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Comportamenti vietati durante la malattia

7 Agosto 2019
Comportamenti vietati durante la malattia

Contratto di lavoro: licenziamento per giusta causa per l’infedeltà commessa dal rilascio del certificato medico al rientro in azienda.

Il dovere di diligenza e fedeltà che lega il dipendente al proprio datore si protrae anche oltre il turno di lavoro ed implica, durante la residua parte della giornata, l’obbligo di comportarsi correttamente in modo da non danneggiare l’azienda. Non sono, infatti, rare le ipotesi di licenziamento disciplinare per post offensivi sui social nei confronti dei superiori gerarchici o per condanne penali riportate a seguito di condotte non attinenti all’espletamento delle mansioni lavorative (ad esempio per spaccio di droga o per usura). Un altro esempio di ipotesi sanzionabili dall’azienda sono quelle commesse durante l’assenza per malattia. Il dipendente deve rendersi reperibile alle visite di controllo, deve evitare di svolgere ulteriori attività concorrenti con l’azienda e non può ritardare il decorso della convalescenza.

Qui di seguito indicheremo quali sono i comportamenti vietati durante la malattia: ecco tutto ciò che c’è da sapere.

Certificato medico

Il lavoratore ammalato deve sottoporsi, preferibilmente sin dal primo giorno di malattia, ad un accertamento sanitario da parte del medico curante, che produce un’apposita certificazione.

Il lavoratore deve rivolgersi ai seguenti soggetti, a seconda della durata e/o del numero delle assenze per malattia:

  • assenze di durata pari o inferiore a 10 giorni e per le assenze fino al secondo evento nel corso dell’anno solare: al medico curante, anche non appartenente al Ssn (o con esso convenzionato);
  • assenze di durata superiore a 10 giorni e per eventi di malattia successivi al secondo nel corso dell’anno solare: al medico curante del Ssn (o con esso convenzionato).

Il lavoratore può recarsi direttamente presso l’ambulatorio del medico nell’orario di apertura (visita ambulatoriale); se però le condizioni di salute non consentono uno spostamento, l’attività medica viene prestata a domicilio. La visita domiciliare deve essere eseguita:

  • nel corso della stessa giornata, quando la richiesta perviene entro le ore 10.00;
  • entro le ore 12.00 del giorno successivo, in caso di richiesta venga recepita dopo le ore 10.00.

Obbligo di comunicazione dell’assenza

Il dipendente che deve assentarsi per malattia è tenuto a comunicarlo immediatamente all’ufficio personale secondo le modalità e termini indicati nel contratto di lavoro o, in mancanza, nel Ccnl. Sono spesso previste comunicazioni per sms, telefonata o email. Tale dovere non può essere rimpiazzato dalla comunicazione del certificato medico fatta al sistema telematico dell’Inps.

In particolare, il lavoratore dipendente che si ammala durante un giorno lavorativo è tenuto a comunicare tempestivamente l’evento al proprio datore di lavoro, nonché l’indirizzo di reperibilità (se diverso dalla residenza o domicilio abituale) ai fini dei successivi controlli medici.

Il predetto obbligo di comunicazione deve essere eseguito prima dell’invio telematico della certificazione medica. Infatti, la comunicazione serve a giustificare l’assenza dal lavoro, mentre la certificazione è finalizzata a dimostrare l’esistenza della causa giustificativa. Il tal contesto, il dipendente deve accertarsi che il proprio medico di base adempia il proprio dovere.

La violazione di tali regole comporta una sanzione disciplinare che viene determinata in base alla gravità dell’inadempimento.

Reperibilità e visita ambulatoriale

Il dipendente in malattia deve rendersi reperibile al medico fiscale dell’Inps. La visita di controllo può avvenire anche più di una volta al giorno, nonché nei festivi e nei giorni “rossi” del calendario.

