Diritto e Fisco | Articoli

Un professionista può avere due pec?

7 Agosto 2019 | Autore:
Un professionista può avere due pec?

Cos’è la posta elettronica certificata? Quali professionisti sono obbligati ad avere la pec? Quante pec può avere un professionista? Pubblici registri: cosa sono?

La tecnologia fa passi da gigante: basti pensare alle capacità di un comune smartphone, un aggeggio che sta in una tasca, di connetterci con il mondo. I progressi della tecnologia, però, non si mostrano solamente nel campo dell’arte o dello svago, essendo divenuti fondamentali anche nei settori professionali. Emblematico è, in questo senso, l’introduzione della posta elettronica certificata: da qualche anno, gli avvocati e gli altri professionisti sono obbligati ad avere un indirizzo pec. In pratica, è la legge che impone a questi soggetti di munirsi di posta elettronica certificata. Ti sei mai chiesto se un professionista può avere due pec?

Mettiamo il caso che ci sia un avvocato oberato di incarichi, il quale non riesce a far fronte a tutti gli invii che deve fare con una sola casella pec; oppure, pensa alla persona che, oltre alla sua professione, svolge anche un’altra attività, tipo amministratore di una società oppure giornalista. Come fare in questi casi? Per organizzare meglio il lavoro, un professionista può avere due pec? È ciò di cui vorrei parlare con il presente articolo.

Posta elettronica certificata: cos’è?

Per rispondere alla domanda di fondo dell’articolo («Un professionista può avere due pec?») è necessario che ti spieghi per prima cosa cos’è la posta elettronica certificata, per brevità denominata pec.

La posta elettronica certificata è il sistema che consente di inviare email con valore legale equiparato ad una raccomandata con avviso di ricevimento [1]. Rispetto all’email ordinaria, la pec garantisce al suo titolare la certezza dell’invio e della consegna (o mancata consegna) delle email al destinatario. Vediamo più nel dettaglio quali sono le caratteristiche della pec.

Quali sono le caratteristiche della pec?

Abbiamo già detto che la posta elettronica certificata è per legge equiparata a tutti gli effetti ad una raccomandata con avviso di ricevimento (o ricevuta di ritorno). Ciò significa che, nel caso di contenzioso, chi ha inviato una pec potrà sempre dimostrare la correttezza dell’invio: il sistema, infatti, rilascia un’attestazione qualificata di invio e di ricezione della pec.

Per tale ragione questo tipo di posta elettronica si chiama certificata: il termine si riferisce al fatto che il gestore del servizio rilascia al mittente una ricevuta che costituisce prova legale dell’avvenuta spedizione del messaggio ed eventuali allegati.

Rispetto alla comune raccomandata, dunque, la posta elettronica certificata presenta notevoli vantaggi, in quanto:

  • rilascia l’attestazione non solo dell’invio e della ricezione, ma perfino dell’orario esatto di spedizione;
  • è economica. Mediamente, una casella pec costa circa sette euro all’anno, mentre una singola raccomandata a/r inviata con le Poste Italiane costa almeno 6,50 euro;
  • garantisce la certezza del contenuto, cioè di ciò che è stato scritto all’interno del messaggio, non essendo possibile nessun tipo di modifica né al messaggio né agli eventuali allegati;
  • si ha la certezza immediata del corretto invio e della ricezione del messaggio. I gestori inviano avvisi anche in caso di errore in una qualsiasi delle fasi del processo (accettazione, invio, consegna) in modo che non possano esserci dubbi sullo stato della spedizione di un messaggio. Nel caso in cui il mittente dovesse smarrire le ricevute, la traccia informatica delle operazioni svolte, conservata dal gestore per trenta mesi, consentirà la riproduzione delle ricevute stesse con lo stesso valore giuridico.

Professionisti: sono obbligati ad avere la pec?

Da qualche anno, la legge ha imposto praticamente a tutti coloro che esercitano una libera professione e che sono iscritti ad un ordine professionale di dotarsi di posta elettronica certificata. Più nel dettaglio, la legge [2] dice che i professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato devono comunicare ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge stessa (che risale agli inizi del 2009).

Quali sono i professionisti che devono avere una pec?

Alla luce di quanto appena spiegato nel paragrafo precedente, possiamo dire che tutti i professionisti, se iscritti ad un albo, sono obbligati per legge a munirsi di pec. Solo a titolo esemplificativo, devono dunque avere la posta elettronica certificata: gli avvocati; gli ingegneri; gli architetti; i geometri; i notai; i commercialisti; gli infermieri (in quanto professionisti autonomi esercenti le professioni sanitarie).

Dove controllare le pec dei professionisti?

Abbiamo detto che i professionisti devono essere titolari di una propria pec, la quale rende più facile lo svolgimento dei propri adempimenti e, allo stesso tempo, molto più semplice per i privati cittadini mettersi in contatto con loro: ed infatti, la legge ha istituito nel 2013 un apposito registro liberamente accessibile e contenente tutte le pec regolarmente comunicate.

Si tratta dell’Ini-Pec (Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata), istituito presso il ministero dello Sviluppo Economico con lo scopo di offrire un punto unico di accesso istituzionale in cui effettuare le ricerca degli indirizzi di posta elettronica certificata di tutti i professionisti e le imprese.

