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Assegno sociale separati conviventi

6 Agosto 2019 | Autore:
Assegno sociale separati conviventi

Chi è separato ma continua a convivere con l’ex ha il diritto di percepire l’assegno sociale spettante ai non coniugati?

L’assegno sociale è un sussidio riconosciuto dall’Inps alle persone con almeno 67 anni di età in situazione di bisogno economico. Spetta, infatti, a chi possiede un reddito non superiore a 5.953,87 euro annui (valore 2019). Se l’interessato è sposato, il sussidio spetta se il reddito della coppia non supera 11.907,74 euro: chi è coniugato, dunque, può perdere il diritto all’assegno sociale anche se non ha redditi, in quanto viene considerato anche il reddito del coniuge.

Ma è senza redditi e si separa riacquista il diritto all’assegno sociale? E se i coniugi sono «separati in casa» il sussidio spetta comunque?

Facciamo il punto sull’assegno sociale separati conviventi: a quanto ammonta, quali sono i limiti di reddito personale e della coppia per l’assegno, per la maggiorazione e per l’incremento al milione, in quali casi si può avere l’integrazione con il reddito o la pensione di cittadinanza.

Sottolineiamo, innanzitutto, che la separazione fittizia, finalizzata a ottenere dei sussidi pubblici ai quali, considerando il reddito della coppia, non si avrebbe diritto, configura il reato di truffa aggravata. Peraltro, nella generalità dei casi non è consentita la convivenza con l’ex a chi è legalmente separato, salvo che per brevi periodi o in situazioni particolari. Ma procediamo con ordine.

A quanto ammonta l’assegno sociale?

L’assegno sociale, per il 2019, ammonta a un massimo di 457,99 euro al mese, 5.953,87 euro annui. Sull’assegno sociale, agli over 65, può spettare una maggiorazione base [1] sino a 12,92 euro mensili; agli over 70 spetta anche l’incremento al milione [2], che può arrivare a 191,46 euro al mese.

Quali sono i limiti di reddito per l’assegno sociale per i single?

Se il beneficiario dell’assegno sociale non è sposato:

  • l’assegno sociale spetta in misura intera se non ha reddito;
  • l’assegno sociale spetta in misura parziale se il reddito annuo arriva sino a 5.953,87 euro annui;
  • la maggiorazione sociale spetta (se ha compiuto 65 anni) in misura intera se il reddito annuo arriva sino a 5.953,87 euro annui, in misura parziale se il reddito arriva sino a 6.121,83 euro;
  • l’incremento al milione spetta (se ha compiuto 70 anni) in misura intera se il reddito annuo arriva sino a 5.953,87 euro annui, in misura parziale se il reddito arriva sino a 8.442,85 euro; l’età per la spettanza dell’incremento si riduce di un anno ogni 5 anni di contributi accreditati presso l’Inps, sino a un’età minima di 65 anni.

Quali sono i limiti di reddito per l’assegno sociale per gli sposati?

Se il beneficiario dell’assegno sociale è sposato:

  •  l’assegno sociale spetta in misura intera se il reddito della coppia non supera i 5.953,87 euro annui;
  • l’assegno sociale spetta in misura parziale se il reddito della coppia arriva sino a 11.907,74 euro annui;
  • la maggiorazione sociale spetta (al compimento dei 65 anni) in misura intera se il reddito annuo della coppia arriva sino a 12.623 euro annui, in misura parziale se il reddito arriva sino a 12.790,96 euro;
  • l’incremento al milione spetta (al compimento dei 70 anni) in misura intera se il reddito annuo della coppia arriva sino a 11.907,74 euro annui, in misura parziale se il reddito arriva sino a 14.396,72 euro; anche in questo caso, l’età per la spettanza dell’incremento si riduce di un anno ogni 5 anni di contributi accreditati presso l’Inps, sino a un’età minima di 65 anni.

Quali redditi sono considerati?

Per determinare l’importo e la spettanza dell’assegno sociale sono considerati:

  • i redditi di qualsiasi natura, al netto dell’imposizione fiscale e contributiva;
  • i redditi esenti da imposte;
  • i redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o imposta sostitutiva;
  • gli assegni alimentari corrisposti secondo le norme del Codice civile;
  • le pensioni di guerra (queste restano escluse, però, ai fini della determinazione della spettanza delle maggiorazioni).

