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Pensione anticipata lavoratori part time e stagionali

2 Agosto 2019 | Autore:
Pensione anticipata lavoratori part time e stagionali

Dipendenti a tempo parziale e stagionali più vicini al pensionamento: possibilità di far valere i periodi non lavorati.

Chi lavora solo per parte dell’anno lo sa bene: i vuoti contributivi, cioè i periodi privi di contributi previdenziali, costituiscono un gravissimo problema al momento del pensionamento, in quanto l’assenza di contribuzione allontana la data della quiescenza e danneggia il pensionato.

Il problema riguarda, in particolare, i lavoratori con contratto stagionale o di part time verticale, cioè coloro che svolgono l’attività ciclicamente, solo in determinati periodi: le settimane o i mesi di stop, difatti, non sono considerati utili dall’Inps ai fini della pensione. Questo, nonostante l’importante sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 10 giugno 2010, dalla quale è emersa la necessità di tenere conto, nel calcolo dell’anzianità contributiva, anche dei periodi non lavorati. A seguito di quest’importante sentenza, la Cassazione ha iniziato ad accogliere le istanze di chi svolge l’attività ciclicamente, includendo nell’anzianità contributiva ai fini della pensione anche i periodi non lavorati.

L’Inps, tuttavia, si attiene alla normativa italiana [1], che ad oggi non valuta i periodi di inattività lavorativa nel part- time verticale, o relativi a rapporti di lavoro che prevedono la prestazione discontinua dell’attività, come avviene per gli stagionali.

Fortunatamente, il ministero del Lavoro, in una recente nota, ha sottolineato che il riconoscimento ai fini della pensione dei periodi non lavorati, per gli stagionali ed i lavoratori a tempo parziale verticale, avverrà a breve: è difatti pronta una soluzione condivisa con l’Inps per rimediare alla discriminazione ed abbattere il contenzioso legale.

Pensione anticipata lavoratori part time e stagionali in arrivo, dunque, grazie alla possibilità di valorizzare le settimane non lavorate.

Attenzione, però: anche se i periodi non lavorati dell’anno saranno valorizzati ai fini della pensione, si dovrà sempre rispettare la retribuzione minima per l’accredito di un anno di contributi: se la soglia minima non è rispettata, il lavoratore si vedrà riconosciute meno di 52 settimane nell’anno. Questo, peraltro, può accadere anche se l’interessato ha un contratto di una durata pari a 12 mesi.

Ma procediamo con ordine e facciamo il punto della situazione sull’accredito di contribuzione per chi lavora solo parte dell’anno.

Accredito contributi lavoratori stagionali e in part time verticale

L’attuale normativa [1] prevede, per chi lavora soltanto in alcuni periodi dell’anno, l’accredito della contribuzione previdenziale relativamente alle sole settimane di attività.

I lavoratori stagionali, in gran parte dei casi, trovano un rimedio al problema grazie alla Naspi, cioè all’indennità di disoccupazione, per i periodi di inattività a seguito della perdita dell’impiego.

La questione è invece più complessa per i lavoratori in regime orario di tempo parziale verticale, cioè per coloro che prestano servizio solo per parte dell’anno. A seguito della sentenza della Corte di Giustizia del 10 giugno 2010, la Cassazione ha emesso diverse sentenze, nelle quali si afferma il principio di non discriminazione, ai fini della pensione, dei lavoratori in part time verticale.

In base a questo principio, anche per i lavoratori in regime di part-time verticale, al pari di quanto avviene per coloro che lavorano in regime di part-time orizzontale (cioè che lavorano tutti i giorni, ma con orario ridotto), l’ammontare dei contributi versati deve essere riproporzionato sull’intero anno cui la contribuzione ed il rapporto lavorativo si riferiscono.

In pratica, per i dipendenti con rapporto a tempo parziale verticale ciclico, non si possono escludere i periodi non lavorati dal calcolo dell’anzianità contributiva utile per il diritto alla pensione. I contributi versati devono essere, invece, distribuiti nell’anno, per coprire anche i periodi di inattività.

Si deve, però, rispettare la retribuzione minima per l’accredito di un anno di contributi.

Retribuzione minima per l’accredito di un anno di contributi

La retribuzione minima per l’accredito di un anno intero di contributi presso l’Inps corrisponde al reddito imponibile minimo che serve per l’accredito di un’annualità intera ai fini pensionistici. In pratica, si tratta dello stipendio minimo utile al fine di riconoscere tutte le 52 settimane dell’anno per il diritto alla pensione.

La retribuzione minima settimanale è pari al 40% del trattamento minimo Inps   mensile, che nel 2019 ammonta a 513,01 euro: pertanto, per il 2019, il valore della retribuzione minima per l’accredito “intero” della contribuzione è pari a:

  • 205,20 euro a settimana, al lordo dei contributi;
  • 670,40 euro all’anno, al lordo dei contributi.

I contributi versati (per un lavoratore dipendente, considerando un’aliquota contributiva del 33%) devono dunque corrispondere ad almeno 67,72 euro alla settimana ed a 3.521,23 euro all’anno: in caso contrario, l’anno lavorato non vale per intero ai fini della pensione.

Questo vale anche se il lavoratore ha svolto la propria attività per tutto l’anno. Il datore di lavoro, infatti, per i lavoratori part-time è obbligato al solo calcolo dei contributi sul minimale orario, mentre non è obbligato anche al loro calcolo sulla retribuzione minima per l’accredito di un anno di contribuzione. In questi casi, i contributi versati sono distribuiti in proporzione alla retribuzione minima settimanale, e possono dunque risultare coperte meno di 52 settimane nell’anno.

Se il lavoratore svolge la propria attività a tempo pieno il problema non si pone, perché il rispetto del minimale contributivo giornaliero garantisce sempre l’accredito di una settimana di contributi.

Il lavoratore può comunque versare i contributi volontari sulle settimane scoperte o procedere al riscatto. Per approfondire: Contributi minimi e massimi.

A chi non si applica la retribuzione minima?

Il minimale contributivo e la riduzione delle settimane utili alla pensione non si applicano, in ogni caso, ai seguenti lavoratori:

  • collaboratori domestici;
  • operai agricoli;
  • apprendisti.

La discontinuità di questi lavori, difatti, precluderebbe l’accesso alla pensione a quasi tutti gli appartenenti alle categorie.

Pensione anticipata per part time e stagionali

La situazione dei lavoratori in regime di part time verticale e degli stagionali è recentemente “finita sotto la lente d’ingrandimento del Governo”, come si legge in una recente nota del ministero del Lavoro.

In accordo con l’Inps, sarà a breve prevista una nuova normativa che consentirà la copertura contributiva dei periodi non lavorati, distribuendo la contribuzione versata per coprire i periodi di inattività ai fini del diritto alla pensione, nel rispetto, però, della retribuzione minima per l’accredito di un anno di contribuzione.

La nuova normativa, oltre a cancellare le attuali discriminazioni, eviterà, sia all’Inps che all’apparato giudiziario, lo spreco di ingenti risorse per via delle azioni legali aperte dai lavoratori


note

[1] Art. 5, Co. 11, DL 726/1984; Art. 7, comma 1, DL 463/1983.


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