L’Ini-pec è liberamente accessibile sul sito istituzionale (clicca qui se vuoi visitarlo): pertanto, se intendi conoscere l’indirizzo pec di un professionista, potrai avvalerti del motore di ricerca che troverai in internet, inserendo il codice fiscale della persona.

Quante pec può avere un professionista?

Posto che per determinati professionisti la pec costituisce un obbligo, veniamo al punto cruciale: un professionista può avere due pec? Ovvero: un professionista quante pec può avere? Ebbene, non esiste alcuna norma di legge che vieta ad un professionista di avere due pec; con le precisazioni che seguono.

Sebbene non ci sia un esplicito divieto di possedere più di una pec, va ricordato che solo l’indirizzo comunicato al proprio ordine di appartenenza è quello validamente utilizzato per le comunicazioni istituzionali.

Prendiamo ad esempio l’avvocato: in quanto libero professionista, deve comunicare al consiglio dell’ordine del foro di appartenenza l’indirizzo di posta elettronica certificata (oltre al fax) utile per ricevere ed inviare comunicazioni, nonché per effettuare i depositi telematici. Ciò significa che, se lo stesso avvocato ha due pec, ai fini della propria professione potrà avvalersi solamente di quella comunicata all’ordine forense.

Tizio, avvocato del foro di Roma, ha comunicato all’ordine degli avvocati di Roma la propria pec: avvtizio@postaelettronicacertificata.it. Allo stesso tempo, però, decide di attivarne un’altra destinata a ricevere prevalentemente le comunicazioni inerenti alla propria attività di mediatore civile. Ai fini della propria professione di avvocato, sarà valida solamente la pec comunicata ufficialmente al consiglio dell’ordine: ciò significa che, se volesse effettuare un deposito telematico con la pec che utilizza come mediatore, il sistema gli rifiuterebbe l’invio.

Pertanto, il professionista che dovesse essere titolare di più caselle di posta elettronica certificata deve prestare attenzione ad utilizzare per la propria attività solo quella comunicata al proprio consiglio dell’ordine ed inserita nel RegInde, cioè nel Registro generale degli indirizzi elettronici [3] gestito direttamente dal ministero della Giustizia.

Professionista con più pec: è possibile?

È, dunque, certamente possibile che un professionista possa avere più pec; il punto, però, è che di esse solamente quella ufficialmente comunicata al proprio ordine di appartenenza potrà essere validamente utilizzata ai fini lavorativi, perché solamente quest’ultima sarà riconosciuta dai sistemi informatici.

Come anticipato, infatti, il proprio consiglio dell’ordine provvede a trasmettere la pec comunicata dal professionista al registro generale degli indirizzi elettronici, presso cui l’indirizzo pec verrà attribuito, in maniera univoca, al professionista stesso.

Insomma, formalmente si avrà una pec per un professionista; di fatto, però, nulla toglie che lo stesso professionista sia titolare di altri indirizzi di posta elettronica certificata, un po’ come avviene con le comuni email: il punto, però, è che per l’esercizio della professione varrà solamente la pec comunicata all’ordine.

La pec iscritta nei pubblici registri

Soltanto la pec regolarmente iscritta nei pubblici registri può essere validamente utilizzata ai fini legali, ad esempio per una notifica telematica o per una comunicazione ufficiale. Una notifica ad un indirizzo pec non presente nei registri (Ini-Pec o Reginde) non potrebbe essere validamente provata in tribunale: il giudice, infatti, chiede che l’indirizzo a cui è stato effettuato l’invio trovi riscontro nei registi suddetti.

Caio è un ingegnere, titolare di indirizzo di posta elettronica certificata regolarmente comunicata all’ordine ed iscritta nei pubblici registri. Caio, però, ha anche un’altra pec, che utilizza per comodità per questioni non inerenti al proprio lavoro. Un cliente di Caio, ritenendo di aver subito un danno, decide di mettere in mora Caio inviandogli una comunicazione sull’indirizzo pec non comunicato all’ordine. Poiché Caio non risponde, gli invia, sempre sulla stessa pec, l’atto di citazione. Caio si costituisce in giudizio eccependo la nullità della notifica, la quale è stata fatta ad un indirizzo sbagliato. Il giudice gli dà ragione.

Nel caso appena esemplificato, ci si rende facilmente conto dell’importanza della pec ufficialmente comunicata al proprio ordine ed iscritta nei registri: solamente presso quest’ultima è possibile eseguire le notificazioni a norma di legge, visto che è unicamente questa ad identificare il professionista quando esercita il proprio mestiere.

Ciò non vuol dire che il secondo indirizzo pec non serva a nulla oppure sia declassato a semplice email: anche la pec non comunicata all’ordine dei professionisti farà piena prova degli invii e delle ricezioni, proprio come una raccomandata con avviso di ricevimento.


note

[1] D.P.R. n. 68 dell’11 Febbraio 2005.

[2] Art. 16 del d.l. n. 185/2008 convertito in legge n. 2/2009.

[3] D.M. n. 44/2011.

Autore immagine: Pixabay.com


2 Commenti

  1. Si può utilizzare la mail di un libero professionista per motivi diversi dalla sua professione?
    Per esempio per notificargli una diffida per una lite tra confinanti?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube