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Possesso vale titolo

28 Agosto 2019 | Autore:
Possesso vale titolo

Acquisto a non domino: cos’è e come funziona? Quando si può comprare un bene mobile senza acquistarlo dal proprietario? Quando il possesso è in buona fede?

Tutti noi, quotidianamente, effettuiamo degli acquisti: dalla spesa al supermercato agli oggetti un po’ più costosi (gioielli, elettrodomestici, smartphone, ecc.), le compravendite sono all’ordine del giorno. In genere, per portare a termine un acquisto è sufficiente pagare il prezzo del bene così come stabilito dal venditore. La legge, però, consente di acquistare un bene anche a condizioni diverse: pensa, ad esempio, all’usucapione, che permette a colui che è possessore di un bene da molti anni di farlo proprio senza dover pagare nulla, dimostrando solamente il proprio possesso. La legge dà talmente rilievo a tale circostanza da stabilire la regola secondo cui il possesso vale titolo.

Cosa significa? Che vuol dire che il possesso vale titolo? È davvero possibile, secondo la legge, equiparare una mera situazione di fatto (il possesso, cioè) ad un valido titolo di acquisto come un contratto o una donazione? Ebbene sì: al ricorrere di determinate condizioni, la legge consente di acquistare un bene pur non avendo un titolo, cioè uno che, di norma, legittimerebbe la nuova proprietà. Si tratta appunto della regola possesso vale titolo. Se ne vuoi sapere di più su questo argomento, magari perché pensi che sia capitato qualcosa del genere anche a te, prosegui nella lettura: troverai le risposte che cerchi.

Possesso: cos’è?

Per comprendere la regola del possesso vale titolo occorre necessariamente che tu sappia cosa si intende giuridicamente per possesso. Il possesso è la relazione di fatto che si instaura tra un bene e la persona che ne ha la concreta e materiale disponibilità. Facciamo un esempio.

Se in questo momento stai leggendo questo articolo sul tablet, stai esercitando il tuo possesso sull’apparecchio; se stai leggendo queste righe sul telefonino di un tuo amico, ugualmente ti troverai in una relazione di possesso nei riguardi del cellulare. La differenza è che, nel primo caso, possesso e proprietà coincidono (il tablet è tuo e lo stai utilizzando come ritieni più opportuno), mentre nel secondo il possesso non corrisponde con la proprietà (stai usando uno strumento non tuo). Ciononostante, almeno apparentemente è come se tu fossi il proprietario dello smartphone: chi ti vede dall’esterno penserà che il bene è tuo, visto che lo stai utilizzando.

Il possesso, dunque, è la manifestazione esteriore del legame che c’è tra un bene e chi lo detiene. Paradossalmente, anche il ladro che ti ruba il cellulare ha il possesso dello stesso, nel caso di specie illegittimo perché sottratto clandestinamente oppure con la forza.

Quali sono le conseguenze del possesso?

Dal punto di vista giuridico, cosa comporta il possesso? Le conseguenze sono molto rilevanti: il possessore di un bene può invocare delle specifiche azioni a tutela della propria situazione giuridica, anche se non è il proprietario della cosa.

Il Codice civile prevede degli strumenti per far sì che il possessore possa ottenere nuovamente il suo bene, anche a discapito dell’effettivo proprietario. Quindi, se il tuo vicino di casa ha invaso il tuo terreno e tu te lo riprendi, contro di te potrà essere utilizzata un’apposita azione (definita di reintegrazione o di spoglio) affinché il terreno venga restituito a chi lo possedeva. Per poterti difendere dovrai dimostrare che sei tu il reale proprietario: per farlo, dovrai opporre il titolo (cioè, l’atto che attesta che il bene è tuo: una donazione, un contratto, ecc.) che ti legittima come proprietario.

Possesso: quand’è che vale titolo?

Il possesso è alla base delle regola per cui la mera situazione di fatto può giustificare l’acquisto di un bene anche in assenza di un valido titolo legittimante. Ma cos’è questo possesso vale titolo? Ce lo spiega il codice civile: colui al quale sono alienati beni mobili da parte di chi non è proprietario, ne acquista la proprietà mediante il possesso, purché sia in buona fede al momento della consegna e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà [1].

Praticamente, la legge dice che puoi diventare proprietario di un bene che possiedi anche se chi te l’ha venduto non era legittimato al trasferimento (pensa al ladro che venda l’oggetto rubato, oppure all’usufruttuario che venda la nuda proprietà o, ancora, al conduttore che venda l’appartamento in cui vive in locazione), se ricorrono le seguenti circostanze:

  • il trasferimento riguarda beni mobili (sono quindi escluse le case, i fabbricati, le automobili, i terreni, ecc.);
  • sei in buona fede;
  • esiste un titolo astrattamente idoneo al trasferimento.

Al verificarsi di tutte queste condizioni, l’acquirente diviene legittimo proprietario del bene per il semplice fatto di averne acquisito il possesso. Una specie di usucapione immeditata, insomma, dedicata però soltanto ai beni mobili.

Tizio acquista da Caio un orologio, pagandolo cento euro. La compravendita viene sancita ponendo nero su bianco il trasferimento. Caio, però, non era il proprietario dell’orologio, in quanto gli era solamente stato prestato da Mevio, suo amico. Tizio, tuttavia, se non era a conoscenza di ciò e ha effettuato l’acquisto in buona fede, diventa a tutti gli effetti il proprietario dell’orologio, a discapito di Mevio reale titolare dell’oggetto.

