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Rinuncia all’eredità: a chi vanno i beni?

26 Agosto 2019 | Autore:
Rinuncia all’eredità: a chi vanno i beni?

Se non conviene accettare il lascito di un parente defunto, come rifiutarlo? E chi entra in possesso del patrimonio del caro estinto?

Se un tuo parente stretto è venuto a mancare, non è detto che tu debba per forza ereditare ciò che ti lascia. Certo, se questo tuo parente si chiama Jeff Bezos, è il patron di Amazon ed ha un patrimonio netto dichiarato di 165,5 miliardi di dollari, forse vale la pena che rivendichi ciò che ti spetta. Ma se il tuo familiare ti ha lasciato più debiti che crediti, probabilmente penserai: chi me lo fa fare? Ti chiederai, però: in caso di rinuncia all’eredità, a chi vanno i beni?

La prima cosa da chiarire è che non sei obbligato ad accettare ciò che ti viene lasciato da chi è passato a miglior vita. C’è, però, una procedura da rispettare per annullare gli effetti della successione a tuo favore.

Il secondo aspetto non indifferente è quello che riguarda le condizioni della rinuncia all’eredità. Devi stare attento perché, come spiegheremo tra poco, se vuoi rifiutare la condizione di erede ma lo fai in cambio di qualcosa, potresti ottenere l’effetto contrario.

E poi c’è la domanda di fondo: di fronte alla rinuncia all’eredità, a chi vanno i beni? Chi si prende la casa, i soldi del conto corrente, gli investimenti, la collezione di orologi antichi ma anche i debiti del caro estinto? Dipende se si tratta di una successione legittima o testamentaria. Detto in un altro modo, bisognerebbe vedere se il defunto ha lasciato testamento oppure no.

Ma entriamo nei dettagli e vediamo come e quando si rinuncia all’eredità e a chi vanno i beni rifiutati dall’erede.

Rinuncia all’eredità: che cos’è?

Quando una persona viene a mancare, per i suoi parenti più stretti si apre la pratica di successione affinché entrino in possesso dei beni del defunto. Può succedere, però, che uno degli eredi (o più di uno) decida di rinunciare all’eredità perché non gli conviene prendersi in carico quello che il caro estinto ha lasciato. Il caso più emblematico è quello di chi in vita ha avuto più debiti che crediti e chi arriva dietro si vede obbligato a saldarli.

L’erede in questione può, a questo punto, avviare la pratica per la rinuncia all’eredità, cioè per quell’atto in cui dichiara di non voler ricevere i beni della persona deceduta che gli spettano.

L’atto di rinuncia, dunque, annulla gli effetti della successione e l’erede rimane al di fuori di qualsiasi pratica che riguardi il passaggio dei beni. Non solo non riceverà un solo centesimo ma non dovrà neanche pagarlo ad eventuali creditori che bussassero alla sua porta pretendendo dei soldi del defunto.

Rinuncia all’eredità: come si fa?

Se, dunque, hai intenzione di rinunciare all’eredità che ti spetta dopo la morte di un parente, hai due possibilità:

  • farlo attraverso un atto notarile, cioè sottoscrivendo una dichiarazione davanti ad un notaio;
  • depositando la dichiarazione nella cancelleria del tribunale competente per territorio, cioè nel luogo in cui aveva il domicilio il defunto.

Attenzione a come fai la dichiarazione per evitare delle brutte sorprese. Ci sono tre elementi che non vanno inseriti, pena la nullità dell’atto:

  • non va posta alcuna condizione;
  • non deve prevedere alcun termine;
  • non ci deve essere alcuna limitazione;
  • non deve essere chiesto alcun corrispettivo.

Sandra rinuncia all’eredità del padre ponendo come condizione che nessuno dei fratelli venda né oggi né mai la casa di famiglia. Ponendo questa condizione, la rinuncia di Sandra è nulla.

Federico rinuncia all’eredità solo per due anni, magari il tempo che ci vuole affinché gli altri eredi paghino i debiti del caro estinto. Ponendo questo termine, la rinuncia di Federico è nulla.

Mirko rinuncia a ereditare la casa di famiglia, i mobili e la villetta sul lago ma vuole ereditare solo l’auto d’epoca e una Vespa anni ’60. Ponendo queste limitazioni, la rinuncia di Mirko è nulla.

Pietro e Maria sono chiamati ad ereditare i beni di Giorgio. Maria non lo trova conveniente e parla con Pietro per consegnargli la sua parte di eredità rinunciando in cambio di 50mila euro. Chiedendo questo corrispettivo, la rinuncia di Maria è nulla.

Rinuncia all’eredità: entro quando va fatta?

La rinuncia all’eredità va fatta immediatamente oppure c’è del tempo a disposizione per certificare che non si vuole ricevere alcun bene del defunto?

Nessuno ti impedisce di piangere il tuo caro, di organizzare con calma il funerale e di sistemare le pratiche burocratiche più urgenti. Non devi, però, mettere la pratica nel dimenticatoio ed aspettare troppo: la rinuncia all’eredità va fatta entro 3 mesi. Superato questo termine, ti troveresti a dover accettare il tuo ruolo di erede anche contro la tua volontà.

I tempi sono più lunghi per chi non è in possesso dei beni da ereditare: ci sono 10 anni di tempo per decidere se accettarli o meno. Trascorso questo periodo, si resterà fuori dai giochi.

