Fermo amministrativo: è illegittimo se non motiva l’urgenza

5 Agosto 2019 | Autore:
Fermo amministrativo: è illegittimo se non motiva l’urgenza

Quando il Fisco non riesce a dimostrare che il debitore sta mettendo in pericolo la riscossione dei tributi, il fermo sui beni deve essere annullato.

I debiti non pagati al Fisco comportano il pericolo che l’Agente della Riscossione blocchi i beni mobili del debitore, come le autovetture ed i motocicli. Ma per arrivare a questo occorre rispettare precise condizioni. Tra queste ve ne è una spesso dimenticata, ma la cui mancanza consente di impugnare il fermo e di farlo annullare. Ecco di cosa si tratta: il preavviso di fermo amministrativo su un veicolo è illegittimo se non motiva l’urgenza, cioè le esigenze cautelari che rendono necessario emettere questo provvedimento a garanzia del credito tributario per evitare il pericolo di non riscuoterlo più. Si tratta di un elemento essenziale che non può mancare, a pena di annullamento dell’atto. Lo ha deciso la Commissione Tributaria di Salerno [1] in una recentissima sentenza resa nota dal quotidiano Italia Oggi.

Secondo i giudici tributari occorrono due presupposti perché il Fisco possa emettere validamente un fermo amministrativo sui veicoli del contribuente: il primo è che si tratti di un credito “certo, liquido ed esigibile” contenuto in un atto impositivo definitivo (come una cartella di pagamento non pagata e non impugnata); il secondo è il pericolo per la riscossione. Mentre il primo elemento è fuori discussione, proprio la mancanza di questo secondo requisito ha comportato l’annullamento del preavviso di iscrizione di fermo amministrativo sul motociclo di un contribuente, che aveva debiti tributari per duemila euro: infatti l’Ufficio non aveva fornito, né nel provvedimento impugnato né in giudizio davanti alla Commissione, elementi validi a dimostrare che ci fosse il rischio concreto ed attuale di sottrazione di beni alla riscossione.

L’Ufficio deve esporre quali sono i comportamenti del debitore che disperdono le garanzie patrimoniali e mettono in pericolo la riscossione del credito tributario, altrimenti il fermo è illegittimo.

L’Ufficio non aveva fornito argomenti concreti e convincenti che dimostrassero l’esistenza di comportamenti del debitore o di altre circostanze a lui riconducibili in tal senso e del conseguente pericolo di dispersione delle garanzie patrimoniali offerte dai suoi beni, sicché il fermo è stato giudicato illegittimo. Oltretutto il debito era di modesta entità e la misura del fermo è stata giudicata sproporzionata rispetto all’ammontare dovuto all’erario. Ci deve essere, infatti, sempre la dovuta proporzionalità tra gli importi complessivi delle cartelle dovute ed il fermo adottato a cautela del loro pagamento. Molto spesso infatti il fermo riguarda beni mobili di valore ben superiore ai debiti tributari accumulati.

È interessante notare che i giudici tributari salernitani hanno richiamato a fondamento della loro decisione proprio una circolare della stessa Agenzia delle Entrate [2] che richiama specificamente la necessità che questo “pericolo nel ritardo” che giustifica la misura del fermo amministrativo debba essere «adeguatamente circostanziato e scaturire da un’approfondita ed attenta analisi della situazione del debitore-contribuente»; insomma, il fermo amministrativo per cartelle non pagate non può essere emesso in via automatica, come spesso accade, per il solo fatto che esiste un credito tributario definitivo, regolarmente intimato, ma non pagato.

C’è da dire che nel silenzio della norma su questo importante punto [3] la maggioranza dei giudici, Cassazione compresa [4] si è sempre orientata, anche nelle ultime sentenze, a ritenere non necessario questo elemento del pericolo nel ritardo; basterebbe l’indicazione dei titoli legittimanti (cioè le cartelle non pagate), degli importi dovuti e degli interessi applicati, mancando i quali il fermo può essere impugnato per difetto di motivazione.

La sentenza di oggi, invece, si sofferma sul fatto che l’adozione di misure cautelari come il fermo amministrativo – che sottrae un veicolo alla disponibilità del proprietario impedendogli di circolare – non può basarsi esclusivamente sul fatto che c’è un debito tributario rimasto impagato, ma deve essere «improntata a prudenza» e, dunque, è consentita nei soli casi in cui emerge «il rischio di comportamenti del contribuente mediante i quali i beni disponibili vengono sottratti ad eventuali azioni esecutive da parte dell’agente della riscossione in caso d’inadempimento».

Dunque, il pericolo per la riscossione deve essere reale ed attuale, non ipotetico o addirittura assente; l’Ufficio però può desumerlo anche in via indiziaria da dati oggettivi come la capienza limitata del patrimonio e da dati soggettivi come la condotta del debitore, se si dimostra in procinto di dissolvere i propri beni per sottrarli alle azioni esecutive dell’agente di riscossione, ad esempio vendendoli o disperdendoli, purché evidenzi tutto questo nel provvedimento di fermo, che altrimenti cade.


note

[1] Ctp Salerno, sent. 1986/07/2019.

[2] Circ. Agenzia Entrate n.4/E del 15 febbraio 2010.

[3] Art. 86 D.P.R. n. 602/73 del 29 settembre 1973 “Fermo di beni mobili registrati“.

[4] Cass. sent. n.4567/2004 del 5 marzo 2004; Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sent. n.3023/14/2018 del 29 giugno 2018.


4 Commenti

  1. Io ho mandato una denuncia alla procura regionale della corte dei conti. Fermo amministrativo dal 2012 iscritto per 2000 euro. Ho fatto i calcoli dei diritti di custodia giudiziaria che il debitore ha diritto di ricevere (5 euro al giorno), quindi ho fatto i costi con le tabelle ACI con una percorrenza di 25000 km/anno e ho calcolato quante imposte non sono state versate. Ricordiamo che un’auto che circola è un bancomat per lo Stato, un’auto che non circola è una perdita secca. Ebbene sono venuti fuori 43000 euro di danno erariale provocato da un provvedimento spropositato, come indicato cal consiglio di Stato Sezione IV – con sentenza numero 964 del 26 Febbraio 2015. Tale giurisprudenza ha affermato che il principio di proporzionalità non permette all’amministrazione pubblica di adoperare atti restrittivi della sfera giuridica dei privati in modo non proporzionato all’interesse pubblico.

  2. In Italia non ce da meravigliarsi tanto!!! In parte esiste un clima dittatoriale da questi Enti con tutto che esistono delle leggi o disposizioni in materia. Gli enti preposti per la riscossione dei tributi ti danno il fermo amministrativo anche per 50€, questa è la vergogna tutta Italiana!!!!!

  3. In riferimento alle ultime righe dell’articolo, cioè se non esiste giustificativo d’urgenza nel provvedimento lo stesso “decade”, come si può far valere questo diritto da parte del debitore magari in tempi brevi e senza oneri che superino il volore stesso del bene? (nello specifico ho un fermo per 204 euro su un mezzo che la visura del pra mi da con valore di circa 300 euro, è un’auto del 2006)

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