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Disparità tra moglie e marito sulla revisione del mantenimento

2 Agosto 2019
Disparità tra moglie e marito sulla revisione del mantenimento

Quando l’assegno va aumentato fa fede la data della domanda giudiziale; quando invece va ridotto, ad esempio per il licenziamento dell’ex marito, fa fede la data della pronuncia del giudice.

Come noto, la misura dell’assegno di mantenimento che il coniuge con il reddito più alto deve versare all’altro è determinata dal giudice sulla base delle condizioni economiche che marito e moglie presentano al momento della separazione. Tale misura è successivamente confermata o modificata all’atto del divorzio tenendo conto delle condizioni sussistenti in questa seconda fase.

La decisione del giudice però, pur divenendo definitiva in merito alla specifica situazione di fatto sussistente all’atto dell’introduzione del giudizio, può essere rivista in qualsiasi momento se cambiano le condizioni reddituali dei coniugi. Così è ben possibile chiedere un aumento o una riduzione degli alimenti correlata al peggioramento o miglioramento della situazione economica di uno dei due.

In questa sorta di altalena, però, è possibile ravvisare una disparità tra moglie e marito sulla revisione del mantenimento. Disparità determinata dalla data di decorrenza della modifica dell’assegno. Facciamo un passo indietro per capire come stanno realmente le cose.

Assegno di mantenimento: da quando decorre?

Nel momento in cui viene chiesto l’assegno di mantenimento, il giudice dispone l’assegnazione della somma in favore del coniuge più debole economicamente. La condanna al pagamento non decorre però dalla pubblicazione della sentenza, ma ha effetto retroattivo, a partire cioè dal momento in cui è stato depositato il ricorso in tribunale. Questo perché – sottolinea la Cassazione [1] – sarebbe ingiusto far ricadere sul titolare del diritto i ritardi della giustizia. Se il processo dura a lungo non è colpa del cittadino che non ne deve pagare le conseguenze.

Tale regola chiaramente vale solo se la causa che determina la modifica dell’importo degli alimenti sussisteva già prima di avviare il processo.

Marte agisce contro il marito per chiedere la separazione e il mantenimento. È disoccupata, per cui vorrebbe 400 euro al mese. La causa finisce dopo 4 anni. Nel frattempo il marito non le versa nulla. Al termine della causa il giudice condanna l’uomo a versare il mantenimento a far corso dall’inizio del giudizio.

Luigina ha un lavoro e inizia la causa di separazione contro il marito chiedendo un piccolo assegno di mantenimento. Durante il processo però perde il posto. Così chiede un aumento. In tal caso l’aumento inizierà a decorrere dal momento di modifica delle sue condizioni di reddito.

Lo stesso discorso vale per l’assegno di mantenimento destinato ai figli: anche in questa ipotesi la condanna decorre dal momento in cui è stato depositato il ricorso dinanzi al giudice e non da quando viene emessa la decisione finale del tribunale.

Infine, il principio si applica anche quando il genitore chiede l’adeguamento dell’importo dell’assegno durante il giudizio di primo grado o in appello.

Modifica dell’assegno di mantenimento 

Se mutano le condizioni economiche di uno dei due coniugi dopo la separazione o dopo il divorzio è possibile chiedere una revisione del mantenimento in aumento o in diminuzione. Ma, in tali casi, da quando ha effetto il “nuovo” assegno deciso dal giudice? Vedremo che, proprio in questo aspetto, si nasconde una disparità di trattamento tra marito e moglie.

Se si tratta di una richiesta di aumento del mantenimento fondata su fatti già sussistenti alla data dell’introduzione del giudizio, la decorrenza dell’obbligo di pagamento retroagisce alla data di deposito del ricorso, proprio come succede quando viene richiesto, per la prima volta, l’assegno [4].

Poiché, il più delle volte, il destinatario del mantenimento è la moglie, tale principio finisce per accordarle una posizione di vantaggio, non subendo gli effetti negativi dei lunghi tempi dei processi.

Roberta agisce contro Saverio per ottenere un aumento dell’assegno di divorzio. Saverio ha infatti ricevuto una promozione mentre Roberta ha dovuto dire addio al suo impiego. La sentenza avrà effetto retroattivo da quando Roberta ha depositato il ricorso in tribunale e Saverio dovrà versarle gli arretrati maturati durante il processo.

Viceversa se si tratta di una richiesta di riduzione dell’assegno di mantenimento (evidentemente presentata dal marito), secondo la Cassazione la domanda ha effetto dalla data della pubblicazione della sentenza; non c’è quindi alcun effetto retroattivo. Secondo la Corte [5], in via generale, la riduzione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge separato decorre non dal momento della domanda ma da quello della pronuncia giudiziale che ne modifica la misura. Questo perché, secondo i giudici, non è rimborsabile quanto percepito dal titolare di alimenti o di mantenimento: il beneficiario non è quindi tenuto a restituire quanto ricevuto.

L’importo ridotto decorre invece dalla data della richiesta di revisione se l’evento modificativo della situazione economica dei coniugi è precedente all’avvio del ricorso: ad esempio se il licenziamento del coniuge tenuto a pagare l’assegno è avvenuto prima del deposito dell’atto introduttivo [6].


note

[1] Cass. sent. n. 2960/2017.

[2] Cassazione, ordinanze 3348/2015e 25420/2015

[3] Cassazione, ordinanza 21346/2017.

[4] Cassazione, ordinanza 11786/2016

[5] Cassazione, ordinanza 25166/2017

[6] Cassazione, ordinanza 10787/2017.


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