Tari, nuove regole: bolletta più chiara e leggera

5 Agosto 2019 | Autore:
Tari, nuove regole: bolletta più chiara e leggera

Via le voci “strane” dalle bollette; aumenti solo se i servizi miglioreranno; costi indicati chiaramente. Così forse gli importi da pagare scenderanno.

Riforma in arrivo per la Tari: l’Arera (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) ha stabilito le nuove regole per un  nuovo metodo tariffario che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2020. Le novità che interessano i contribuenti chiamati a pagare il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti sono parecchie: la più importante è quella che vieta ai Comuni di “scaricare” nei costi del servizio i crediti inesigibili, cioè gli importi non pagati in precedenza dai morosi. Inoltre, i costi dovranno essere esposti in bolletta in maniera chiara e distinti per voci, in modo da poter essere controllati dai cittadini. Infine, viene previsto che le tariffe potranno aumentare solo se ci saranno miglioramenti nei servizi erogati. La nuova bolletta in arrivo dall’anno prossimo sarà quindi più chiara e  leggera soprattutto se saranno “spazzati via” i debiti impagati da alcuni e che sinora vengono posti a carico di tutti gli altri. Vediamo meglio in cosa consistono tutte le principali novità.

Oggi l’evasione della Tari si scarica sulle bollette di chi paga perché perché i Comuni, quando le bollette rimangono impagate per oltre 6 mesi dalla notifica della cartella o dell’ingiunzione, considerano quegli importi come inesigibili e li inseriscono tra i «costi del servizio»; in questo modo li spalmano proporzionalmente sulla tariffa pagata da tutti gli altri e così la bolletta aumenta ben oltre il costo dei servizi di raccolta, trasporto e smaltimento effettivamente fruiti da ciascuno.

Dall’anno prossimo, invece, i Comuni dovranno prima azionare le procedure esecutive per recuperare questi importi da chi era tenuto a pagarli; soltanto se e quando le vie giudiziali si saranno rivelate infruttuose potranno classificare quelle voci come inesigibili, ponendoli così a carico dell’ intera comunità. Il risparmio per i cittadini potrebbe, però, essere solo apparente perché, come ricorda il Sole 24 Ore, i costi ed i tempi dei recuperi giudiziali (che spesso durano anni) graverebbero comunque nel frattempo sui bilanci comunali; però dal 2020 scatta anche il divieto per i Comuni di accantonare poste di bilancio per crediti stimati come inesigibili (in pratica un’assicurazione preventiva per i rischi di mancato o ritardato recupero degli importi non pagati) e quindi i costi del servizio non potranno comprenderli (rimangono ammessi solo gli accantonamenti dello 0,5% del valore nominale e fino a un massimo del 5%). Così per questa via la Tari potrebbe ridursi, perché i costi dei morosi rimarrebbero comunque fuori dalle previsioni di bilancio.

L’altra novità riguarda la chiarezza: bollette e ingiunzioni dovranno riportare tutte le informazioni necessarie per far capire i motivi in base ai quali viene richiesto il pagamento, come i metri quadri di superficie dell’immobile, il numero dei componenti del nucleo familiare, la distinzione tra le voci dei servizi erogati. In particolare i costi dovranno essere classificati ed esposti per tipologia: dallo spazzamento e lavaggio delle strade alla raccolta e trasporto dei rifiuti fino al loro recupero e smaltimento. Quindi i Comuni dovranno predisporre nuove bollette tenendo conto di questi schemi tariffari predisposti dall’Arera. Per questo le indicazioni dell’Autority dovranno essere discusse con gli Enti locali che avranno tempo fino al 16 settembre per presentare le loro osservazioni.

Infine, viene stabilito espressamente un divieto di aumenti delle tariffe Tari a meno che non ci sia una precisa giustificazione in termini di miglioramento della qualità dei servizi erogati o della loro tipologia, che i Comuni saranno tenuti ad esporre e a motivare; così i cittadini potranno sapere quali sono i motivi degli incrementi e su quali voci di costo tariffario andranno ad incidere.



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1 Commento

  1. Egregio Dott. Paolo Remer, nel suo articolo manca un dettaglio molto importante che riguarda l’applicazione IVA che le società consortili applicano da anni e nessun sindaco ha voluto porci rimedio. Io abito a Cittadella (PD) e nonostante le diffide inviate al sindaco e società, in 48 comuni si paga l’Iva su di una tassa, dichiarata illegale anche dalla magistratura. (Al riguardo ho una lunga serie di documenti tutti a stesso fine). Vuole per favore riprendere l’argomento? Grazie.
    Adelfio Longo

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