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Favoritismi tra figli

2 Agosto 2019
Favoritismi tra figli

La tutela dei figli e il principio di parità di trattamento nei confronti delle donazioni fatte dai genitori. I conti si regolano solo con il testamento.

I figli sono tutti uguali, legittimi, naturali o adottati. Può tuttavia capitare che i genitori applichino, nei loro confronti, trattamenti differenti in relazione alle rispettive necessità e condizioni economiche. Così, quello disoccupato e con famiglia a carico viene sostenuto di più di quello single e con un lavoro; lo stesso dicasi per quello meno capace o disabile che, da solo, non sarebbe mai in grado di farcela. La legge, però, in questo è davvero asettica: non consente di fare favoritismi tra figli e, se anche un genitore ha agito per amore, i suoi atti potrebbero essere revocati.

Parlare di favoritismi tra figli coinvolge solo le scelte relative alla distribuzione del patrimonio dei genitori, non anche quelle di tipo affettivo. Salvo nei confronti dei minori di età – nei confronti dei quali tanto il padre quanto la madre hanno l’obbligo di non far mancare la propria presenza fisica, il sostegno morale e psicologico – l’amore si può anche dividere in parti disuguali, i soldi invece no.

In questo, la legge non fa alcuna distinzione tra chi ha assistito la madre anziana e chi se n’è fregato; tra chi è meno intelligente e non farà mai carriera e chi invece è già avviato al lavoro; tra chi ha più debiti e necessita di un sostegno e chi piuttosto è benestante: “scarrafoni” o “bell’e mammà” i figli sono tutti uguali. È vero: il genitore potrebbe essere a conoscenza di circostanze che un giudice non è in grado di sapere, senza essere, nello stesso tempo, in grado di dimostrarle; ma, con o senza prove delle proprie buone intenzioni, il Codice civile non lo autorizza a fare favoritismi tra figli.

A prescindere quindi dalle motivazioni che hanno giustificato tali scelte, il nostro ordinamento consente, a chi è stato trattato peggio rispetto ai propri fratelli o sorelle, di far valere la regola della parità di trattamento tra figli. Ma non sempre. Ecco allora alcune istruzioni che troverai utili per capire come funziona questo particolare settore del diritto civile.

Si può contestare la donazione del padre a un figlio?

Una donazione non può essere revocata neanche dal donante salvo in due casi: nascita di nuovi figli o ingratitudine del donatario (laddove per ingratitudine si considerano solo condotte particolarmente gravi come la calunnia, il tentato omicidio, ecc. [1]).

Questo significa che, finché il genitore è in vita, il figlio non può impugnare la donazione fatta in favore del proprio fratello, neanche se, a fronte di ciò, il patrimonio del padre si sia completamente svuotato. Come vedremo a breve, però, è possibile agire solo al momento del decesso del genitore.

La legge consente di contestare la donazione del padre in favore di uno dei figli solo quando questa non è fatta secondo le forme e le regole prescritte dal Codice civile. A tal fine ti ricordo che:

  • se si tratta di una donazione di non modico valore (ossia quando il valore del bene è molto elevato rispetto al patrimonio del genitore donante) è necessario che la donazione avvenga davanti a un notaio e in presenza di due testimoni;
  • se si tratta di una donazione di immobili, è sempre necessario il notaio, a prescindere dal valore del bene;
  • se si tratta di una donazione di denaro, quando questa viene finalizzata all’acquisto di un bene specifico (una casa, un’auto, ecc.), si può procedere con semplice bonifico sul conto del donatario o del venditore, senza bisogno del notaio (è la cosiddetta donazione indiretta). Tuttavia, il successivo atto di vendita a cui la donazione era finalizzata dovrà dare conto della provenienza del denaro dal conto del donante. Invece, se viene donata una somma di denaro senza alcuna finalità (ad esempio come semplice sostegno a chi è in difficoltà economiche), valgono le regole precedenti: quando l’importo è modico non c’è bisogno del notaio, altrimenti è necessario il rogito e la presenza dei testimoni (è la cosiddetta donazione diretta).

