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Raccomandazioni di Borsa: cosa sono

2 Agosto 2019 | Autore:
Raccomandazioni di Borsa: cosa sono

Quali titoli azionari comprare o vendere e quando farlo? Cos’è il rating e come funziona? Chi dà consigli e fa previsioni? Quanto sono affidabili?

Se hai un portafoglio investito in titoli azionari oppure sei interessato all’andamento delle borse valori, probabilmente hai sentito parlare delle raccomandazioni di borsa ed è possibile che tu le abbia anche viste, tra stelline dorate e parole inglesi, senza però sapere e capire cosa sono. I “consigli per gli acquisti” che provengono dal tuo direttore di banca, dagli amici ben informati, da pubblicità e proposte su internet non vanno confusi con le raccomandazioni di borsa vere e proprie, che si distinguono per la “qualità” del soggetto che le dà.

Conoscere questa differenza è fondamentale, ma è solo il primo passo perché a quel punto bisogna entrare nel mondo sconosciuto delle agenzie di rating e dei broker, capire come ragionano e in base a quali criteri selezionano i titoli e gli attribuiscono una “pagella”: si tratta di un giudizio che pesa molto nel formare il convincimento degli operatori. Come accade per gli Stati, che possono essere promossi o declassati dalle agenzie internazionali e così subire contraccolpi nelle quotazioni dei loro titoli del debito pubblico (è capitato recentemente anche all’Italia, con lo spread che si è allargato a causa del mutamento di opinioni sul rating del nostro paese) così succede con i titoli di borsa: le raccomandazioni condizionano molto, nella pratica, le scelte di acquisto o di vendita.

Quando si tratta di investire sono in ballo i tuoi soldi e, magari, i risparmi accumulati con fatica nel tempo: è indispensabile conoscere bene la materia e non essere approssimativi. Per consultare e utilizzare a tuo vantaggio le raccomandazioni di borsa devi saperti orientare in una marea di giudizi espressi in maniera sintetica e drastica, con raffiche di parole inglesi: buy, sell, hold, overwight, outperform e così via. Sembrano, più che dei consigli, dei veri e propri ordini da seguire per cogliere le opportunità o per evitare i pericoli in arrivo: così gli esperti ti dicono come muoverti nel mondo finanziario. Ma chi dà queste raccomandazioni? Provengono da soggetti veramente qualificati ed attendibili, di cui ci si può fidare fino ad arrivare a basarsi su di loro nel prendere le nostre decisioni finanziarie?

Ora, ti aiuteremo a comprendere il meccanismo, spiegandoti cosa sono le raccomandazioni di Borsa e in base a quali criteri funzionano; da qui, ti daremo anche alcune indicazioni per capire quanto e fino a che punto sono affidabili. Così arriverai a capire se puoi basarti su di esse per prendere le tue decisioni di acquisto o di vendita dei titoli azionari ed il momento in cui fare queste operazioni. Scoprirai che è molto diverso dal consultare le previsioni del tempo prima di partire per un viaggio.

Le raccomandazioni di borsa: cosa sono

Le raccomandazioni di borsa sono dei giudizi qualificati emessi periodicamente dalle agenzie di rating su ogni titolo quotato. Per i titoli più scambiati le raccomandazioni vengono rilasciate con maggior frequenza, in alcuni casi addirittura ogni settimana se si tratta di aziende di livello mondiale (così, essendo parecchie le agenzie, ne fioccano parecchie quasi ogni giorno); i titoli meno liquidi, invece, vengono sottoposti ad analisi e giudizio ogni tre o sei mesi o anche solo una volta all’anno.

Le raccomandazioni di borsa servono come suggerimenti, ti indicano come muoverti su un titolo e quale posizione prendere a livello operativo: comprarlo, comprarlo molto, comprarlo a poco a poco, tenerlo in portafoglio, tenerlo sotto osservazione, venderlo, venderlo al più presto e molto altro ancora. Possono essere più o meno esplicative, come le previsioni del tempo: alcune sono sintetiche, come l’immagine del sole e delle nuvole, altre sono più discorsive ed argomentate. Tutte, comunque, arrivano a un giudizio finale dopo una lunga analisi, che potresti consultare per approfondire se non ti accontenti del “voto in pagella”.

Le puoi trovare su internet nei siti specializzati in materia finanziaria e borsistica, molte sono gratuite almeno nella forma base (gli approfondimenti, invece, sono a pagamento); oppure le puoi ricevere via mail se sei abbonato ad un servizio di questo genere. Se già operi in borsa, il tuo canale bancario o di trading on line probabilmente ti offrirà, compresa nel pacchetto di servizi, anche la possibilità di consultare tutte le raccomandazioni che riguardano i titoli di tuo interesse.

