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Mancanza insegne: responsabilità del franchisor

14 Agosto 2019
Mancanza insegne: responsabilità del franchisor

Ho aperto una beauty clinic in franchising. Ovviamente la soluzione chiavi in mano comprendeva tutti i lavori iniziali e tutte le pratiche presso il comune, tra le quali la domanda per affissione delle insegne e delle vetrofanie del negozio che sono state regolarmente posizionate ed esposte dopo la regolare presentazione della domanda in comune. Il comune ha mandato una pec alla casa madre con richieste di modifica di colori e  dimensioni dell’insegna. Tale pec non è stata gestita e così la polizia locale mi ha intimato la rimozione dell’insegne che ho effettuato. Ovviamente, una clinica è difficilmente individuabile se non ha una scritta ben chiara all’esterno e questo sta causando dei cali di fatturato e disagi nella gestione. Esiste in questo caso la possibilità di chiedere un risarcimento danni per quanto accaduto? E come potrebbe essere quantificato? 

Da quanto esposto, la responsabilità della casa madre è evidente. Infatti, non aver “gestito adeguatamente” la pec non sembra essere una giustificazione sostenibile, posto che – al pari della raccomandata – una volta ricevuta, la posta elettronica certificata si ha per conosciuta e, così, anche il suo contenuto. Qualsiasi tipo di problematica attinente una non corretta organizzazione burocratica della casa madre non è, quindi, sufficiente a giustificare il danno a Lei arrecato dalla mancanza di insegne al riguardo.

Né la Sua società poteva surrogarsi agli obblighi della casa madre, posto che, a differenza dei contratti di somministrazione, nel franchising la trasmissione dell’insegna e del know-how è obbligo espresso del franchisor, mentre sul franchisee ricade solo l’obbligo di immedesimazione con l’impresa dell’affiliante.

Esistendo una chiara inadempienza contrattuale, dovrà applicarsi al caso di specie l’art.1453 del codice civile che, al primo comma, stabilisce che nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può, a scelta, chiedere l’adempimento, o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno.

Pertanto, se Lei è ancora interessato al contratto, potrà intimare, tramite legale, l’esatto adempimento dell’insegna; se, invece, non è più interessato, potrà chiedere la risoluzione. In ogni caso, avrà la possibilità di chiedere il risarcimento del danno.

Con riguardo alla quantificazione del danno, occorrerà guardare al lucro cessante e, cioè, al mancato guadagno derivato dall’inadempienza commessa dalla casa madre. Il criterio principalmente utilizzato, quando possibile, è quello della quantificazione della perdita subita: si prende come riferimento il periodo trascorso (solitamente il mese dell’ano precedente) per dimostrare la perdita di fatturato. Nel Suo caso, tale perdita si potrebbe dimostrare con i mesi precedenti, quando l’insegna era affissa, anche se in modo illegale.

Se, invece, questo metodo appare di difficile applicazione, perché il danno non è facilmente provabile, potrà applicarsi il criterio della valutazione equitativa: questo criterio prende spunto dalle situazioni di mercato di altri franchising per ricavare i numeri delle possibili perdite derivate dalla mancata affissione dell’insegna della beauty clinic.

In un eventuale giudizio, si potrà avanzare la domanda di risarcimento con l’utilizzo di entrambi i criteri, uno subordinato all’altro, al fine di ottenere una copertura amplia sull’ammissibilità della domanda.

Quello che Le consiglio, dapprima, è di inviare – tramite un legale – una lettera di diffida con la quale intimare l’immediata risoluzione dei problemi relativi all’insegna (o chiedere la risoluzione del contratto), quantificando un risarcimento danni presuntivo, sulla base dei criteri sopra esposti.

Nel caso in cui la diffida dovesse risultare infruttuosa, non Le resterebbe che agire in giudizio per ottenere una sentenza da parte del giudice che attesti le Sue ragioni.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla



2 Commenti

  1. Prima di tutto bisogna capire cosa c’è scritto nel contratto, quindi a chi sono in capo quegli obblighi. Poi, non si recede da un contratto per un problema di questo impatto, questa è la soluzione prospettata dagli avvocati che bramano di fatturare. Il suggerimento è quello di trovare un accordo con la casa madre x gestire il problema.

  2. Scandaloso!! attaccare un azienda di franchising per un motivo del genere è a dir poco scandaloso. Se l’attività non funziona è evidente che limprenditore in questione non ha la capacità di svolgere quell’attività ,non è certamente la grandezza di un insegna che determina la riuscita di un impresa, trovare avvocati che invece di consigliare la cosa giusta, ossia impegnarsi con iniziative di marketing , esempio social, per portare un maggior afflusso di utenza , consiglia di risolvere il contratto e chiedere risarcimento danni, rende questa faccenda ancora più scandalosa. Spero che semmai questo “imprenditore” decida di citare il franchisor in questione, possa trovarsi a pagare i danni al franchisor che a ragione, lo farà fallire

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