Se non vengono rispettate queste forme, la donazione è nulla. Ogni figlio, quindi, sfavorito o meno, può impugnarla. Lo può fare anche lo stesso donante. Persino il coniuge, un fratello o un estraneo potrebbero contestare l’atto in quanto privo dei requisiti richiesti dalla legge. Lo possono fare senza limiti di tempo.

Quando la donazione crea favoritismi si può contestare?

Abbiamo anticipato che l’impugnazione della donazione, motivata dal fatto che abbia creato una disparità di trattamento tra figli, può essere sollevata solo dopo la morte del donante. In quel momento, infatti, si apre la successione. Con la lettura del testamento (se presente) o con l’applicazione della successione per legge (quando manca il testamento), i familiari più stretti possono rivendicare una quota minima dell’eredità che spetta loro per legge. Questa quota varia a seconda di quanti altri eredi concorrono alla successione. Leggi: Eredità, quanto si è obbligati a lasciare ai parenti per legge?

A far valere tale diritto sono solo i figli e il coniuge del defunto (in assenza di figli, il diritto spetta ai genitori del defunto).

Attenzione però, ed è questo l’aspetto fondamentale: per verificare se un genitore ha ripartito, secondo legge, il proprio patrimonio non si prendono in considerazione solo i beni trasferiti con la successione, ma anche le donazioni fatte in vita.

Luigi ha ottenuto dal padre, in eredità, 10mila euro sul conto in banca. La sorella Amanda invece non ha ricevuto nulla. Amanda, però, ha ottenuto dal padre, quando questi era ancora in vita, due case e una cospicua somma per il matrimonio. In questo caso, Luigi può impugnare la successione e chiedere che venga ripristinata la sua quota necessaria.

L’azione con cui il figlio che ha ricevuto di meno dal genitore tutela i propri diritti di erede legittimario si chiama azione di lesione della legittima e può essere esercitata per 10 anni dall’apertura della successione (ossia dalla morte del soggetto).

Che succede se l’erede legittimo viene sfavorito?

Se una donazione lede i diritti successori dei legittimari, il donatario può vedersi contestare la proprietà dei beni ricevuti in donazione solo nei primi 10 anni dall’apertura della successione. In questo periodo di tempo infatti i legittimari possono reintegrare la propria quota ereditaria esercitando l’azione di riduzione nei confronti del donatario e rendere inefficace la donazione per riottenere i beni donati.

Quando il bene da restituire ai legittimari in conseguenza della riduzione è un immobile o un bene mobile registrato su cui il donatario ha costituito un’ipoteca o un diritto di usufrutto:

  • se non sono passati 20 anni dalla trascrizione della donazione i beni sono restituiti liberi da ogni diritto o ipoteca senza ulteriori obblighi a carico del donatario;
  • se sono trascorsi 20 anni dalla trascrizione della donazione e la domanda di riduzione è stata proposta entro i 10 anni dall’apertura della successione, l’ipoteca e l’usufrutto rimangono efficaci ma il donatario è obbligato a compensare in denaro i legittimari per il conseguente minor valore dei beni restituiti.

In caso di donazione tipica di beni immobili se il legittimario vittorioso nell’azione di riduzione non riesce a soddisfare le proprie pretese ereditarie a causa dell’insufficiente capienza del patrimonio del donatario, può agire entro i 20 anni dalla donazione anche nei confronti degli acquirenti del donatario utilizzando l’azione di restituzione per riottenere l’immobile. Tuttavia gli acquirenti possono liberarsi dall’obbligo di restituire il bene pagando l’equivalente in denaro.


note

[1] La revoca per ingratitudine può essere proposta solamente quando il donatario:

– ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere il donante oppure il coniuge, un discendente o un ascendente del medesimo, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità (ad esempio, la legittima difesa);

– ha commesso, in danno di una delle suddette persone, un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio;

– ha denunziato una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei suoi confronti, falsa in giudizio penale;

– si è reso colpevole d’ingiuria grave verso il donante;

– ha dolosamente arrecato grave pregiudizio al suo patrimonio;

– gli ha rifiutato indebitamente gli alimenti.


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