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Revoca donazione

26 Agosto 2019 | Autore:
Revoca donazione

Revoca per ingratitudine e per sopravvenienza di figli. Donazione irrevocabile: quando? Donazione rimuneratoria e obnuziale. Revoca della proposta di donazione.

Il diritto, si sa, ha un dizionario tutto suo: prestare un bene vuol dire darlo in comodato; farsi uno scambio reciproco di cose significa porre in essere una permuta; fare un semplice regalo vuol dire fare una donazione. Per l’universo giuridico, dunque, la donazione è l’atto disinteressato consistente nell’attribuire a qualcun altro un determinato vantaggio: in genere, la donazione ha ad oggetto il trasferimento della proprietà di un bene, ma nulla esclude che il donante, anziché trasferire un diritto, voglia accollarsi un’obbligazione. La legge, però, consente in determinati casi di poter procedere alla revoca della donazione.

Ebbene sì: il donante può fare retromarcia e riprendersi ciò che aveva donato, purché si verifichino determinate condizioni. E quindi: cosa regalata, cosa incatenata? Non proprio: se deciderai di proseguire nella lettura, scopriremo insieme quando la donazione si può revocare.

Contratto di donazione: cos’è?

La donazione [1] è un vero e proprio contratto, esattamente come la compravendita, la locazione, il mutuo, ecc. La differenza tra la donazione e tutti gli altri esempi di contratto che ti ho fornito sta nel fatto che con questo specifico negozio giuridico il donante decide di arricchire il donatario senza avere nulla in cambio.

Lo spirito di liberalità è la caratteristica fondamentale della donazione: chi dona lo fa per puro altruismo, senza chiedere nulla in cambio. In ciò sta la differenza non soltanto con i contratti di natura onerosa, ma anche con quelli cosiddetti gratuiti.

Spirito di liberalità: cos’è?

La donazione è caratterizzata dall’animus donandi, cioè dallo spirito di liberalità. Cosa significa? La nozione di liberalità racchiude in sé l’idea di libertà, spontaneità, mancanza di qualsiasi costrizione e, al tempo stesso, della generosità. In parole povere, chi pone in essere una donazione lo fa per arricchire il beneficiario a fronte del proprio impoverimento.

Diversa, invece, è la gratuità. Secondo il diritto, un contratto è gratuito quando una parte esegue una prestazione senza riceverne alcuna in cambio; tuttavia, chi realizza un atto gratuito lo fa perché ha un interesse preciso. Nella donazione, invece, la liberalità è del tutto disinteressata: nessun vantaggio può ottenere il donante. Facciamo due esempi che possano chiarire la differenza.

Tizio, benestante imprenditore che ha fatto fortuna all’estero, al rientro in Italia decide di donare ai propri nipoti, Caio e Sempronio, due autovetture nuove.

Mevio è un giovane pianista; per farsi pubblicità, si offre di suonare gratuitamente presso alcuni locali della città.

Gli esempi appena riportati ben individuano la differenza tra liberalità (tipica della donazione) e gratuità: il primo caso rappresenta una donazione vera e propria, fatta senza altri scopi; il secondo, invece, rappresenta un’ipotesi di contratto gratuito, in quanto il pianista esegue la prestazione senza compenso in cambio, contando però sul ritorno pubblicitario derivante dalla propria esecuzione.

La donazione può essere revocata?

Nell’auspicio di aver chiarito la nozione di donazione e di spirito di liberalità che la connota, avviciniamoci all’argomento principale di questo articolo: la revoca della donazione.

Abbiamo detto che la donazione è un vero e proprio contratto. In realtà, si tratta di un contratto un po’ particolare, non solo per lo spirito di liberalità che muove il donante, ma anche perché, a differenza degli altri accordi vincolanti, la donazione può essere revocata.

Esistono casi tassativamente previsti dalla legge al cui verificarsi il donante può “rimangiarsi” la donazione, senza che le altre parti possano impedirlo. Più nello specifico, la donazione può essere revocata nelle seguenti due ipotesi:

  • per ingratitudine;
  • per sopravvenienza di figli.

La revoca donazione per ingratitudine: cos’è?