Le raccomandazioni di borsa: chi le fa

Le raccomandazioni di borsa non possono essere emesse da chiunque ma sono riservate alle società di gestione del risparmio ed agenzie di rating vigilate dalle autorità pubbliche che regolano i mercati (in Italia la Consob). Le agenzie di rating sono società specializzate nella valutazione dei titoli quotati sui mercati finanziari: non solo azioni ma anche obbligazioni e titoli di Stato. Ci lavorano analisti specializzati nella finanza che hanno proprio il compito di esaminare le società quotate ed infine dagli il voto, cioè il rating.

Rating è un termine inglese che significa appunto valutazione. Nel prossimo paragrafo, vedremo quali sono i criteri attraverso cui questa valutazione si esprime. Le maggiori agenzie di rating sono internazionali ed hanno sede a New York o a Londra oppure in Svizzera: le più famose, senza pretesa di completezza, sono Standard & Poors, Moodys, Fitch Ratings, Goldman Sachs e Credit Suisse.

Il punto di forza delle agenzie di rating è la loro qualità di broker, cioè di intermediari: si pongono in posizione mediana tra l’acquirente ed il venditore dei titoli e dovrebbero essere indipendenti ed imparziali rispetto agli interessi delle parti coinvolte nell’affare. Quando ciò non accade c’è un conflitto di interessi che mina l’affidabilità del giudizio. Tieni presente che chi emette le raccomandazioni ha spesso un interesse di base, non per un coinvolgimento negli affari della società esaminata, ma semplicemente per far muovere il titolo e quindi a promuovere gli scambi su di esso (il broker guadagna proprio dalle commissioni di intermediazione).

Spesso, è difficile nella pratica valutare se questi “consigli per gli acquisti” vengono emessi per aiutare l’investitore ad orientarsi oppure per promuovere determinati titoli come se fossero i “prodotti della casa”: le società di intermediazione e le agenzie più serie proclamano la loro indipendenza e fanno in modo che essa sia oggettivamente constatabile, esibendo documenti ufficiali a comprova, ma occorre un esame accurato che il comune investitore spesso non è in grado di compiere e così tende a fidarsi della notorietà e del prestigio dell’emittente.

Le raccomandazioni di borsa: il loro linguaggio

Tralasciando il metodo delle stelline, da una a cinque (che esprime una valutazione statica, basata sul comportamento passato, valida per prodotti diversi dalle azioni, come i fondi comuni di investimento) le raccomandazioni di borsa si esprimono attraverso giudizi secchi, condensati in una sola parola: buy per comprare, sell per vendere, hold per mantenere il titolo in portafoglio. Questi sono i tre concetti principali, attorno ai quali si costruiscono altre formule più dettagliate.

La raccomandazione, in sostanza, attraverso queste parole indica all’operatore la direzione più opportuna per muoversi sul mercato riguardo a quel titolo. Questi sono i segnali di acquisto, di vendita o di mantenimento, ed in base ai codici utilizzati possono essere più o meno “forti”: ad esempio strong buy è un segnale d’acquisto più forte ed intenso rispetto ad un semplice buy.

Le parole chiave sono parecchie decine e talvolta variano da agenzia ad agenzia (ognuna ha il suo linguaggio); ti indichiamo qui le principali, quelle più frequentemente utilizzate, per aiutarti nell’orientamento:

  • strong buy: comprare con decisione;
  • buy : comprare;
  • speculative buy: comprare in un’ottica speculativa (non di lungo periodo) per approfittare di prossime salite del prezzo;
  • accumulate: accumulare, comprare un po’ alla volta; se seguono le parole “on weakness” significa comprare sulla debolezza, cioè approfittando dei momenti in cui le quotazioni scendono;
  • attractive: titolo interessante, promettente, quindi da seguire tenendolo in osservazione;
  • overweight: sovrappesare, cioè attribuire a quel titolo una percentuale maggiore rispetto agli altri in portafoglio;
  • hold: tenere in portafoglio, se già lo hai (altrimenti non comprarlo, per ora);
  • sell: vendere;
  • strong sell: vendere assolutamente;
  • avoid: evitare, stare alla larga.

C’è poi un sistema ipersemplificato che però non aiuta molto: recommended per il titolo raccomandato, unrecommended per quello sconsigliato. Alcuni invece indicano se  il titolo in quel momento è sopravvalutato (overvalued) oppure sottovalutato (undervalued).

Un altro metodo di classificazione si basa sulla comparazione del titolo selezionato con il mercato di riferimento. Ecco le voci fondamentali:

  • market outperform/outperformer: farà meglio del mercato (con la variante sector outperform: farà meglio del suo settore di mercato);
  • market perform (o neutral): si muoverà in linea con il mercato;
  • market underperform/underperformer: farà peggio del mercato.

Molte piattaforme di compravendita di titoli online offrono, anche gratuitamente, un servizio molto utile, che raggruppa le raccomandazioni per il titolo di interesse: potrai così conoscere, in un colpo solo, quante ce ne sono e soprattutto qual è il giudizio complessivo di tutte le agenzie di rating qualificate. Ad esempio, dal report fornito dal tuo gestore potresti sapere che 25 analisti si sono occupati di recente del titolo Fiat (Fca) ed hanno emesso le loro raccomandazioni: tra queste, 10 raccomandano di acquistare, 13 di mantenere il titolo e solo 2 di venderlo. Lo stato di salute del titolo, secondo la maggioranza, appare buono.

Le raccomandazioni di borsa: cosa contengono

Le raccomandazioni di borsa contengono di regola questi tre elementi essenziali:

  • l’analisi;
  • il giudizio;
  • il target price.

L’analisi è il percorso di valutazione che conduce alla formulazione del giudizio. Di solito, si tratta di un lavoro molto ampio e approfondito ma che non traspare all’esterno, se non nella sua sintesi finale.

Gli analisti finanziari raccolgono ed esaminano molti dati sulla società oggetto della loro valutazione (bilanci, fatturati, forza lavoro, andamento delle vendite, mercati di posizionamento, ecc.) e spesso anche sui diretti competitor, cioè i concorrenti che operano nello stesso mercato, per valutare la forza relativa dell’impresa. Questo lavoro è finalizzato ad esprimere il giudizio, cioè la raccomandazione vera e propria: a meno che non si tratti di esaminare una società che aspira a quotarsi in borsa, una new entry (dove occorre esibire proprio questi documenti per arrivare ai prospetti di quotazione che stabiliscono il valore iniziale del titolo) gli investitori non hanno il tempo  necessario per poter analizzare documenti di centinaia di pagine, per cui nella pratica si “salta” direttamente al giudizio finale che condensa tutto il lavoro precedente, un po’ come la pagella dello studente esprime in un voto l’andamento di un intero anno scolastico o di un quadrimestre.

Il giudizio è quello che esprime la raccomandazione vera e propria, e si traduce in una sola parola o espressione, scelta tra quelle “chiave” che abbiamo esaminato prima. Al massimo viene accompagnata da poche righe di spiegazione, anche queste molto sintetiche ed espresse nella forma di un giudizio sugli aspetti principali: bilanci in ordine, espansione all’estero, necessità di un prossimo aumento di capitale, contrazione dei volumi di vendita, debiti preoccupanti, ricavi in crescita rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente e così via.

Per i più esigenti, le raccomandazioni sono arricchite, in forma numerica e talvolta anche grafica, dalle stime previsionali sui principali indicatori, come il rapporto prezzo/utili (P/e), il dividend yeld (rapporto tra il dividendo e il prezzo) e dalle previsioni su crescita, ricavi e utili nel breve, medio e lungo termine, per aiutare a capire se il titolo si sta muovendo o no secondo le aspettative basate su questi valori. Ma qui si entra nel tecnico ed occorre la capacità di interpretare i dati forniti.

In sostanza, il giudizio è quasi come un oracolo: chi lo accetta è disposto a farlo a prescindere da una spiegazione, dà per scontato che l’agenzia di rating sia specializzata, affidabile, seria e indipendente. Nel giudizio, inoltre, conta moltissimo la data: un parere vecchio di qualche settimana o mesi non sarà più utilizzabile perchè superato dalle nuove notizie e dall’evoluzione della situazione che la società esaminata avrà avuto nel frattempo. Anche per questo, i giudizi vengono frequentemente rinnovati: le maggiori società quotate sono costantemente “sotto la lente”, mentre quelle più piccole e circoscritte in ambiti locali hanno occasioni più rare di essere valutate e dunque un numero di giudizi inferiore.

Il target price è il prezzo obiettivo al quale, secondo l’analista dell’agenzia di rating, la società dovrà arrivare. Il problema è capire quando: qui si entra nel campo delle previsioni che, come in tutti i casi, diventano sempre meno probabili quanto più aumenta il periodo di tempo di riferimento; proprio come accade nelle previsioni meteorologiche, dove basta azzardarsi a formularle oltre qualche giorno per incorrere nel rischio di sbagliarle completamente.