Quali redditi non sono considerati?

Vanno esclusi dal computo del reddito rilevante per il diritto e la misura dell’assegno sociale:

  • i trattamenti di fine rapporto (Tfr, Tfs, Ips, etc.) e le eventuali anticipazioni;
  • le competenze arretrate soggette a tassazione separata (questi redditi sono però inclusi ai fini della determinazione della spettanza delle maggiorazioni);
  • il valore dello stesso assegno sociale;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • le pensioni liquidate, a fronte del versamento di contribuzione previdenziale obbligatoria, con il sistema contributivo: in questo caso, l’esclusione dal computo del reddito è limitata ad un terzo della pensione stessa, e non può essere superiore a un terzo del valore dell’assegno sociale;
  • le indennità di accompagnamento di ogni tipo;
  • gli assegni per l’assistenza personale continuativa erogati dall’Inail nei casi di invalidità permanente assoluta;
  • gli assegni per l’assistenza personale e continuativa pagati dall’Inps ai pensionati per inabilità;
  • i trattamenti di famiglia.

A quanto ammonta l’assegno sociale per i separati e i divorziati?

A chi è separato o divorziato in merito al diritto e alla misura dell’assegno sociale, si applicano le stesse regole valide per chi è single. Trae sicuramente vantaggio dalla separazione chi non ha reddito, ma risulta sposato con una persona che ha un reddito superiore alla soglia per il diritto all’assegno.

Marco è sposato, ha 67 anni e non ha alcun reddito: sua moglie Maria, però, ha un reddito pari a 15mila euro annui. Marco non può chiedere l’assegno sociale perché il reddito della coppia supera la soglia limite per il diritto al sussidio. Marco si separa da Maria: non avendo reddito, acquista il diritto a percepire l’assegno sociale in misura piena.

I separati che convivono hanno diritto all’assegno sociale?

Che cosa succede se due persone si separano legalmente, ma continuano a convivere sotto lo stesso tetto? Questo è possibile?

Gli ex coniugi possono vivere separati nella stessa casa solo per un lasso di tempo breve, come chiarito da una recente sentenza [3]. Effettivamente, chi si separa lo fa proprio per allontanarsi dall’ex coniuge in quanto la convivenza è divenuta intollerabile; inoltre, la legge non prevede una separazione con la quale, pur venendo meno gli obblighi principali del matrimonio (fedeltà, assistenza morale e materiale), rimanga l’obbligo della coabitazione.

In sostanza, il giudice non può formalizzare la convivenza dei coniugi separati nell’accordo di separazione: questo, anche per evitare di omologare accordi simulatori ed operazioni illecite o elusive. I coniugi possono comunque accordarsi tra loro per la coabitazione, ad esempio per il breve lasso di tempo che occorre per trovare un’altra sistemazione. Ma che cosa succede se la convivenza tra ex si protrae per troppo tempo?

Chi è separato e convivente perde l’assegno sociale?

Se la convivenza tra coniugi separati si protrae per un lasso di tempo eccessivamente lungo, si corre il serio rischio che la separazione sia considerata simulata. Se le autorità accertano che la finalità della finta separazione è la percezione dell’assegno sociale, non si rischia solo la perdita del sussidio, ma anche l’incriminazione per truffa aggravata.

Chi è separato in casa ha diritto all’assegno sociale?

Chi è separato in casa, cioè separato non legalmente, ma di fatto, e continua a convivere col coniuge, deve rispettare gli stessi limiti di reddito per il diritto all’assegno sociale validi per le coppie coniugate.

Lo stesso vale se si è separati di fatto e non si convive.

Chi è separato fa parte dello stesso nucleo familiare per Isee e Pdc?

Ai fini del diritto alla Pensione di cittadinanza o al Reddito di cittadinanza, e ai fini dell’Isee (l’indicatore della situazione economica della famiglia), i coniugi separati o divorziati fanno parte dello stesso nucleo familiare se continuano a risiedere nella stessa abitazione. Se la separazione o il divorzio sono avvenuti dopo il 1° settembre 2018, il cambio di residenza deve essere certificato da apposito verbale della polizia locale.


note

[1] art.70 Co.1, L. 388/2000.

[2] L. 448/2001.

[3] Trib. Como, ord. 6/06/2017.


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