Il dipendente che non viene trovato alla visita ha l’obbligo di recarsi, il giorno dopo, presso l’ambulatorio dell’Asl per sottoporsi alla visita di controllo. La violazione di questo dovere comporta, di per sé, la perdita del trattamento economico durante la malattia. Nei casi più gravi e di reiterazione, può scattare il licenziamento.

Ricordiamo che le fasce orarie della reperibilità sono le seguenti:

  • lavoratori del settore privato: dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle 19.00 e quindi 7 giorni su 7, inclusi sabati, domeniche e festività (ad esempio Natale e Pasqua);
  • dipendenti pubblici: dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, tutti i giorni, 7 su 7, compresi Pasqua, Santi, Natale, Capodanno ecc., presso l’indirizzo comunicato all’inizio del periodo di malattia.

Leggi Visita fiscale: si può uscire?

Chi, durante gli orari di reperibilità, è costretto ad assentarsi da casa per una grave ragione deve darne previa comunicazione all’azienda e all’Inps. Se non ha neanche il tempo di inviare tale comunicazione (si pensi a un convivente in fin di vita che deve essere trasportato subito in ospedale), bisogna essere in grado di dimostrare tale urgenza. Per una rassegna delle ipotesi in cui è consentito assentarsi dal domicilio leggi Reperibilità, se il medico fiscale non ti trova a casa.

Secondo lavoro durante la malattia

Il dipendente può svolgere un secondo lavoro durante la malattia, in modo da mettere a frutto il periodo di riposo. Tuttavia tale attività non può essere in concorrenza con quella svolta dal proprio datore e non deve aggravare la sua malattia o rallentare la convalescenza.

Guarigione immediata

Il dipendente ha l’obbligo di non prolungare la malattia oltre il naturale decorso. Deve, quindi, astenersi dai comportamenti che possono comportare ricadute o una guarigione più lenta. Anche in questo caso, la violazione di tale dovere può portare al licenziamento.

Rientro immediato

Se il dipendente dovesse guarire prima del termine indicato nel certificato medico ha l’obbligo di farsi rilasciare un secondo certificato dal medico di famiglia con cui questi conferma l’avvenuta guarigione. Non può quindi approfittarsi di ulteriori giorni di permesso se si è già ripreso ed è in grado di tornare a lavorare. Diversamente, può essere licenziato.

Non superare il periodo di comporto

Durante la malattia, il dipendente non può essere licenziato a causa delle sue assenze dal lavoro a meno che tale assenza superi il termine massimo fissato dal contratto collettivo. Questo termine è il cosiddetto comporto. Superato il comporto, il dipendente può essere licenziato. Il datore può attendere il suo rientro per verificarne l’ulteriore utilità oppure può licenziarlo il giorno successivo al superamento di tale tetto. Di certo, non può licenziarlo prima (pena l’inefficacia del licenziamento).

Vietati gli abusi della malattia

Abusare della malattia può costare il licenziamento. Infatti, assentarsi dal posto di lavoro, a causa di un breve periodo di malattia, ma in maniera continuativa e con comunicazioni rese al datore di lavoro all’ultimo minuto, integra lecitamente il provvedimento espulsivo del dipendente. Inoltre, un simile comportamento danneggia gravemente l’organizzazione aziendale, poiché il datore di lavoro vede privarsi di una risorsa lavorativa in extremis, impattando in maniera negativa sull’attività produttiva.

In un recente caso deciso dalla Cassazione [1], la malattia veniva comunicata sistematicamente in ritardo; in più risultava manifestarsi il giovedì e durare anche per il venerdì, salvo riprendere il lunedì e durare uno o due giorni ancora. E ancora il certificato medico, se trasmesso, veniva comunicato sempre in ritardo e senza neppure coprire tutti i giorni fruiti. È accaduto anche che alcuni giorni di assenza non fossero affatto giustificati.

In definitiva, hanno concluso i giudici di legittimità, la condotta del lavoratore è ritenuta di gravità tale da ledere il rapporto di fiducia tra il datore di lavoro e il dipendente.


note

[1] Cass. sent. n. 18283 dell’8 luglio 2019.


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