La prima ipotesi di revoca della donazione è quella determinata dall’ingratitudine del donatario, cioè di colui che ha beneficiato della donazione. Ovviamente, per ingratitudine si intende non un qualsiasi, banale episodio di irriconoscenza, bensì qualcosa di ben più qualificato.

La revoca della donazione per ingratitudine ricorre quando il donatario si macchia di taluni fatti molto gravi nei confronti del donante. Nello specifico, il Codice civile dice che la revoca per ingratitudine può essere proposta solamente quando il donatario:

  • ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere il donante oppure il coniuge, un discendente o un ascendente del medesimo, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità (ad esempio, la legittima difesa o lo stato di necessità);
  • ha commesso, in danno di una delle suddette persone, un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio;
  • ha calunniato il donante oppure il coniuge, un discendente o un ascendente del medesimo, per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata formalmente calunniosa in giudizio penale;
  • ha testimoniato contro le medesime persone imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei suoi confronti, falsa in giudizio penale;
  • si è reso colpevole d’ingiuria grave verso il donante;
  • ha dolosamente arrecato grave pregiudizio al suo patrimonio;
  • gli ha rifiutato indebitamente gli alimenti, pur essendone obbligato per legge [2].

La revoca della donazione per sopravvenienza di figli

La seconda ipotesi di revoca della donazione è quella per sopravvenienza di figli: secondo la legge, le donazioni fatte da chi non aveva o ignorava di avere figli o discendenti al tempo della donazione, possono essere revocate per la sopravvenienza o l’esistenza di un figlio o discendente del donante.

Possono inoltre essere revocate per il riconoscimento di un figlio, salvo che si provi che al tempo della donazione il donante aveva notizia dell’esistenza del figlio. La revocazione può essere domandata anche se il figlio del donante era già concepito al tempo della donazione [3].

Perché il donante possa revocare la donazione per sopravvenienza di figli è necessario che ricorrano due condizioni:

  • una negativa, in quanto occorre che al tempo della liberalità il donante non avesse (o ignorasse di avere) figli o discendenti legittimi;
  • una positiva, poiché occorre che si verifichi la sopravvenienza di un figlio o discendente legittimo del donante (o che questi apprenda della sua esistenza), ovvero che il donante proceda al riconoscimento di un figlio naturale. Al riconoscimento deve essere equiparata la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale, produttiva dei medesimi effetti del riconoscimento.

Filano dona a suo nipote la propria casa in campagna. Successivamente, però, scopre di avere un figlio naturale di cui non aveva assoluta conoscenza.

Calpurnio dona al fratello un piccolo appartamento condominiale. Qualche anno più tardi, la nuova compagna di Calpurnio dà alla luce un bambino.

I due esempi sopra fatti sono emblematici e ben spiegano in cosa consiste la revoca della donazione per sopravvenienza di figli. Ma perché una donazione, cioè un contratto valido ed efficace, deve essere posto nel nulla per la semplice nascita di un figlio del donante? Qual è il nesso tra questi due eventi? Te lo spiego nel prossimo paragrafo.

Perché la donazione si revoca per sopravvenienza di figli?

La risposta alla domanda posta in questo paragrafo è piuttosto semplice: la legge presume che, se il donante, al tempo della donazione, avesse saputo che sarebbero sopravvenuti dei figli, non avrebbe deciso di donare ad un’altra persona o, addirittura, non avrebbe donato affatto.

In poche parole, la revoca della donazione per sopravvenienza di figli intende tutelare interessi di ordine familiare, rispondendo all’esigenza di consentire al donante di riconsiderare l’opportunità dell’attribuzione a fronte della sopravvenuta nascita di un figlio, ovvero della sopravvenuta conoscenza della sua esistenza, in funzione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione che derivano da tale evento.

Per tale ragione, è preclusa la revoca della donazione per sopravvenienza di figli ove il donante avesse consapevolezza, alla data dell’atto di liberalità, dell’esistenza di un figlio ovvero di un discendente legittimo [4]

La prescrizione della revoca di donazione

La revoca della donazione può essere fatta solamente nei casi sopra indicati e soltanto entro determinati limiti di tempo. Nello specifico:

  • la domanda di revoca della donazione per ingratitudine deve essere proposta dal donante o dai suoi eredi, contro il donatario o i suoi eredi, entro un anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che consente la revocazione [5];
  • la revoca della donazione per sopravvenienza di figli deve essere proposta entro cinque anni dal giorno della nascita dell’ultimo figlio nato nel matrimonio o discendente ovvero della notizia dell’esistenza del figlio o discendente, ovvero dell’avvenuto riconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio. Il donante non può proporre o proseguire l’azione dopo la morte del figlio o del discendente [6].

