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Cosa succede se salto una rata finanziamento?

7 Agosto 2019
Cosa succede se salto una rata finanziamento?

Mancato pagamento o pagamento in ritardo di una rata del prestito alla finanziaria: ecco quando scatta la revoca del mutuo e il pignoramento.

Potrebbe capitare di non pagare una rata del finanziamento, magari per colpa di un periodo di difficoltà economica, per una dimenticanza o per un addebito su conto corrente non andato a buon fine. In queste ipotesi, il debitore che si ravvede in tempi brevi può evitare le penalità come l’applicazione degli interessi moratori o, nei casi più gravi, la revoca dell’intero finanziamento con obbligo di restituzione immediata di tutto il capitale. In verità, la finanziaria è libera di regolare come meglio crede i rapporti con i propri clienti, disciplinando in contratto le conseguenze del ritardo nel pagamento di una rata. La legge tuttavia fissa una disciplina minima a garanzia dei consumatori onde consentire a questi di non essere sottoposti al giogo di un prestito capestro.

Se anche tu ti sei chiesto, almeno una volta nella tua vita, «cosa succede se salto una rata del finanziamento?», sarà bene che leggi questa guida. Ti spiegheremo infatti, in modo molto semplice e schematico, cosa puoi fare per rimetterti in carreggiata, evitare lettere di diffide o, peggio, ipoteche sulla casa o pignoramenti.

I poteri della finanziaria in caso di mancato o ritardato pagamento delle rate

Come avrai modo di scoprire leggendo questa guida, la finanziaria può esigere da te il puntuale rispetto delle scadenze delle rate fissate nel piano di ammortamento.

Il semplice ritardo implica l’applicazione degli interessi moratori la cui percentuale deve essere necessariamente indicata nel contratto e che, di norma, sono superiori di 2/4 punti percentuali rispetto agli interessi convenzionali applicati sulle singole rate pagate con puntualità.

Gli interessi moratori scattano dal giorno successivo alla scadenza della rata, quindi già con un solo giorno di ritardo.

Quando i ritardi sono frequenti o le rate non pagate si accumulano, la finanziaria può ricorrere a un mezzo di tutela estremo: la revoca del prestito (la cosiddetta risoluzione unilaterale del contratto). Con l’esercizio di tale diritto concessole dalla legge, la finanziaria può chiedere la restituzione di tutte le residue rate in un’unica soluzione, maggiorate degli interessi. Il cliente quindi dovrà trovare la disponibilità dell’importo necessario a chiudere il debito nel più breve tempo possibile. Se ciò non dovesse avvenire la finanziaria potrà presentare il contratto in tribunale e chiedere al giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo (viene rilasciato di norma entro 2 o 3 mesi). Il decreto viene poi notificato al debitore tramite l’ufficiale giudiziario; il debitore ha 40 giorni per pagare o per presentare opposizione. Qualora non dovesse svolgere alcuna di queste attività, egli subirebbe il pignoramento dei beni (quali, ad esempio, la casa, il conto corrente, lo stipendio o la pensione).

Ma quando il ritardo nel pagamento di una rata può comportare la revoca del finanziamento? Lo vedremo qui di seguito.

Ma prima un ultimo avvertimento. In caso di revoca del finanziamento o di morosità superiore a 30 giorni, il cliente potrà subire una segnalazione alla Centrale Rischi Interbancaria gestita dalla Banca d’Italia. Da lì la segnalazione come cattivo pagatore passerà anche a tutte le Sic (sistemi di informazioni creditizie) come la Crif. Con la conseguenza che il soggetto finanziato non potrà più accedere a prestiti, all’utilizzo di carte di credito, bancomat ed assegni.

Cosa dice la legge sul ritardato pagamento di una rata di finanziamento

Secondo la legge che regola i mutui bancari, applicabile anche alle società finanziarie, il pagamento si può dire avvenuto “in ritardo” solo se viene effettuato dopo 30 giorni dalla scadenza. Questo significa che chi ritarda di solo 29 giorni e lo fa sistematicamente, ossia per ogni singola rata del finanziamento, non può subire alcuna conseguenza.

