Faceapp: privacy a rischio

1 Agosto 2019 | Autore:
Faceapp: privacy a rischio

L’allarme lanciato oggi da Unione Nazionale Consumatori: ecco quali sono i rischi per i nostri dati personali semplicemente inviando una foto.

Faceapp, la nota applicazione utilizzata per invecchiare (o anche per ringiovanire) le nostre foto e che ha successo in tutto il mondo, non è l’innocuo giochino che può sembrare a prima vista, ma presenta seri rischi per la privacy e specialmente per i nostri dati biometrici, cioè quelli che riguardano l’immagine del nostro volto. Infatti la foto viene automaticamente acquisita dalla società con un consenso “in bianco” del proprietario, che rende incontrollabile la sua successiva diffusione e i potenziali utilizzi illeciti. A lanciare l’allarme su questo preoccupante tema arriva oggi l’Unc (Unione Nazionale Consumatori) con un comunicato diffuso attraverso la nota agenzia stampa Adnkronos.

Faceapp costituisce un serio rischio per la privacy perché chi fornisce la propria foto per divertirsi con le modifiche possibili attraverso i filtri dell’applicazione – per poi condividerle sui social nelle apposite “sfide”, le Faceapp challenge – non si rende conto di aver dato all’azienda proprietaria del software il consenso ad immagazzinare per sempre nei propri archivi informatici la foto del suo viso ed anche i dati associati del suo profilo, compresa quindi la sua identità.

Già il solo fatto di inviare la propria foto in un ambiente esterno ed incontrollato consente in astratto la possibilità di creare profili fake, cioè fasulli, utilizzando quell’immagine come profilo. Ma ad aggravare i potenziali danni c’è il fatto che il consenso prestato dall’utilizzatore – come spiega l’Unc – è «una licenza perpetua, irrevocabile, non esclusiva, trasferibile, per utilizzare, riprodurre, modificare, adattare, pubblicare, tradurre, creare opere derivate dalle nostre immagini». Insomma, un consenso talmente ampio da comprendere anche la possibilità, per il nuovo “proprietario” della nostra immagine (cioè colui al quale abbiamo ceduto in blocco tutti i diritti del suo utilizzo), di cederla a terzi anche commercialmente e di sfruttarla a proprio vantaggio in qualsiasi modo voglia.

È evidente come tutto questo si pone completamente al di fuori del Gdpr, il regolamento europeo sulla privacy; la società proprietaria dell’applicazione agisce in barba a queste norme di protezione dei dati personali perché ha sede in Russia. Il vero proprietario dell’immagine, quindi, cioè il soggetto che incautamente ha consentito il suo utilizzo a Faceapp, rimane privo delle garanzie che dovrebbero tutelarlo dall’uso indebito dei suoi dati personali.

L’Unc rincara la dose osservando che «Queste app sfruttano l’ignoranza delle persone, che non sempre sono in grado di comprendere i termini di servizio». In effetti chi installa l’applicazione raramente si preoccupa di leggere le condizioni di utilizzo ed è indotto ad accettarle distrattamente tutte insieme, con un semplice clic. Oltretutto non ci sono alternative: sono ammesse solo due possibilità, prendere o lasciare, quindi se si vuole utilizzare l’applicazione bisogna aderire integralmente ai termini proposti e preconfezionati dall’azienda.

Un ulteriore rischio individuato dall’Unc e che può riguardare soprattutto chi ricopre cariche di spicco, come i dirigenti d’azienda, ma anche i pubblici dipendenti con incarichi delicati, come poliziotti e militari, è quello di scraping: l’immagine fornita a Faceapp e della quale si è perduto il controllo potrebbe essere prima o poi utilizzata nei suoi dati biometrici per superare fraudolentemente il riconoscimento facciale all’ingresso di strutture vigilate e protette, come le grandi aziende e le caserme, specialmente se è ad alta definizione in modo da prestarsi bene a questi scopi illeciti.



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