Revoca donazione: come si ottiene?

Al ricorrere dell’ingratitudine ovvero della sopravvenienza di figli, il donante può rivolgersi al giudice per ottenere la revoca della donazione. Se la domanda viene accolta, il donatario è tenuto a restituire i beni in natura, se esistono ancora, e i relativi frutti, a partire dal giorno della domanda giudiziale.

Se, invece, il donatario si è nel frattempo disfatto dei beni regalatigli (ad esempio, perché li ha venduti o donati a propria volta), deve restituirne il valore in danaro, rapportato al tempo della domanda, e i frutti, sempre a partire dal giorno della domanda [7].

Quando la donazione è irrevocabile?

Non tutte le donazioni sono revocabili: la donazione rimuneratoria e la donazione obnuziale (cioè, fatta in riguardo di un determinato matrimonio) sono irrevocabili.

Secondo la legge, queste due speciali donazioni non sono soggette a revoca perché il donante è mosso da un particolare spirito nel momento in cui decide di privarsi di qualcosa a favore dei beneficiari: nel primo caso, perché la donazione è fatta per il particolare valore morale e sociale delle azioni del donatario; nel secondo, perché viene data maggiore importanza alla nascente famiglia piuttosto che ai motivi personali del donante.

Cos’è la donazione rimuneratoria?

La donazione rimuneratoria è uno speciale tipo di donazione caratterizzata dal fatto che la liberalità è dettata da specifiche ragioni di riconoscenza o da meriti particolari del donatario, oppure ancora dall’intento di premiare un servizio specifico, nonostante il donante non vi sia tenuto né per legge, né per uso o per costume sociale [8].

Nello specifico, la donazione per riconoscenza è la donazione rimuneratoria determinata da un particolare sentimento di gratitudine verso il donatario o verso un membro della sua famiglia; questo sentimento può derivare da fatti accaduti prima della donazione, ma anche dalla promessa del compimento di un’azione futura favorevole per il donante.

Tizio, nonostante sia un nuotatore inesperto, decide di fare il bagno allontanandosi dalla riva. Colto da un’improvvisa mareggiata, viene soccorso da Caio il quale si getta prontamente in acqua per salvarlo. Tizio, mosso da un profondo senso di gratitudine nei riguardi di Caio, decide di donargli una somma di danaro.

Cos’è la donazione obnuziale?

La donazione in riguardo di matrimonio (detta anche donazione obnuziale) è quella fatta a favore di una persona in vista del suo matrimonio, oppure di entrambi i futuri sposi, oppure a favore dei figli nascituri di questi [9].

La revoca della proposta di donazione

Non solo la donazione, ma anche la sua proposta può essere revocata. La revoca della proposta di donazione impedisce che il contratto si concluda, poiché interviene ancor prima che la donazione possa dirsi perfezionata.

Secondo la giurisprudenza [10], il donante (o altra persona legittimata, tipo il di lui procuratore) può revocare la donazione prima che questa sia accettata dal donatario, impedendo così la formazione del contratto. Tra l’altro, per la validità dell’atto di revoca è sufficiente la forma scritta, non essendo necessario, così come richiesto per la donazione, l’atto notarile. In altre parole, la revoca della proposta di donazione non richiede la forma dell’atto pubblico.


note

[1] Art. 769 cod. civ.

[2] Art. 801 cod. civ.

[3] Art. 803 cod. civ.

[4] Cass., sent. n. 5345 del 2 marzo 2017.

[5] Art. 802 cod. civ.

[6] Art. 804 cod. civ.

[7] Art. 807 cod. civ.

[8] Art. 770 cod. civ.

[9] Art. 785 cod. civ.

[10] Trib. Ascoli Piceno, sent. del. 2 febbraio 1995.

Autore immagine: Pixabay.com


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