Diritto e Fisco | Articoli

L’investigatore può controllare se il lavoratore svolge il suo compito?

6 Agosto 2019
L’investigatore può controllare se il lavoratore svolge il suo compito?

Agenzie investigative, detective privati e prove fotografiche: come si incastra il dipendente infedele. 

Hai sentito dire che, nella tua azienda, ci sono stati, in passato, diversi licenziamenti nei confronti di alcuni dipendenti sorpresi a non lavorare. Voci parlano di investigatori privati assoldati dal capo per spiare i più svogliati. Ti sembra assurdo che, dentro il proprio ufficio, ci possano essere delle spie o delle sentinelle, magari dei finti clienti che controllano il vostro operato. Ancor più assurda ti appare la possibilità di essere pedinato da un detective mentre ritorni a casa o vai al parco nei giorni di permesso. Potrebbe essere una voce infondata, ma è meglio informarsi su quelli che, eventualmente, sono i tuoi diritti nel caso ti dovesse arrivare qualche contestazione. Così ti rivolgi al tuo sindacalista e gli chiedi: l’investigatore può controllare se il lavoratore svolge il suo compito? Ecco quale sarà la risposta corretta che ti dovrà essere fornita.

Investigatore privato dentro il posto di lavoro

Lo Statuto dei lavoratori vieta [1] espressamente il controllo dei dipendenti all’interno del luogo di lavoro, sia per opera di personale addetto interno o esterno, sia mediante sistemi di videosorveglianza. Le telecamere possono essere apposte – con il previo consenso dei sindacati o dell’Ispettorato del Lavoro – solo per garantire la sicurezza di dipendenti e clienti (ad esempio contro rapine) o per tutelare il patrimonio aziendale (per disincentivare i furti).

Finché quindi sei di turno, non ci potrà essere alcuno 007 a spiarti. Le guardie giurate possono essere impiegate solo per tutelare il patrimonio aziendale da eventuali crimini (si pensi a quelle appostate in un ufficio postale o in una banca), ma non possono accedere ai locali ove si svolge l’attività lavorativa e, pertanto, non possono contestare ai dipendenti azioni o fatti diversi da quelli relativi alla tutela del patrimonio aziendale stesso.

La Cassazione [2] ha riconosciuto l’impiego, da parte del datore di lavoro, di finti clienti per verificare la correttezza dei propri dipendenti o l’eventuale appropriazione di denaro da parte del cassiere. Il finto cliente, però, deve limitarsi a fare ciò che un normalissimo cliente fa: chiedere la merce, presentarsi alla cassa per il pagamento e pagare constatando la registrazione della somma incassata dal cassiere. In pratica il detective può controllare – come chiunque altro, del resto, potrebbe fare – se il dipendente emette lo scontrino o meno. E la mancata regolarizzazione fiscale della vendita è una causa di licenziamento sia perché espone il datore di lavoro a possibili sanzioni tributarie per l’illecito commesso, sia perché potrebbe dar luogo a una appropriazione del denaro non contabilizzato da parte del cassiere.

In pratica, si tratta di un controllo non rivolto ad accertare la qualità della prestazione lavorativa ma a tutelare il patrimonio aziendale. In più, non c’è alcuna attività di ispezione o di ingerenza se non la semplice osservazione di ciò che è percepibile da chiunque, anche da un normale cliente. Queste forme di controllo sono, quindi, da ritenersi lecite. È, invece, vietato all’investigatore fingersi cliente solo per accertare se la commessa del negozio è gentile, disponibile e preparata: in tal caso, infatti, si esegue una verifica sulla qualità del lavoro svolto, verifica vietata dallo Statuto dei lavoratori. Un eventuale licenziamento determinato da tale forma di spionaggio sarebbe illegittimo e facilmente contestabile.

Il divieto di utilizzare investigatori all’interno del posto di lavoro cessa, però, una volta che il dipendente ha oltrepassato i cancelli dell’azienda. Da quel momento in poi, finito il servizio, egli può essere oggetto di controlli segreti. Cerchiamo di approfondire di più questo discorso e di capire se l’investigatore privato può controllare se il lavoratore svolge il suo compito.