In finanza, come nel clima, sono molti e forse troppi i fattori in gioco. Ricorda dunque che un target price è tanto meno attendibile quanto più il momento in cui le quotazioni dovrebbero raggiungere quel livello è lontano nel tempo. Ci sono, invece, casi in cui il target price stesso viene superato ancor prima del momento previsto: in genere quando questo accade è perchè il titolo ha subito spinte verso l’alto in base a fattori che gli analisti stessi non erano riusciti a prevedere (come il cambio dell’amministratore delegato o una fusione con altre aziende o l’acquisizione da parte di altri gruppi industriali).

Un consiglio finale: non dimenticare mai che i target price sono e rimangono sempre delle stime; sono chiamati prezzi obiettivo ma in realtà sono poco più che “ragionevoli speranze”. Ragionevoli perchè basate su un’approfondita analisi dei dati reali, ma che rimangono sempre auspici, perché di qui a stabilire se veramente il titolo si muoverà in quella direzione e raggiungerà quel livello entro i tempi previsti c’è l’imponderabile, tutto quel che potrà accadere da oggi in poi e che neppure l’analista sa, può solo immaginarlo, quando riesce.

Le raccomandazioni di borsa servono davvero?

Ora che hai appreso tutti gli elementi essenziali su come si elaborano le raccomandazioni di borsa, cosa contengono e chi le fa, possiamo arrivare alla conclusioni sulla loro efficacia ed utilità: servono davvero per orientare le tue decisioni di investimento?

La risposta ormai sei in grado di darla tu stesso: hai capito che esse sono “consigli qualificati“, molto più professionali e fondati di quelli che ti potrebbe dare il tuo direttore di banca (che potrebbe tendere a promuovere i prodotti della casa) o, peggio, l’amico “ben informato” del bar, perchè provengono da agenzie professionali che svolgono questo lavoro per mestiere ed operano in un campo difficile dove l’affidabilità dell’immagine è essenziale (un’agenzia di rating che sfornasse di continuo previsioni sbagliate o campate in aria non durerebbe molto). Per questo la selezione naturale ha fatto emergere poche, anzi pochissime agenzie autorevoli che “tengono banco” in tutto il mondo e sono molto seguite dagli operatori.

Sono, quindi, giudizi autorevoli e – si spera – emessi in modo imparziale e indipendente rispetto alle società valutate, ma non sono “oro colato” e non sempre le previsioni auspicate si realizzano, anzi, spesso accade il contrario. Devi anche sapere che, specialmente negli ultimi anni, si è verificato un preoccupante fenomeno di inflazione dei giudizi: in pratica, nella rincorsa tra agenzie concorrenti, si tende a formulare giudizi sovrastimati rispetto alle reali prospettive del titolo. Così uno strong buy, compra forte, significa un semplice buy, compra e basta; un buy può avere a volte il valore di un hold (se lo hai già, tienilo) e addirittura un hold (specialmente se arriva ad un’azienda che opera in un settore dove i concorrenti hanno tutti buy) può essere interpretato come una cattiva notizia: non tenerlo ma inizia a pensare a venderlo.

In sostanza, c’è il fenomeno per cui i giudizi espressi “tendono al bello” anche quando non dovrebbe essere così.

Le raccomandazioni di borsa, insomma, hanno un valore relativo e non devono mai essere il tuo punto di riferimento esclusivo nella scelta di quali titoli comprare o vendere. Vanno prese con le molle, come indicazioni utili ma non certo come guide esclusive del percorso di investimento. A tal proposito, tieni presente che queste previsioni, per quanto non facili, sono realizzabili non solo dall’agenzia che li ha emessi ma anche da altri esperti broker di cui i mercati borsistici sono affollati: quindi, già nel momento in cui vengono diramate e diffuse al pubblico il mercato già le ha scontate, cioè le ha già acquisite ed incorporate nel prezzo del momento. Non sperare, dunque, che il giorno in cui viene emessa una raccomandazione quel titolo possa muoversi proprio per effetto di essa e nella direzione indicata; talvolta accade, ma il fatto che quel segnale è già conosciuto da molti smorza molto le aspettative.

Tutto questo incide moltissimo sulla reale efficacia delle raccomandazioni di borsa: sono utili ma fino a un certo punto, e puoi utilizzarle a tuo vantaggio un po’ come il risultato di un’esame clinico, un check up di controllo, che ti dice qualcosa di importante sul tuo stato di salute ma certo non tutto quel che bisogna sapere; occorre sempre approfondire anzichè prendere decisioni basate esclusivamente su questi elementi.



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