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Con la mano sulla coscia della minore si salva dalla violenza sessuale consumata

14 Maggio 2013
Con la mano sulla coscia della minore si salva dalla violenza sessuale consumata

Si salva da una condanna ben più grave l’uomo che tocca una zona non erogena della donna: il reato è solo tentato e non consumato.

Secondo la Cassazione, la coscia non è una zona erogena: pertanto poggiare una mano sulla gamba, al di sopra del ginocchio, sia pure di una minorenne, non costituisce il reato di violenza sessuale consumata. Quanto meno, però, si configura il “tentativo” di violenza sessuale. La violenza sessuale scatta, infatti, solo quando c’è una violazione della libertà di autodeterminarsi della vittima nella sua sfera sessuale.

A stabilire questo principio è la Cassazione che, con una sentenza di ieri [1], ha annullato la sentenza di condanna nei confronti di un 70enne colpevole di aver caricato, sulla propria auto, una bambina per un passaggio a casa e di averle poggiato, durante il tragitto, una mano sulla coscia.

Secondo la Cassazione, in questi casi, non si configura il reato di violenza sessuale, ma di tentata violenza sessuale. In pratica, la condotta sanzionata è quella di aver tentato un reato che poi non si è verificato. E, quindi, a detta dei giudici, si tratta di un comportamento meno grave. Il maniaco, così, si salva da una condanna ben più grave.

Secondo la Suprema Corte, tutte le volte che la zona corporea presa di mira dall’agente non sia da considerarsi erogena (sia per una reazione della vittima, che per qualsiasi altra circostanza indipendente dalla volontà dell’agente), si configura solo il “tentativo” e non un reato consumato. Al contrario, il reato di violenza sessuale si deve considerare “consumato” quando i toccamenti, palpeggiamenti o gli altri gesti equivalenti, anche se di breve durata e non connotati da violenza, attingano le zone corporee “sensibili”, senza peraltro che sia necessario il raggiungimento della soddisfazione erotica.


note

[1] Cass. sent. n. 20370 del 13.05.2013.


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