Investigatore privato dopo il turno

È consentito pedinare e controllare i dipendenti fuori dall’orario di lavoro visto che gli obblighi di fedeltà e buona fede non cessano con l’orario di lavoro. Ad esempio, il dipendente che fa un secondo lavoro o che rivela i segreti aziendali a terzi commette illecito e può essere licenziato. Allo stesso modo è vietato usare i permessi per finalità diverse da quelle per le quali sono accordati (si pensi al beneficiario dei permessi previsti dalla legge 104 che, nei tre giorni al mese destinati all’assistenza del familiare disabile, ne approfitta per fare una gita con gli amici).

Il detective potrebbe appostarsi sotto casa del dipendente per verificare se questi, nonostante la malattia, esce di casa. I comportamenti vietati durante la malattia sono, ad esempio, quelli che possono ritardare la guarigione e che compromettono il rapido rientro in servizio. Ed è anche passibile di sanzione disciplinare il dipendente che, nonostante l’intervenuta guarigione, riesce ad ottenere una proroga del certificato medico.

Risultato: i controlli eseguiti dalle agenzie investigative sui lavoratori sono ritenuti leciti dalla giurisprudenza anche se occulti o se posti fuori dall’azienda, con il solo limite di non poter invadere la privata dimora dell’interessato. In quella, a tutto voler concedere, può entrare solo il medico fiscale nel corso della visita di controllo.

È, tuttavia, interessante una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo secondo cui sono illegittime le investigazioni che si protraggono per troppo tempo, dando luogo a una vera e propria indagine con intercettazioni che solo la polizia giudiziaria potrebbe fare. In materia, infatti, sostiene la Cedu, non esistendo norme certe, non c’è neanche la sicurezza che il comportamento possa riversarsi in una lesione della privacy.

I controlli del dipendente in missione

Se il dipendente è in missione, la sua attività – nonostante avvenga fuori dai locali aziendali – non può essere oggetto di controllo da parte di investigatori privati. Egli infatti sta svolgendo la propria attività lavorativa, per cui vale il divieto posto dallo Statuto dei lavoratori. Leggi Controlli sui dipendenti: quando le investigazioni sono vietate. Anche a seguito dell’introduzione del Job Act, l’eventuale controllo a distanza dell’auto aziendale fatto con un gps deve essere soggetto ad autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro [3]. Difatti i sistemi di geolocalizzazione rappresentano un elemento “aggiunto” agli strumenti di lavoro: essi sono utilizzati non già per l’esecuzione dell’attività lavorativa, quanto piuttosto per rispondere a ulteriori esigenze di carattere assicurativo, organizzativo, produttivo o per garantire la sicurezza del lavoro.

Si tratta, dunque, di strumenti che permettono il controllo a distanza del lavoratore e “in via generale” possono essere installati solo previa autorizzazione sindacale o amministrativa.

Le foto dell’investigatore sono una prova?

Secondo la Cassazione [4], le foto dell’investigatore privato assoldato dal datore di lavoro possono costituire una valida prova contro il dipendente infedele (ad esempio beccato a fare un secondo lavoro durante la malattia), se non prontamente contestate in giudizio dal dipendente. La contestazione non può essere generica ma deve indicare le concrete ragioni che possono portare a ritenere lo scatto non attendibile. In assenza di motivazioni convincenti, il giudice è tenuto a dar valore probatorio alla documentazione fotografica di un’agenzia investigativa.

Quand’anche le foto non dovessero essere sufficienti, il detective privato potrebbe sempre testimoniare i fatti che ha visto con i propri occhi, integrando così la prova contro il dipendente infedele.


note

[1] Art. 2 Statuto dei lavoratori.

[2] Cass. sent. n. 7776/1996; Cass. sent. n. 9749/16 del 12.05.2016.

[3] Ispettorato nazionale del lavoro, circ. 2/2016.

[4] Cass. sent. n. 17514/18.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube