui derivano le copie; in tal caso, sia il giudice che la controparte possono prendere visione da sé della conformità;
  • la parte che ha prodotto le fotocopie non è in possesso degli originali: in tal caso, se la contestazione è fondata, le copie prodotte non avranno prova legale, ma costituiranno elementi liberamente apprezzabili dal giudice [6].

Il disconoscimento della scrittura privata

Diverso dalla contestazione della documentazione prodotta in copia è il disconoscimento della scrittura privata, che si ha quando una parte produce in giudizio un documento firmato dalla controparte e questa ne disconosce la sottoscrizione [7].

Mentre con il disconoscimento di una copia fotografica o fotostatica si contesta la conformità del documento all’originale di una scrittura, il disconoscimento della scrittura privata consiste nel rinnegare di aver sottoscritto un documento.

Anche gli effetti sono totalmente diversi: mentre la documentazione fotocopiata, se contestata e nel caso in cui la conformità non sia verificata, può essere tenuta in considerazione dal giudice, il disconoscimento della scrittura privata, in mancanza di richiesta di verificazione, preclude del tutto l’utilizzabilità della scrittura stessa.

Contestazione copie e disconoscimento scrittura: differenze

La distinzione tra la contestazione e delle copie fotostatiche e il disconoscimento di un documento è chiara: mentre il disconoscimento della scrittura privata, in mancanza di richiesta di verificazione (fatta, ad esempio, attraverso la comparazione di altri documenti sottoscritti dalla controparte) e di esito positivo di questa, preclude l’utilizzazione della scrittura, la contestazione delle copie o delle riproduzioni meccaniche (fotografie, video, ecc.), pur in assenza della successiva produzione degli originali, non impedisce che il giudice possa accertare la conformità all’originale anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni.

Di conseguenza, l’avvenuta produzione in giudizio della copia fotostatica del documento, impegna la parte contro la quale il documento viene prodotto a prendere posizione sulla conformità della copia all’originale, senza tuttavia vincolare il giudice all’avvenuto disconoscimento della riproduzione, potendo egli apprezzarne comunque l’efficacia rappresentativa [8].


note

[1] Art. 2719 cod. civ.

[2] Trib. Napoli, sent. n. 6290 del 29 maggio 2012.

[3] Cass., sent. 15790 del 29 luglio 2016.

[4] Cass., sent. n. 13425 del 13 giugno 2014.

[5] Art. 2712 cod. civ.

[6] Art. 116 cod. proc. civ.

[7] Art. 214 cod. proc. civ.

[8] Cass., sent. n. 2155 del 31 gennaio 2014.

Autore immagine: Pixabay.com


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