Giovanni sta valutando se accettare o rifiutare l’eredità del padre. Prende una decisione due mesi dopo l’apertura della pratica di successione e nella dichiarazione fatta davanti al notaio o presso la cancelleria del tribunale non pone alcuna condizione, limitazione o termine e non chiede alcun corrispettivo. La rinuncia all’eredità è valida.

Maurizio decide 4 mesi dopo l’apertura della pratica di successione di rifiutare l’eredità del padre. La rinuncia non è valida, anche se non ha posto condizioni, termini o limitazioni né ha chiesto in cambio un corrispettivo, perché sono trascorsi più di 3 mesi.

Nadia può ereditare dei beni di cui non è in possesso. Lascia trascorrere 10 anni senza manifestare la volontà di diventare erede o di rinunciare all’eredità. Non diventerà erede e, quindi, non avrà bisogno di rifiutare i beni.

Nadia, trascorsi 7 anni dall’apertura della pratica di successione, decide che non le interessa ereditare i beni di cui non è in possesso. Fa un atto formale per rifiutarli. La rinuncia è valida.

Rinuncia all’eredità: il beneficio di inventario

Può succedere che tu non voglia rinunciare all’eredità ma non voglia nemmeno incollarti tutti gli oneri. In questo caso, hai la possibilità di scegliere una via di mezzo, cioè di accettare l’eredità con beneficio di inventario.

Questo significa che sarai tenuto a pagare i debiti del defunto solo per il valore dei beni ereditati, ma non verrà toccato il patrimonio che possedevi prima di averli ricevuti. Avrai 40 giorni di tempo per dichiarare che accetti l’eredita in questo modo oppure per rinunciarvi. Trascorso questo termine, diventerai un normale erede.

Su questa forma di accettazione dell’eredità, i tribunali si sono pronunciati più volte, come puoi vedere in questo articolo con le ultime sentenze in materia.

Rinuncia all’eredità: dove vanno i beni?

Ammesso e non concesso che vuoi rinunciare all’eredità, ti chiederai – se non altro per curiosità – a chi vanno i beni.

Quando decidi nelle modalità che abbiamo spiegato prima che non ne vuoi sapere del patrimonio – e soprattutto dei debiti – del caro estinto e formalizzi questa tua volontà, deve subentrare un altro erede. Ma chi? Dipende da come viene fatta la successione.

In caso di successione legittima, la tua parte di eredità viene distribuita in parti uguali tra gli altri coeredi tranne per quello che viene chiamato diritto di rappresentazione, cioè quello per cui vengono chiamati in causa i discendenti nel luogo e nel grado di chi rinuncia all’eredità. Se non ci sono dei coeredi, i beni vanno alle persone a cui spetterebbero nel caso in cui il rinunciatario venisse a mancare.

Francesco muore e lascia i beni senza testamento ai figli Bruno, Guido e Cristina. Guido rinuncia all’eredità, pertanto la sua parte (un terzo) viene distribuita equamente tra Bruno e Cristina.

Ettore muore e lascia i suoi beni senza testamento all’unico figlio Claudio, il quale, a sua volta, ha una figlia, Silvia. Claudio rinuncia all’eredità: i beni di Ettore passano a Silvia.

La seconda possibilità è che ti trovi di fronte ad una successione testamentaria, cioè che il tuo parente abbia disposto tramite un testamento che fine devono fare i suoi beni. In questo caso, se rinunci all’eredità la tua parte viene distribuita in parti uguali tra gli altri coeredi testamentari, sempre che il caro estinto non abbia disposto diversamente. Se non ci sono dei coeredi testamentari, la tua parte passa agli eredi legittimi del defunto, anche se non citati nel testamento.

Manuela muore e lascia i suoi beni con testamento a Fulvio, Daniele e Marianna. Dispone anche che, in caso di rinuncia all’eredità da parte di uno o tutti gli eredi, i beni passino alla Diocesi. Daniele e Fulvio rinunciano all’eredità: la loro quota non va a Marianna ma alla Diocesi.

Manuela non dispone nel testamento che, in caso di rinuncia, i beni passino alla Diocesi o a chiunque altro: le quote che spetterebbero a Daniele e a Fulvio passano a Marianna.

Manuela lascia i suoi beni con testamento solo a Marianna che, però, rinuncia all’eredità. I beni vengono distribuiti tra gli eredi legittimi di Manuela, anche se non citati nel testamento.

Rinuncia all’eredità: è impugnabile?

Se opti per la rinuncia all’eredità, la tua decisione può essere impugnata:

  • dai creditori con cui il defunto ha contratto dei debiti [1]. Hanno la facoltà di chiedere ad un tribunale di obbligarti ad accettare l’eredità per essere saldati con i beni ereditati. Tale diritto si prescrive in cinque anni dalla data in cui hai fatto la rinuncia;
  • da te stesso [2]. Ma solo quando sei stato costretto a rinunciare all’eredità dietro minacce o violenza o perché sei rimasto vittima di inganno. Anche in questo caso, la prescrizione è di 5 anni dalla data in cui si è conclusa la minaccia oppure da quando è stato scoperto l’inganno.

note

[1] Art. 524 cod. civ.

[2] Art. 526 cod. civ.


2 Commenti

  1. Buongiorno, ho un quesito…
    Se si ha un solo erede e quest’ultimo non ha figli e rinuncia all’eredità… in questo caso a chi vanno i beni? All’erario?

    Grazie.

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