Tra l’altro, la legge aggiunge dicendo che la proprietà si acquista libera da diritti altrui sulla cosa, se questi non risultano dal titolo e vi è la buona fede dell’acquirente, e che allo stesso modo si acquistano i diritti di usufrutto, di uso e di pegno.

Analizziamo le circostanze che devono ricorrere perché si possa applicare la regola del possesso vale titolo e, in particolare, cosa si intenda per possesso in buona fede e titolo astrattamente idoneo.

Possesso: quando è in buona fede?

La regola del possesso vale titolo, secondo cui è valido anche l’acquisto da persona non legittimata (cosiddetto acquisto a non domino, cioè da colui che non è proprietario), presuppone che colui che riceva il bene mobile sia in buona fede. Cosa significa possesso in buona fede?

La buona fede è nozione giuridica che presuppone l’inconsapevolezza di ledere i diritti di una persona. Nel caso del possesso vale titolo, la buona fede sta a significare che colui che riceve il bene da chi non è il legittimo proprietario non deve essere a conoscenza di tale anomala situazione. In altre parole, chi prende il bene deve pensare di concludere a tutti gli effetti un valido accordo, dovendo ignorare che, in realtà, il venditore si sta sbarazzando di un oggetto che non è proprio, a danno del reale proprietario.

Sempronio vede nella vetrina di un negozio di elettronica un tablet che gli interessa. Se reca alla cassa con l’oggetto e paga regolarmente il prezzo del bene. Solamente dopo qualche giorno viene contattato da Filano, il quale gli comunica che quel tablet era stato già da lui acquistato, ma che non aveva avuto tempo di ritirarlo ed era rimasto momentaneamente esposto in vetrina. Secondo la regola del possesso vale titolo, sebbene l’acquisto di Filano sia precedente a quello di Sempronio e, pertanto, sia l’unico legittimato ad un’eventuale rivendita, l’acquisto di Sempronio è valido ad ogni effetto, poiché egli ha concluso una compravendita e ha preso possesso del bene supponendo, in totale buona fede, che il tablet fosse in vendita e, quindi, acquistabile da chiunque.

L’esempio appena riportato è emblematico del significato di buona fede: nonostante l’acquisto sia stato fatto in un negozio che non aveva più la disponibilità dell’oggetto, la compravendita è fatta salva dalla piena innocenza con cui l’acquirente ha preso possesso del bene. Il primo acquirente potrà ovviamente rivalersi nei confronti di colui che ha venduto il suo bene.

Titolo astrattamente idoneo: cos’è?

Il secondo elemento fondamentale che deve ricorrere affinché si possa applicare la regola del possesso vale titolo è che colui che acquista in buona fede il possesso del bene mobile lo faccio sulla scorta di un titolo astrattamente idoneo a conferirgli la proprietà.

Per titolo idoneo al trasferimento della proprietà si deve intendere qualsiasi scrittura che, di norma, consentirebbe l’acquisto della titolarità di un bene. In pratica, deve trattarsi di un atto giuridico che consenta il trasferimento di un diritto da un soggetto ad un altro (come una vendita, una permuta o una donazione).

Il titolo è astrattamente idoneo quando si tratta di un atto che contiene tutti gli elementi necessari per la sua validità, ma che non può produrre i suoi effetti tipici perché l’alienante non ha il potere di disporre del diritto.

Calpurnio acquista da uno sconosciuto un telefonino, pagandogli duecento euro in cambio di una ricevuta dalla quale si evince la volontà di cedergli l’oggetto. Calpurnio, però, non sa che colui che gli ha venduto il telefono l’aveva ricevuto da un ladro.

In un caso come quello appena esposto, si applica la regola del possesso vale titolo perché la ricevuta rilasciata dal venditore poteva essere idonea a legittimare una compravendita tra due privati.

Tizia e Caia suggellano una compravendita mediante una scrittura priva di sottoscrizione che prevede che Tizia ceda la sua collana a Caia per il prezzo di trecento euro. Solamente dopo Caia scopre che Tizia le ha venduto la collana della sorella, la quale gliel’aveva solo temporaneamente prestata.

Nell’ipotesi appena descritta non è possibile applicare la regola del possesso vale titolo, visto che il compratore, pur essendo in buona fede, non ha un titolo astrattamente idoneo a giustificare il trasferimento: la scrittura privata, infatti, non è firmata e, quindi, non potrebbe mai produrre alcun effetto.

Perché il possesso vale titolo?

Giunto a questo punto, mi auguro che tu abbia compreso completamente cos’è il possesso vale titolo e come funziona. Probabilmente, però, c’è ancora una domanda che ti stai ponendo: perché il possesso vale titolo? Detto in altre parole: perché la legge consente che un acquisto, a rigore, illegittimo, sia invece pienamente valido?

La domanda è più che legittima e la risposta può esprimersi in tre semplici parole: principio di apparenza. La legge tutela il possessore in buona fede perché è colui che, per primo, ha fatto suo il bene e che quindi, apparentemente (cioè, agli occhi di tutti gli altri consociati), sembra essere l’effettivo proprietario.

Tale principio, ovviamente, non si applica ai beni mobili registrati (auto, barche, ecc.), agli immobili (case, terreni, ecc.) e all’universalità di beni mobili (tipo una biblioteca), per i quali il possesso non è sufficiente: in questi casi, infatti, la compravendita viene generalmente pubblicizzata mediante opportuna trascrizione dell’atto di acquisto.


note

[1] Art. 1153 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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