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Divorzio: come liberare casa da mobili dell’ex?

17 Agosto 2019
Divorzio: come liberare casa da mobili dell’ex?

A seguito di un accordo tra le parti, io e la mia ex coniuge siamo addivenuti ad un divorzio consensuale. L’accordo e la sentenza prevedono il passaggio del 50% della quota della casa coniugale dalla mia ex coniuge al sottoscritto a fronte dell’accollo dell’intero mutuo da parte mia. Sebbene la mia ex coniuge non sia più residente nella casa da alcuni anni non ha ancora consegnato le chiavi dell’appartamento giustificandosi che aveva la necessità di portare via le sue cose. Al momento non ho ricevuto alcuna ulteriore risposta, né tantomeno le chiavi e prevedo che non ritirerà i beni presenti all’interno dell’immobile. Cosa devo fare?

Una volta acquisita la quota di proprietà della Sua ex moglie, Lei potrà entrare nell’ex casa coniugale, avendo il titolo di proprietà pieno e, immagino, le chiavi d’accesso. Inoltre, la casa – da quanto deduco – non risulta abitata dalla Sua ex moglie e, quindi, Lei potrà tranquillamente accedere all’interno dell’immobile, prendendone possesso.

Con riguardo allo sgombero dei beni mobili di proprietà della Sua ex moglie, occorrerà adire le vie legali, attraverso un’offerta formale di restituzione dei beni. Secondo l’art. 1209 del codice civile, se l’obbligazione ha per oggetto danaro, titoli di credito, ovvero cose mobili da consegnare al domicilio del creditore, l’offerta deve essere reale. Se si tratta, invece, di cose mobili da consegnare in luogo diverso, l’offerta dovrà consistere nell’intimazione al creditore di riceverle, fatta mediante atto a lui notificato.

Per quanto l’articolo parli di creditore e debitore, la norma trova applicazione anche nella fattispecie, dove Lei risulta debitore (nel senso di soggetto detentore di beni mobili altrui) e la Sua ex moglie creditore (titolare dei beni mobili da sgomberare).

L’offerta di restituzione dei beni presenti nella casa servirà a mettere in mora la Sua ex moglie (quale creditrice) e, così, far passare la stessa dal lato della ragione a quello del torto, per non essersi attivata, nonostante l’invito, al ritiro delle sue proprietà.

Essendo i mobili da offrire presenti all’interno della casa coniugale, non occorrerà l’offerta reale (con consegna presso il luogo di residenza della donna), ma sarà sufficiente l’invito a presentarsi presso il luogo dove sono presenti i beni per il ritiro.

Questo invito dovrà essere effettuato dall’ufficiale giudiziario, su istanza di un legale, che – a tal proposito – intimerà alla Sua ex moglie il ritiro presso la casa coniugale dei beni di sua proprietà tale giorno a tale ora. Nel caso in cui la donna non dovesse comparire o, comparendo, dovesse rifiutare di asportarli, allora l’ufficiale giudiziario provvederà a redigere un verbale, trascrivendo quanto successo.

Quel verbale sarà, poi, trasmesso nella cancelleria del tribunale e verrà fissata un’udienza davanti al giudice dell’esecuzione. A quell’udienza, occorrerà chiedere al giudice la vendita dei beni offerti e mai ritirati che, quindi, saranno messi all’asta, come si usa fare per i pignoramenti mobiliari tra creditore e debitore.

Nel caso in cui i beni dovessero essere venduti, il ricavato sarà destinato alla Sua ex, al netto delle spese processuali. Se, invece, questi beni mobili dovessero essere considerati di irrilevante valore di mercato, allora si potrebbe ottenere il loro smaltimento, ma sempre con l’autorizzazione del Giudice.

Quella appena descritta è la procedura legale. Tuttavia, dal tenore letterale della corrispondenza avuta con la Sua ex moglie, credo che ci siano i presupposti per sbloccare la questione in via stragiudiziale, magari con una lettera di diffida inviata da un legale.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla


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