Marco ha firmato un finanziamento. Ogni rata scade il giorno 15 di ciascun mese. Marco però paga puntualmente l’ultimo giorno del mese, in concomitanza con l’arrivo dello stipendio sul conto. Marco non subirà alcuna conseguenza perché il suo ritardo è inferiore a 30 giorni.

Invece, quando il ritardo è superiore 30 giorni e inferiore a 180 giorni il cliente non subisce alcuna conseguenza se ciò si verifica non più di sei volte nell’arco di tutto il piano di ammortamento. Dalla settima volta in poi, la finanziaria può avvalersi della risoluzione anticipata del contratto e quindi revocare il prestito.

In verità, questo rimedio – che implicherebbe per la società l’avvio di una procedura costosa, lunga e peraltro anche rischiosa – non viene adottato con automatismo perfetto. Di solito si preferisce perdonare anche i ritardi ripetuti quando vi è la certezza che il cliente comunque pagherà. Al massimo, il debitore verrà sollecitato dalle telefonate dei call center di recupero crediti che tenteranno il tutto e per tutto pur di convincerlo “con le buone”.

Marco ha pagato sei rate del finanziamento con un ritardo di 45 giorni. Alla settima rata il ritardo è stato solo di 10 giorni. Marco non subirà la revoca del finanziamento atteso che, per far scattare tale conseguenza, è necessario che ci siano stati almeno 7 ritardi superiori a 30 giorni.

Quando invece il ritardo è superiore a 180 giorni si parla di «inadempimento». L’inadempimento consente alla finanziaria di revocare immediatamente il prestito, senza dover attendere ulteriore tempo, ricorrendo al giudice e facendosi rilasciare il decreto ingiuntivo.

Finanziamento: come è regolato

La disciplina che abbiamo appena illustrato è fissata dalla legge come garanzia minima per il cliente della finanziaria. Quest’ultima però è libera, nel contratto, di prevedere una regolamentazione differente, purché non più restrittiva e svantaggiosa per il consumatore rispetto a quella legale.

Dunque la prima cosa che ti consiglio di fare per capire cosa succede se si salta una rata del finanziamento è di prendere in mano il contratto che ti è stato fatto firmare. Se lo hai smarrito ne puoi sempre chiedere una copia alla finanziaria; quest’ultima, secondo un dovere di correttezza e buona fede (che deve regolare i rapporti tra le parti anche dopo la stipula del contratto), è obbligata a fornirti il documento: non può cioè trincerarsi dietro alla tua incuria nell’onere di custodire il duplicato. A tal fine potrai presentare un’istanza in carta libera presentandoti agli uffici, con pec o con raccomandata a.r.

Le finanziarie regolano in modo differente il pagamento in ritardo delle rate del prestito. Ad esempio, la Findomestic prevede la possibilità di rimediare al ritardo utilizzando il servizio di Pagamento Rata Findomestic, che ti permette di pagare una rata del prestito direttamente on line, oppure puoi chiamare o andare al Centro Clienti più vicino.

Ora ti spiego invece come leggere il contratto e individuare ciò che ti interessa. Di solito, le conseguenze per il mancato o ritardato pagamento di una o più rate di mutuo vengono regolate in una apposita clausola dal titolo clausola risolutiva espressa. Lì si stabilisce dopo quante rate non versate, la finanziaria può revocarti il credito ed esigerne la restituzione in un’unica soluzione, maggiorato dagli interessi.

Il nome della clausola però non è categorico e potrebbe essere differente. Quindi sarà bene che tu legga attentamente tutto il contenuto del contratto affinché non ti sfugga questo importante dettaglio.

Se tale previsione non c’è, si applica la disciplina legale che abbiamo appena illustrato.



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